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giovedì, aprile 24, 2008

EuroMayDay 2008: il primo maggio dei precari


Ci rivolgiamo a tutti e a tutte; uomini e donne, precari e precarie, native e migranti, lavoratrici e lavoratori dei call center, degli aeroporti, dello spettacolo e della moda, dell’informazione e della formazione, delle ricerca, delle cooperative sociali, della distribuzione. Ci rivolgiamo agli operai e alle operaie, delle fabbriche e dei servizi, agli studenti, alle associazioni, ai centri sociali, alle mille forme di resistenza e di autorganizzazione che ri-generano i territori e le metropoli martoriati dal vampirismo neoliberista.La precarietà picchia duro, nel lavoro e nella vita. Non è “sfiga”. Non è cosa passeggera. Non è un problema sociale tra gli altri ne’ un titolo di un giornale. Non è semplicemente la perversa proliferazione di contratti atipici ne’ un dazio che le giovani generazioni sono costrette a pagare per entrare nel mercato del lavoro.
È il modo contemporaneo di produrre la ricchezza, di sfruttare il lavoro, di asservire ogni stilla della nostra vita al profitto delle imprese. La precarizzazione è la crisi della rappresentanza politica e sindacale del lavoro e nel sociale, e segna un punto sulla linea del tempo rispetto al quale non si può tornare indietro. È il punto da cui è necessario ripensare e sperimentare nuove forme e strategie di lotta; contro lo sfruttamento, le gerarchie e le povertà.
Una lotta che parli chiaro e a voce alta, perché ricca di tutto ciò che la precarizzazione nega e riduce al silenzio. Negli ultimi anni, l’EuroMayDay ha costruito, in Italia e in Europa, uno spazio politico e sociale, condiviso, in cui la presa di parola e il protagonismo dei precari e delle precarie, senza mediazioni e mediatori, ha sperimentato forme inedite di visibilità, comunicazione e conflitto.
Ma la Mayday è un processo sociale che si evolve di anno in anno, per tutto l’anno, e questa edizione, a Milano, rilancia a partire dal protagonismo dei migranti. Il lavoro migrante rivela i segreti della precarizzazione. Il controllo dei confini produce gerarchie spesso razziste tra regolari e irregolari, tra buoni e cattivi, criminalizzati dalle retoriche della guerra e della sicurezza che servono solo a non parlare di coloro che di lavoro muoiono, senza nessuna sicurezza.
La specificità dei migranti è vivere una doppia precarietà. Dentro e fuori i luoghi di lavoro il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro li ricatta, i Cpt e le espulsioni li minacciano costantemente. La loro condizione riguarda però tutto il lavoro, è una leva fondamentale della precarizzazione perché alimenta la frammentazione, perché riduce gli spazi di libertà e le possibilità di lotta. Ma in questi anni il protagonismo dei migranti ha prodotto esperienze significative di lotta autonoma in nome della libertà di movimento.
Il primo maggio, a Milano, vogliamo condividere questa forza, amplificarla, congiungerla con quella degli altri precari. Condividere esperienze che sono transnazionali, e che danno il segno di una May Day che attraversa l’Europa da Aachen/Aquisgrana a Berlino, Copenhagen, Hanau, Amburgo, Helsinki, Lisbona, Madrid, Malaga, Maribor, Napoli, Palermo, Terrassa, Vienna… e va oltre, perché passa per la Tokyo MayDay in Giappone, e si collega alla manifestazione dei migranti negli Stati Uniti del prossimo primo maggio.
Vogliamo costruire una long/larga/lunga MayDay che sappia porre un confronto serrato e continuativo, fra tutte le realtà lavorative, sociali, sindacali che lottano, ogni giorno, in ogni dove, contro la precarizzazione, sulle tematiche che da sempre hanno caratterizzato l’idea del primo maggio precario: la continuità di reddito intesa come un nuovo orizzonte delle politiche rivendicative, del welfare e la trasformazione del protagonismo precario e migrante in un conflitto nuovamente diffuso ed incisivo.
La precarizzazione, lo ripetiamo, picchia duro e segna una discontinuità profonda con il passato. E’ un equilibrio sapiente fra ricatto e consenso e agisce sul sociale in modo diverso, dividendoci e confondendoci. Atomizza le nostre vite e saccheggia i territori e le metropoli in cui viviamo. Milano è fresca di nomina per l’Expo 2015. Tremiamo pensando alle conseguenze di ciò: l’orgia bipartisan dell’orgoglio nazionale di speculazioni ed appalti allestirà il palcoscenico nascosto per lo sfruttamento intensivo di lavoro precario e migrante in un’oscena colata di cemento.
Non ci sono dubbi, siamo incompatibili con tutto ciò: se questa è una vetrina che lo sia della nostra capacità di conflitto e di un’idea di valorizzazione delle nostre vite ben differente Di questo si discuterà nelle Fiere Precarie che precederanno, attraverseranno e seguiranno la parade mettendo a confronto esperienze di autoproduzione, di cooperazione e di condivisioni dei saperi.

Let’s MayDay,
Milano, primo maggio,
Porta ticinese, ore 15.00

venerdì, maggio 04, 2007

1 maggio 2007
Precari - Tubal
Morti bianche - Gianfalco
Morti bianche - Tubal

lunedì, aprile 30, 2007


Primo Maggio 2007. L’Italia riparte dal lavoro

Si rinnova anche quest’anno il tradizionale appuntamento con il “Concerto del Primo Maggio”, promosso da CGIL, CISL e UIL per celebrare la Festa del Lavoro. “L’Italia riparte dal lavoro” è lo slogan scelto da Cgil, Cisl e Uil per il Primo Maggio 2007. In mattinata, i sindacati svolgeranno una grande manifestazione a Torino, per la quale è prevista la diretta televisiva su Rai Tre dalle 10.45 alle 12.00.

La Festa del Lavoro affonda le sue radici nelle battaglie intraprese dal movimento operaio verso la fine del secolo scorso.
Il primo maggio del 1886, infatti, negli Stati Uniti, la "Federation Trade and Labor Unions" aveva proclamato i primi scioperi ad oltranza per chiedere di sancire contrattualmente l'orario lavorativo di otto ore. Le agitazioni riguardarono circa 400 mila lavoratori dei diversi stati dell'Unione e provocarono scontri con la polizia, come avvenne il 4 maggio a Chicago, dove al termine di una grande manifestazione con oltre 80 mila persone una vera e propria battaglia causò 11 morti ed un centinaio di feriti.
La decisione di organizzare una manifestazione a data fissa per ridurre legalmente la giornata di lavoro fu presa però solo tre anni più tardi, il 14 luglio 1889, approvando all'unanimità una mozione presentata dai delegati francese e statunitense al Congresso della Seconda Internazionale.
In Europa la prima celebrazione della Festa del Lavoro si ebbe quindi nel 1890, con esclusione dell'Italia dove l'allora presidente del Consiglio, Francesco Crispi, impartì ordini severi ai prefetti di reprimere sul nascere qualsiasi manifestazione di piazza.
Nel nostro paese la prima commemorazione della Festa del Lavoro si tenne l'anno successivo, il primo maggio del 1891, in un clima tutt'altro che tranquillo, tanto che a Roma, in scontri tra polizia e dimostranti, ci furono due morti e decine di feriti.
Dal 1891 fino all'avvento del fascismo il primo maggio coincise con le celebrazioni della Festa dei Lavoratori, ma dall'ambito sindacale dell'orario di lavoro le rivendicazioni si estesero al terreno dei diritti civili e a quello della politica internazionale del Paese.
Dopo l'ottobre del 1922 Mussolini decise di abolire le celebrazioni del primo maggio e stabilì la data del 21 aprile (Natale di Roma) per festeggiare "il lavoro italiano e non quello inteso in senso astratto e universale".
Durante il ventennio di regime fascista, tuttavia, in molte grandi città le commemorazioni proseguirono, sia pure in modo clandestino. Nel 1945, con la Liberazione, il primo maggio tornò a coincidere con la festa del lavoro.
Delle celebrazioni in epoca repubblicana resta memorabile per la sua tragicità quella del 1947 a Portella della Ginestra, nelle campagne del palermitano, dove durante una manifestazione di braccianti i banditi di Salvatore Giuliano spararono sulla folla uccidendo 11 persone.
Negli anni successivi le celebrazioni del primo maggio si intrecciano con le vicende interne alle confederazioni sindacali e agli svilupi della situazione politica, sociale ed economica dell'Italia.
Il primo maggio 1990, anno del centenario, CGIL, CISL e UIL organizzano una celebrazione a Milano, nell'area degli ex stabilimenti Ansaldo, alla quale partecipa, per la prima volta nella storia della Festa del Lavoro, il Presidente della Repubblica.

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Il 1° Maggio dei precari

Appello Mayday 007

Milano, Porta Ticinese - ore 15.00.

Ci rivolgiamo
Ai precari e alle precarie, ai lavoratori e alle lavoratrici. Ai nativi ed ai migranti, uomini e donne. Ai contorsionisti della flessibilità, alle equilibriste del quotidiano. Ai cocoprecarizzati, alle interinali, alle false partite IVA, ai precari a tempo indeterminato e ai garantiti chissà fino a quando. Agli studenti, ai ricercatori, alle ricercatrici ed alle precarie della formazione e dell'informazione. A tutti/e quelli/e che cercano reddito e salario, a tutti/e coloro che pretendono diritti.

Let's Mayday

Per la settima volta la Milano precaria grida Mayday !
L'urlo che sette anni fa ha squarciato il silenzio imbarazzato dei media, e di ogni istituzione, di destra come di sinistra, che avvolgeva la questione precaria, si è trasformato oggi in una potente evocazione, in un riferimento unico, in una tappa imprescindibile della politica nazionale.

Ogni Mayday costituisce storia a sé, lo si sa, ma nell'arco del tempo il protagonismo dei precari e delle precarie si è fatto sempre più evidente assumendo una centralità che si è emancipata dall'intermediazione di sindacati, partiti e centri sociali. Nell'anno che ha ribadito l'inaffidabilità dei partiti "radicali" e lo smarrimento del movimento, precari e precarie hanno trovato modi e tempi per auto-organizzarsi nella rappresentazione di piazza e nell'evoluzione del percorso che unisce una Mayday all'altra.

La Mayday 007 parla di conflitto

Da sempre siamo convinti che la precarietà costituisca un elemento di crisi non solo nella società, ma anche nei movimenti sociali, politici e sindacali che cercano di attraversarla e cambiarla. E la Mayday ha dimostrato proprio questo. Chi vuole agire contro la precarietà non può non fare i conti con i meccanismi che la generano. La precarizzazione è un fenomeno complesso, un mix micidiale di atomizzazione, ricatto e consenso.
Il crescente protagonismo dei precari è il frutto di un percorso che ha saputo, partendo dalla narrazione collettiva, generare un processo virtuoso che ha sostituito l'azione visibile, ma molte volte estemporanea, che ha preceduto molti primi maggio, in un'accumulazione continua di volontà, talenti e passioni che a loro volta hanno generato sempre maggiore partecipazione. La radicalità risiede nelle relazioni, si diceva due anni fa. La radicalità oggi, lo ribadiamo, sta nella capacità di tradurre le frustrazioni, l'isolamento e i ricatti che i precari vivono quotidianamente su un piano nuovo dove la delusione verso l'in/civiltà delle imprese si trasformi in complicità fra i precari e nel quale si sappia rinnovare il conflitto per fare fronte allo spiazzamento in cui la precarietà ci immerge.

La Mayday 007 parla di rivendicazioni

Pensiamo che la tutela del contratto a tempo indeterminato per chi vive una reale subordinazione siano ancora un riferimento importante per le rivendicazioni dei precari e delle precarie, ma siamo convinti che la struttura sociale, caratterizzata da questa forma di "stabilità", non possa più riprodursi oggi. La Mayday rivendica la generalizzazione dei diritti e invoca la continuità del reddito come elementi fondamentali per disarmare il ricatto permanente a cui precari e precarie sono sottoposti/e.
Ma è importante fare almeno una precisazione: il governo del centro-sinistra è debole e non vuole cogliere le implicazioni di una diffusione a macchia d'olio della condizione di precarietà. I tavoli sugli ammortizzatori, sulle pensioni e sui nuovi diritti propongono un'articolazione complessa di "soluzioni" che si dirigono verso orizzonti che ci spaventano. La scelta di ammortizzare la precarietà anziché pensare a un insieme di misure, diritti, e tutele tali da rafforzare la posizione dei precari mostra un intendimento preciso: si vogliono tutelare i processi di precarizzazione - e quindi di profitto - attraverso i quali le aziende si stanno arricchendo, ammorbidendone tuttalpiù gli effetti più nefasti. Si vuole curare il sintomo senza preoccuparsi del male, sperando che il malato se ne dimentichi. La continuità del reddito invocata dalle decine di migliaia di partecipanti alle Mayday Parade di questi anni, può tradursi in un'opportunità, anziché in una ennesima catena, se consente ai precari di scegliere, di rifiutare i lavori peggiori, e quindi, implicitamente, di confliggere per migliorare le proprie condizioni. Ogni altra proposta definisce una traslazione della precarietà, ma non certo una diminuzione della sua intensità. Poco importa se siamo precari nella vita per i ricatti del mercato del lavoro o se lo siamo per i ricatti combinati di quest'ultimo e di un welfare che ci inchioda al dovere del lavoro a qualunque costo.

Dal conflitto al reddito passando per i cinque assi della precarietà

Sappiamo bene anche che la precarietà parte dal lavoro per permeare nel sociale ovvero nell'insieme di gesti, relazioni e scelte che ognuno di noi compie giorno per giorno, per necessità, per volontà, per sensibilità o per costrizione. In questo senso i cinque assi della precarietà rappresentano perfettamente l'orizzonte a cui guardare. La casa, oramai diritto proibito non solo per i precari, gli affetti, la formazione, l'accesso ai saperi e ad una mobilità libera, gratuita e compatibile con il nostro ambiente vitale, rimangono campi di intervento e conflitto fondamentali, che nelle diverse declinazioni incontrano ed attraversano da sempre la Mayday. Così come le tematiche dell'antiproibizionismo e dell'autoderminazione sulle quali il governo, che subisce l'offensiva clericale, si è dimostrato senza il carattere necessario per mantenere le promesse fatte.
L'autoderminazione di sé, dei propri piaceri/desideri e la giusta pretesa di controllo sul proprio corpo sono istanze che non accettano inter/mediazione e vanno rivendicate attraverso la cospirazione dei soggetti.

La Mayday 007 parla di diritti, cittadinanza e nuove civiltà

Le campagne securitarie, i richiami all'ordine e alla legalità, la bossi-fini e i CPT costituiscono un perno fondamentale con cui si ricatta una parte importantissima del tessuto sociale: i migranti. Il vincolo tra lavoro e diritti di cittadinanza è una gravissima forma di barbarie e di ingiustizia che umilia ed esaspera le differenze, rendendo sempre più difficile la tanto millantata integrazione. I migranti oggi sono l'espressione più evidente di cosa significa precarietà di vita, e di come la fame di profitto delle imprese, bisognose di manodopera, non conosca limiti: il loro diritto al reddito, alla casa, alla salute, all'istruzione è, per legge, sotto il controllo delle imprese. E sempre attraverso la richiesta legalità, viene loro impedito di emanciparsi da questo giogo, come avviene in Lombardia per i proprietari del phone center, che dall'oggi al domani dovrebbero perdere la loro unica fonte di reddito e tornare alle ricerca di un contratto di lavoro.

La precarietà non si esprime in maniera omogenea, ma è l'esercizio premeditato di diverse strategie che colpiscono le molteplici parti del corpo sociale dividendole e compartimentandole. Il neoliberismo ha bisogno dello scontro di civiltà. L'unico scontro che ci interessa è quello che contrappone due intendimenti differenti sul modo per costruire una società differente: la strada dei diritti o la via della legalità. Ognuno scelga ora senza ambiguità, la propria priorità; quale dei due termini costituisce la leva principale attraverso la quale muovere il proprio impegno e determinare le proprie visioni. Per noi resta chiaro che la legalità è sempre iniqua e che la conquista dei diritti sociali passa attraverso l'esercizio del conflitto. A Milano dove il disagio, la rabbia, l'esclusione crescono di giorno in giorno assumendo via via forme sempre più incontrollabili, l'amministrazione contrappone la pretesa che tutto ciò non sporchi o non occupi i marciapiedi del consumo o le strade dello shopping. Questa spudorata equiparazione ci è lontana nella maniera più assoluta. E' necessario affermare i diritti di cittadinanza, abolire i CPT, cancellare la Bossi-Fini e tutte le leggi discriminatorie.

La Mayday 007 parla d'Europa

Anche quest'anno la Mayday attraversa le città europee perché l'Europa è lo spazio pubblico da costruire come ambito sociale e conflittuale per superare la condizione precaria. L'Europa che ci immaginiamo è molto diversa da quella monetaria che l'ipocrisia del nuovo millennio ha partorito. All'interno di essa vogliamo proporre una nuova politica di welfare, che fissi criteri sociali uniformi per nativi e migranti, riduzione delle tipologie contrattuali atipiche, fissazione di un salario minimo orario che prescinda dalla condizione lavorativa e garanzia di continuità di reddito per tutti e tutte.
L'EuroMayDay è oggi uno dei processi costituenti della nuova idea di Europa, radicale, libera sociale e sostenibile.

Mayday Mayday
1° maggio 007
Milano, Porta Ticinese - ore 15.00

Milano, 28 aprile 2007

da www.euromayday.org