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domenica, febbraio 15, 2009

Assemblea Sindacale lunedì 23 Febbraio 2009

Lunedì 23 Febbraio, dalle ore 16,00 alle 17.30, in preparazione della
MANIFESTAZIONE NAZIONALE DELLA CGIL DEL 4 APRILE 2009,

è convocata l’assemblea dei lavoratori CA (sala mensa a Milano, videoconferenza a Roma) con il seguente ordine del giorno:

  • Valutazioni sui contenuti dell’accordo separato sulle regole contrattuali
  • Varie

Sarà presente un funzionario sindacale della FILCAMS-CGIL.
Tutti i lavoratori sono invitati a partecipare.

La rappresentanza RSA-Filcams

venerdì, gennaio 30, 2009

Il PD ribadisce il mancato sostegno alla CGIL

Tagliare le pensioni per finanziare la cassa integrazione di quelle lavoratrici e quei lavoratori che, con l'incedere della crisi, perderanno il proprio posto di lavoro e che oggi non hanno diritto ad alcun ammortizzatore sociale.

Con la disponibilità a discutere una simile proposta – fatta attraverso una intervista al Sole 24Ore – Veltroni si allinea ed entra in sintonia tanto con il governo quanto con la Confindustria.

Il tentativo sfacciato è quello di far ricadere i costi della crisi non su chi l'ha prodotta, ma sulle lavoratrici e sui lavoratori, contribuendo a scavare la fossa alla Cgil, sempre più isolata.

Veltroni chiede alla CGIL di diventare 'moderna' e di sacrificare sulla strada delle compatibilità (che significa un sindacato a-conflittuale ed addomesticato) quelli che il PD considera arroccamenti e pastoie del passato.

Intanto, secondo il segretario confederale della Cgil Agostino Megale, con la "riforma truffa" dei contratti firmata da CISL e UIL, dal 2004 al 2008 compreso i lavoratori avrebbero perso altri 1.352 euro (circa 300 euro l'anno) se gli aumenti contrattuali e i recuperi del tasso d´inflazione fossero stati calcolati con le nuove regole (perdita da sommare al mancato recupero del potere d'acquisto di questi anni!).

E per le imprese? Ovvio... ci sarebbe stato un guadagno di 15-16 miliardi!

domenica, gennaio 25, 2009

La complicità tra Confindustria, Governo, Cisl e Uil



Firmato l’accordo separato sulla riforma del sistema contrattuale. La gravità dell’attacco ai diritti richiede lo sciopero generale.
Come prima risposta la Rete28Aprile opera affinché allo sciopero del 13 febbraio delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici e pubblici, con manifestazione nazionale a Roma, partecipino altre categorie e altri luoghi di lavoro. E’ necessaria una lotta lunga e duratura, perché la rottura è di una gravità senza precedenti e mette in discussione i principi fondamentali dell’iniziativa sindacale e dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.
L’accordo della complicità apre la via alla distruzione del contratto nazionale e alla totale flessibilità del salario; minaccia ancora di più la salute dei lavoratori con il vincolo della produttiva del salario; estende la precarietà e l’incertezza dei diritti.
Si apre così una fase nuova nella quale bisognerà rovesciare l’accordo categoria per categoria, luogo di lavoro per luogo di lavoro. Vogliono eliminare il conflitto sociale; invece dovranno raccoglierne una quantità tale da sconfiggere il loro disegno di far pagare integralmente la crisi al mondo del lavoro.

venerdì, ottobre 10, 2008

Accordo sul sistema contrattuale o sciopero generale?

Le Confederazioni ed Organizzazioni sindacali CUB, Confederazione Cobas, SdL Intercategoriale hanno proclamato uno SCIOPERO GENERALE di tutte le categorie pubbliche e private per l’intera giornata del 17 ottobre 2008.
Lo sciopero è indetto per



  • forti aumenti generalizzati per salari e pensioni, introduzione di un meccanismo automatico di adeguamento salariale legato agli aumenti dei prezzi e difesa della pensione pubblica - rilancio del ruolo del contratto nazionale come strumento di redistribuzione del reddito - difesa e potenziamento dei servizi pubblici, dei beni comuni, del diritto a prestazioni sanitarie, del diritto alla casa e all'istruzione;

  • abolizione delle leggi Treu e 30 - continuità del reddito e lotta alla precarietà lavorativa e sociale, con forme di reddito legate al diritto alla casa, allo studio, alla formazione e alla mobilità;

  • sicurezza nei luoghi di lavoro e sanzioni penali per chi provoca infortuni gravi o mortali;
    fermare il razzismo che, oltre a negare diritti uguali e la dignità delle persone, scarica sui migranti la responsabilità dei principali problemi sociali;

  • restituire ai lavoratori il diritto di decidere: no alla pretesa padronale di scegliere le organizzazioni con cui trattare - pari diritti per tutte le organizzazioni dei lavoratori - difesa del diritto di sciopero.



Per contro il sindacato confederale tace e continua una trattativa a perdere sul sistema contrattuale che, se portata a compimento, segnerà l'impoverimento programmato dei lavoratori. Dopo un’ennesima stagione di contratti incapaci anche solo di recuperare l'inflazione pregressa e di precarizzazione del lavoro, ci si aspetterebbe che anche CGIL CISL e UIL proclamino lo SCIOPERO GENERALE-NAZIONALE DI TUTTE LE CATEGORIE, uno sciopero che segni una discontinuità con le politiche conniventi di questi anni concertativi e che segni un salto di qualità nella lotta.

Per i lavoratori del Commercio l’unico modo per respingere l’accordo separato e conquistare un contratto dignitoso è promuovere una piattaforma che risponda realmente ai bisogni dei lavoratori mettendo in campo metodi di lotta efficaci. Per fare questo è indispensabile mettere da parte la linea concertativa degli ultimi anni e abbracciare una linea sindacale basata sul protagonismo dei lavoratori.

venerdì, ottobre 03, 2008

Documento del CD Nazionale Cgil del 30 settembre

Il Direttivo della Cgil riunito il 30 settembre esprime la sua soddisfazione per l’andamento delle 150 manifestazioni del 27 settembre.
L’ampia partecipazione di giovani, donne, precarie e precari della scuola e del pubblico impiego insieme a lavoratori e pensionati, hanno dato forza alla rivendicazione di risposte positive sui salari, dalla restituzione del fiscal drag, alle detrazioni fiscali per il lavoro dipendente e le pensioni, sulla base delle piattaforme unitarie confederale e del sindacato pensionati.
Le piazze colorate e festose sono state una prima risposta al progetto della “Ministra Gelmini” di destrutturazione della scuola pubblica, una grande attenzione all’occupazione, ma soprattutto al futuro della scuola pubblica e nazionale a partire dall’istruzione primaria.
Dalle piazze è giunto con chiarezza il messaggio di difesa dello stato sociale e della sua universalità senza il quale l’attacco si traduce anche in un’offensiva ulteriore alla libertà delle donne.
I pensionati e le pensionate hanno detto no ad interventi sbagliati sui temi della sanità e del sociale, e chiesto, a conferma del loro ruolo negoziale, l’attivazione del tavolo sulla rivalutazione delle pensioni.
I lavoratori e le lavoratrici migranti sono stati nelle piazze della Cgil, denunciando un crescente razzismo.
Le lavoratrici e i lavoratori del commercio e del terziario, hanno espresso la loro contrarietà al contratto separato e rivendicato il loro diritto alla contrattazione.
I lavoratori e le lavoratrici del pubblico impiego e della scuola si sono uniti ai tanti delle aziende colpite dalla cassa integrazione, dalla mobilità e dai licenziamenti. Il tema dell’occupazione, e della lotta al precariato, visibile in tutte le piazze, richiederebbe un governo – a maggior ragione nella crisi finanziaria che sta dilagando - che agisca sul versante dello sviluppo per contrastare la crisi dei consumi attraverso la risposta ai salari e con scelte di politica industriale, di investimenti infrastrutturali e di rilancio del Mezzogiorno, e non certo la deregolazione sul lavoro che sta attuando il governo, con il consenso di Confindustria, a partire dalla manomissione del protocollo sul Welfare, con le proposte del Libro Verde e con l’arretramento in ordine ai controlli sulle collaborazioni a progetto e con l’ultimo atto rappresentato dall’emendamento del governo che licenzia i precari di tutti i settori della Pubblica Amministrazione.
Il libro verde e le ipotesi di Confindustria sulla bilateralità costruiscono l’ipotesi di un welfare corporativo che si contrappone al welfare pubblico.
La giornata di mobilitazione del 27 settembre, è una prima tappa di una iniziativa di mobilitazione che deve proseguire, su tutti questi temi, a partire nell’immediato da un grande percorso di informazione e discussione con i lavoratori e i pensionati sviluppando una campagna di assemblee nei posti di lavoro e con le iniziative di lotta e di mobilitazione delle categorie nazionali e delle strutture territoriali.
Le nostre scelte a sostegno della piattaforma unitaria sul fisco e sulla contrattazione confermano il valore per la Cgil dell’unità sindacale, unitamente alla ricerca di tutti gli spazi di lavoro e di iniziative unitarie ovunque possibili, oltre a quelle già realizzate.
Il Direttivo esprime inoltre soddisfazione per la positiva azione della Cgil nella vertenza Alitalia. Pur di fronte ad un risultato difficile e doloroso per le lavoratrici e i lavoratori, la coerenza della nostra impostazione ha infatti dato risposte anche ai lavoratori precari che erano stati esclusi, all’invarianza del salario, all’attenzione ai riposi ed alle maggiorazioni del lavoro notturno, così come alla cancellazione dell’odiosa norma sulla carenza malattia.
Da subito la Cgil ha posto il tema della rappresentanza ed il rispetto della stessa.
Averlo posto ha permesso di sconfiggere i comportamenti di chi voleva escludere innanzitutto la Cgil, e di ricostruire un quadro di consenso necessario al rilancio della nuova Alitalia. Tocca ora alla categoria decidere le forme e i tempi della validazione dell’accordo da parte delle lavoratrici e dei lavoratori.
La determinazione dell’ingresso di una grande compagnia straniera, renderebbe poi più solido e credibile il progetto industriale, permettendo di immaginare un futuro per la nuova Alitalia.
Il tema dell’effettiva certificazione della rappresentanza e della democrazia rappresenta un punto centrale e non eludibile che continuiamo con forza a richiedere e su cui è necessario sviluppare l’iniziativa.
Iniziativa resa ancora più essenziale dall’attacco alla rappresentatività e alla funzione del sindacato.
Abbiamo giudicato il documento presentato da Confindustria incompatibile con la piattaforma Cgil Cisl Uil.
Di seguito, a titolo esemplificativo e non esaustivo, indichiamo alcuni punti.
Non vi è allargamento della contrattazione di secondo livello, in quanto “l’attuale prassi” sommata alla totale variabilità e indeterminatezza dei premi si configura come un restringimento della contrattazione ulteriormente evidenziato da procedure che limitano l’autonomia contrattuale delle categorie e mettono in discussione le prerogative delle RSU; le proposte sanzionatorie, derogatorie, l’arbitrato, la conciliazione e le modalità della bilateralità sono la negazione del rilancio della contrattazione.
L’indicatore non risponde all’inflazione realisticamente prevedibile e non è accompagnato da verifica e recupero dell’eventuale scostamento. Così si determinerebbe la riduzione programmata dei salari contrattuali.
Inoltre va sottolineato che l’impianto proposto da Confindustria, le iniziative del Consiglio dei Ministri con la manifesta volontà di cancellare i contratti di lavoro pubblici, l’accordo separato nel contratto del commercio e terziario, indicano il concreto rischio di un moltiplicarsi di modelli contrattuali, destrutturando il modello universale degli assetti contrattuali, generando l’effetto della rincorsa al dumping, tra le categorie, indebolendo ulteriormente le categorie più frammentate.
Va considerata esaurita questa fase del confronto, con la sola Confindustria, sugli assetti contrattuali.
Anche per queste ragioni, il CD Cgil ribadisce l’obiettivo fondamentale dell’allargamento del confronto a tutti gli interlocutori compreso il governo, ripartendo dalla piattaforma Cgil Cisl Uil che pone in premessa la scelta del modello unico degli assetti contrattuali e da mandato alla Segreteria di promuovere gli atti formali necessari

domenica, settembre 07, 2008

Interrompete la trattativa sul modello contrattuale!

Giorgio Cremaschi: “La trattativa Cgil Cisl Uil con Confindustria è dentro un perimetro che può solo produrre un accordo a perdere per i lavoratori. Chiediamo alla Cgil di interromperla”.

La nuova sessione di trattativa tra confederazioni sindacali e Confindustria, ha confermato tutti i rischi pesanti che possono venire per le buste paghe e per la condizione delle lavoratrici e dei lavoratori, da un accordo che sia nel perimetro attuale del negoziato.
Infatti il confronto continua a ruotare attorno a una programmazione dell’inflazione che è ampiamente al di sotto di quella ufficiale Istat, a sua volta inferiore all’aumento dei beni di prima necessità.
Con un governo che ha fissato l’inflazione programmata all’1,7%, di fronte a un’inflazione Istat superiore al 4%, la Confindustria fa chiaramente capire di essere disposta a concordare cifre attorno al 2%, così invece che tutelare il potere d’acquisto si programma della riduzione dei salari nei contratti nazionali. Se a questo si aggiunge che si vogliono imporre nuovi vincoli che leghino il salario alla produttività, quando la condizione di lavoro nell’industria è tra le più pesanti d’Europa, si comprende bene come il negoziato in corso sia impostato in modo per cui un eventuale accordo è solo a perdere per i lavoratori. E’ incomprensibile allora la disponibilità a trattare su queste basi che emerge da alcune dichiarazioni sindacali.

A questo punto chiederemo, nel Direttivo della Cgil del 9 settembre, di interrompere un negoziato che rischia di produrre solo danni sulle buste paghe e sui diritti dei lavoratori e di portare finalmente nelle assemblee nei luoghi di lavoro tutta la gravità delle posizioni degli industriali.

domenica, giugno 08, 2008

«Basta contratto collettivo»

Da Santa Margherita Ligure la ricetta dei giovani imprenditori: massima flessibilità e gabbie salariali


Un contratto sempre meno collettivo e sempre più «taylor made», tagliato e cucito attorno al singolo individuo. A tanto arriva il «salto quantico», la «prospettiva culturale», il «dubbio radicale» lanciato ieri da Federica Guidi, presidenta dei giovani industriali, in apertura del consueto meeting preestivo a Santa Margherita Ligure. Ma la platea non sembra voler raccogliere la provocazione. Pragmaticamente consapevoli che ogni cosa ha il suo tempo, gli industriali plaudono ai primi provvedimenti del governo (che in questa direzione procedono spediti), e «più realisticamente» convergono sulla necessità di una differenziazione salariale tra nord e sud del paese. Mentre da Bergamo, dove è riunito lo stato maggiore di Confindustria, Emma Marcegaglia detta le prime condizioni alla trattativa con i sindacati che si apre martedì: «Firmeremo solo con un legame stringente tra aumento dei salari e produttività (ma sia chiaro che quello aziendale non può diventare un ulteriore salario fisso) e con la previsione di sanzioni per quei contratti siglati fuori dalle regole».

Sara Farolfi su il manifesto del 7/6/2008

domenica, maggio 18, 2008

La riforma della contrattazione

Come sempre, quando si tratta di temi complessi che sono in grado di "segnare" per molti anni una prospettiva politica, nel mondo del lavoro emergono posizioni contrastanti. E' giusto che sia così, il confronto delle idee è il sale della democrazia; guai se ci si arrendesse all'idea di un "pensiero unico". Nel caso della contrattazione, posto che molte posizioni ritengono che la struttura attuale non può più rispondere alle esigenze dei lavoratori e deve essere superata, posto che le controparti datoriali vogliono raggiungere nuovi obiettivi di controllo del mercato del lavoro, vediamo in che senso si propone di modificarla.

Secondo Guglielmo Epifani "La proposta di Cgil Cisl e Uil è un testo molto buono e molto avanzato. È una mediazione alta e importante". A sostegno di questo approccio inizia ad essere prodotto il primo materiale.

Invece la FIOM dice no al documento di Cgil Cisl Uil sulla contrattazione. Più del 76 % ha votato il documento presentato da Gianni Rinaldini.
Secondo la Rete 28 Aprile "Il documento Cgil, Cisl, Uil sulla riforma della contrattazione è profondamente sbagliato perché di fronte alla catastrofe dei salari italiani, che sono i più bassi tra quelli dei paesi industriali più avanzati, invece che mettere in discussione la politica di concertazione e moderazione salariale che negli ultimi quindici anni ha portato a questo risultato negativo, la ripropone in termini ancor peggiori." ed inizia a produrre il suo materiale.

Dal nostro canto crediamo che i criteri per valutare la bontà o meno di una modifica alla contrattazione dovrebbero essere:
  • il Contratto nazionale deve rafforzare il suo carattere solidale, la sua funzione normativa e salariale a partire dall’obiettivo di incrementare il valore reale delle retribuzioni.
  • Il passaggio alla durata triennale dei Contratti deve prevedere un meccanismo automatico di tutela del salario dall’inflazione.
  • La contrattazione aziendale deve mantenere un carattere acquisitivo senza introduzione di vincoli che ne impediscono la concreta possibilità di intervento su tutto ciò che compone la prestazione lavorativa ed il salario non può avere carattere totalmente variabile.
  • Il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori a decidere la validazione delle piattaforme e degli accordi tramite referendum è la condizione indispensabile per costruire un processo di unità sindacale. Tale diritto deve poter essere esercitato anche in presenza di diverse posizioni tra le organizzazioni sindacali, perchè la democrazia è l’unico modo per evitare accordi separati e far decidere i lavoratori.
Sulla base di queste considerazioni sarà bene valutare l’accordo finale che sarà realizzato.

domenica, maggio 11, 2008

Per l'indipendenza del sindacato dal quadro politico

Intervista a Giorgio Cremaschi di Fabio Sebastiani

Entriamo nel merito, alla fine il contratto nazionale anche se non viene cancellato viene parecchio ridimensionato.

Il documento parte dall'idea, profondamente sbagliata, che i guai ai salari dei lavoratori in questi anni siano venuti perché c'era troppo contratto nazionale. La verità è che ce ne è stato troppo poco, perché il contratto nazionale doveva subire la gabbia della concertazione. Invece che liberare il contratto nazionale dalla concertazione si vuole liberare la concertazione dal contratto nazionale. Nell'Italia delle piccole aziende, del lavoro frantumato e precario, ridurrne il peso significa rompere la solidarietà tra i lavoratori a favore di un'aziendalismo che premierà solo una minoranza.

Aziendalista?

A parole tutti sostengono ora che l'intesa difende il contratto nazionale. Però scopriremo, un minuto dopo che si aprirà il tavolo, che non è così. La Logica di questo documento è la stessa che ha portato all'abolizione della scala mobile; che allora diceva "bisogna ridurre il peso dela scala mobile per avere più contrattazione". Oggi si dice, l'accrescimento del salario avviene solo sul cosiddetto salario per obiettivi. Per capirci, il contratto nazionale non può far crescere i salari. Di più, la premessa ideologica del documento dice che il miglioramento delle condizioni di reddito dei lavoratori si fa attraverso la crescita della qualità e della competitività delle imprese. Quindi, per essere chiari si accetta la politica dei due tempi, prima la produttività e poi i salari. Si accetta lo slogan bipartisan, sostenuto in campagna elettorale sia da Berlusconi sia dal Pd, per cui per distribuire la ricchezza bisogna produrla. In nessun punto del documento si dice o si parla di redistribuzione della ricchezza. Si dice che la contrattazione nazionale dà un minimo e il resto uno se lo deve guadagnare in azienda. Anche la contrattazione territoriale che viene esaltata come stumento per estendere il secondo ilviello di contrattazione a chi non ce l'ha viene stravolta in questa logica e diventa il cavallo ruffiano delle gabbie salaiali. Infatti, in questa logica essa può essere conquistata solo se assorbe da un lato spazio al contratto nazioanale e dall'altro diritti e poteri alla contrattazione aziendale.

La Cgil obietta che almeno ha ottenuto regole democratiche certe.

Penso invece che si vada verso un modello centralizzato e burocratico delle relazioni sindacali e privo di reale democrazia. Perché i contratti nazionali verranno in realtà decisi dalle confederazioni che stabiliranno con le controparti, in quello che negli anni '60 la Cisl chiamava accordo quadro, quale è l'inflazione a cui riferirsi. Il contratto nazionale viene così svuotato, in alto dagli accordi centralizzati a livello confederale e in basso non dalla contrattazione aziendale ma dal salario legato alla produttività e al merito. Chiamo questo il ritorno a una forma di cottimo. Cioè ad un salario che discrimina un lavoratore dall'altro. Infine, voglio sottolineare che il tanto esaltato accordo sulla democrazia è regressivo, rispetto almeno alla cultura della Cgil. Perché si cancella anche l'ipotesi che i lavoratori votino sulle piattaforme; perché la consultazione certificata, che non è il referendum, si fa solo sugli accordi, senza forma di partecipazione al negoziato. E poi perché vengono mantenuti tutti gli inaccettabili privilegi del sindacalismo confederale a partire dalle quote riservate per le Rsu. Il modello è quello che ha portato alla ratifica del luglio 2007.

C'è un filo rosso che lega il clima bipartisan sul lavoro e l'azione che il Pd sta esercitando sulla Cgil?

Il documento è negativo, ma la trattiva che si preapara lo è ancora di più perché nasce su una campagna bipartisan a favore della flessibilità del salario e dei diritti e prefigura un accordo che è solo a perdere. Per dirla in sintesi invece che correggere i danni del '93 si preapara un accordo che li aumenta, con più concertazione e più flessibilità del salario. La Cgil subisce tutta questa impostazione perché è guidata dalla paura dell'isolamento. In questo la situazione è davvero opposta al 2002. Oggi la Cgil firmerebbe il Patto per l'italia e temo che firmi anche un accordo peggiore di quello. Il risultato elettorale è invece il motivo per cui oggi la Cgil dice sono costretta a sedermi con Sacconi e la Marceglia e devo prepararmi ad accettare quello che passa il convento. E' questa paura ciò che produce intolleranza verso la diversità dei comportamenti e il bisogno di normalizzazione. Ma anche per questo dico, questa paura va contrastata. Occorre impedire l'omologazione del sindacato e in particolare della Cgil al quadro politico. Bisogna respingere i tentativi egemonici sulla Cgil da parte del Partito democratico senza riproporre alcun collateralismo politico, neanche con la crisi della sinstra radicale. Il nodo è sindacale, ovvero l'indipendenza del sindacato. Oggi la Cgil paga la mancata autonomia da Prodi. E rischia di farlo nella maniera peggiore di fonte all'attacco della Confidunstria e di Berlusconi. Per questo io vedo la battaglia che si apre prima di tutto come una grande battaglia di autonomia e indipendenza. Come diceva Di Vittorio, dai padroni, dai governi e dai partiti.

su Liberazione del 09/05/2008