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sabato, maggio 30, 2009

Relazione del governatore della Banca d'Italia - uno Stato folle

Relazione di Draghi
di Viviana Vivarelli




Ha detto il Governatore di Bankitalia: “Se non si faranno riforme, gli altri paesi europei usciranno dalla crisi, noi no.”


Ma riforme strutturali non se ne vedono e quelle che sono state richieste dal Pd sono state respinte. Poi però si continua a dire che il Pd di proposte non ne fa.
L’Italia ha preso a scivolare in basso molto prima della crisi. Sono 15 anni che B passa da un governo a un altro e sono 20 anni che le imprese sono ferme e non investono, aumentano i profitti solo riducendo i salari e i diritti del lavoro e usando a man basso i precari. La gente non ha soldi da spendere ma le tasse restano le più alte d’Europa con salari che sono i più bassi d’Europa e un sistema perverso che falcidia gli onesti e i meritevoli e usa il lavoro come leva elettorale-


Forse B intende abbassare le tasse, o aiutare i disoccupati? Forse vuole aumentare gli ammortizzatori sociali e incentivare i salari e dunque far riprendere i consumi? Non ci pare. Forse ha un solido piano di investimenti in opere pubbliche di grande necessità? Nemmeno. Ha imboccato la via obamiana di scuola, ricerca e energie verdi? Manco per idea. Forse sta aiutando il credito a riaprirsi? Non lo ha fatto. Il futuro è nero e, grazie a lui, è più nero che nel resto d’Europa. E allora come fa a parlare in modo così sgangherato di relazione berlusconiana? Di Draghi ottimista? Ma gli fuma il cervello con tutta la coca e le donnine che consuma?


Abbiamo in cassa integrazione già l’8,5% dei lavoratori e se B e Tremonti continueranno a non far niente e ad occuparsi solo di favorire la mafia e far salire i vantaggi presidenziali, saliranno al 10%. Altro che fiducia e ottimismo! Altro che venirci a dire che siamo già fuori dalla crisi!Il nostro sistema di protezione sociale fa schifo. Negli altri paesi d’Europa un disoccupato è aiutato. Da noi no. B ha da pensare a donnine e festini. Si occupa solo dei giudici che possono incriminarlo per pedofilia e corruzione. E’ troppo concentrato sui suoi vizi e reati per occuparsi del paese.



Dunque aspettiamoci altri disoccupati, altre imprese che chiudono, altro calo dei consumi, altro dolore sociale. B non ha tempo di occuparsene, deve fare festini da basso impero, deve rifarsi il trucco e la faccia, deve raccontare balle al paese, deve attaccare i giudici come “grumi eversivi”, quando qui l’unico eversore visibile è lui che rifiuta le riforme che salvano il paese, che offende la legge morale e penale, che deruba il fisco, che affossa l’Italia, che distrugge la democrazia.Non ci pare che Draghi copi affatto l’ottimismo berlusconiano. La sua relazione è tragica. Le sue richieste sono identiche a quelle di Franceschini: occorrono ammortizzatori e subito perché “ci sono 1,6 milioni di lavoratori che non avranno diritto ad alcun sostegno se licenziati”. Occorre migliorare le attuali difese sociali, che in Italia sono peggiori del resto dell’UE. “La crisi ha reso più evidenti le vecchie manchevolezze del nostro sistema di protezione sociale che è frammentato” e lascia troppi scoperti.


Draghi chiede un intervento sulle banche dell’indegno Tremonti che le spinga a dar credito alle imprese sane, soprattutto quelle piccole, con meno di 20 dipendenti, che sono centinaia di migliaia e che chiuderanno se non si riaprono i cordoni del credito (a loro e non ai grossi carrozzoni insolventi amici del potere).
E’ poi necessario che lo stato riduca la sua spesa corrente (gli sprechi della casta che B e Tremonti non intendono affatto toccare).
Draghi chiede purtroppo ancora di alzare l’età pensionabile a 65 anni, quando l’Istat ci dice che l’italiano medio ha tra i 40 e 50 anni ed è disoccupato. Quale pensione avrà chi è disoccupato?


Per risanarci c’è un sistema infallibile: combattere l’evasione che nasconde il 15% dell’attività economica.
Ma chi dovrebbe farlo? Un premier indagato per evasione fiscale?! Per aver corrotto un testimone e portare nei suoi paradisi fiscali i miliardi che ruba al popolo italiano? E per avere alle spalle una serie di processi a cui è scampato con mezzi illeciti e in cui compare come imputato di evasione? Non ci pare proprio la persona più adatta.


Draghi dice chiaramente che se si vuole essere più competitivi, occorre “elevare la qualità e quantità del capitale umano e delle infrastrutture fisiche”. Ma se B ha tagliato scuole, università e ricerca! Non è esattamente il contrario di quel che si deve fare?


Ma come si fa a essere più razionali e competitivi, come dice Draghi, se le opere pubbliche sono furti colossali protetti dallo Stato? Se “un km di autostrada può costare più del doppio che in Francia o in Spagna”!
Se, malgrado l’enorme scandalo delle discariche, degli abusi, dello scempio del territorio, Bertolaso insiste a calpestare piani regolatori e poteri degli enti locali per salvare imprenditori disonesti e procede a man bassa allo stupro di tutto quello che c’è?
Se si continua con poteri speciali e piani obiettivo per favorire amici degli amici, mafiosi e inquisiti!Se si eliminano i magistrati scomodi che indagano sui furti pubblici, sulle opere pubbliche, sugli intrallazzi di stato! Se quando appare un critico o un moralizzatore della grande corruzione pubblica, lo si aggredisce immediatamente come comunista? E se un giudice vuol fare chiarezza, ci si mette addirittura il CSM a castrarlo e ad avocargli inchiesta e poteri?
Ma come si fa a sperare in una uscita dalla crisi in queste condizioni da basso impero con gli organi di controllo ormai gravemente compromessi nel marcio generale, quando lo stesso Presidente della Repubblica firma con sconcertante rapidità un Lodo Alfano che è una bestemmia urlante verso la democrazia e la Corte Costituzionale si prende addirittura un anno per esaminarlo, ignorando i processi a un premier fortemente sospetto che sono sospesi in attesa di poterlo imputare di delitti che altrove lo avrebbero cacciato al solo nominarli?
Come si fa in un paese così ridotto a non trovare tra mille parlamentari 63 che votino la mozione di sfiducia a Berlusconi? Come si fa ad assistere impotenti alla resa miserevole della stampa, della magistratura, dell’opposizione, della chiesa persino di fronte a tanto massacro?


Occorre ristabilire la fiducia. E come? Con un premier che pensa solo ai suoi vizi privati e incrementa le storture pubbliche? Basterebbe vedere Catania. O gli sprechi delle regioni a statuto speciale. O la scelta dei candidati del Pdl. O le veline al rango di ministri. O i pregiudicati in Parlamento. O Scajola col suo aereo privato di Stato! O le infinite e costose pagliacciate di Berlusconi!
Roma muore e ride mentre Nerone ne canta la distruzione sulla chitarra, tra un’orgia e l’altra, un book e l’altro, mostrando al mondo in che sprofondo può arrivare un paese in mano a un incapace corrotto.


Di nuovo Draghi batte sull’aumento dell’età pensionabile!? Ce ne vuole di faccia a ripetere questo



  • quando non si separa assistenza da previdenza;

  • quando l’assistenza delle pensioni sociali non è a carico dello Stato ma degli stessi lavoratori;

  • quando non esistono in Italia ammortizzatori sociali per chi un lavoro non ce l’ha;

  • quando si proteggono 200 miliardi di evasione e si rifiuta un fisco trasparente con carico e scarico, mettendo tutto sulle spalle dei lavoratori dipendenti;

  • quando si medita un 2° rientro dei capitali sporchi per aiutare criminali ed evasori;

  • quando si agisce solo con condoni e cartolarizzazioni;

  • quando abbiamo un livello così alto di evasori totali;

  • quando chi evade oggi non andrà mai in prigione domani e patteggiando avrà una riduzione del carico fiscale;

  • quando gli evasori sono premiati dalle stesse leggi del premier che stravolge i processi e attacca la magistratura;

  • quando costui attacca come “grumi eversivi” proprio quei magistrati che scoprono di

  • quanto egli partecipa al grande saccheggio, del grande furto ai cittadini;

  • quando, per favorire gli evasori, è pronto a stravolgere la legge e ad asservire la magistratura;

  • quando non pone limiti allo spreco del potere ma anzi modifica la Corte dei Conti affinché non metta il veto alle leggi senza copertura finanziaria;

  • quando intende metter mano a un federalismo già respinto dagli italiani che raddoppierà il carrozzone di stato;

  • quando non pensa nemmeno ad abolire le province o gli enti inutili

  • quando si fanno leggi per proteggere i ladri di stato e al vertice ci sta proprio il più grande….

E con questo quadro alle spalle, Draghi parla ancora di ridurre l’età pensionabile!!?? Ma questo è diabolico! E risponde solo a quel grande neoliberismo, fallito su tutta la linea, micidiale e perverso, ma che persiste nella conduzione europea senza alcun limite o freno anche se è responsabile della crisi mondiale.


Si intende penalizzare ancora una volta i lavoratori!?!? Mai i banchieri, mai i politici, mai gli economisti, mai i magnati, i ladri, gli assassini della vita degli altri, i responsabili dei morti sul lavoro, i vili imprenditori, gli estorsori, gli schiavisti.. mai chi ruba l’onestà e il merito.. . sempre e solo i lavoratori!!!


Sarebbe l’ora di piantarla! Abbiamo visto abbondantemente quanto sono stati bravi i grande politici, i grandi strateghi, i grandi analisti, i grandi controllori, i grandi economisti neoliberisti! Non uno di loro ha fatto quel che doveva fare! E ora si intende scaricare di nuovo tutto sui lavoratori!!??


E noi dovremmo anche andare a votare per un Comunità Europa che ha tarpato i diritti dei popoli, che è arrivata a ordinare la privatizzazione dell’acqua e la riduzione dei diritti del lavoro, che ha pensato solo a ingrassare e proteggere le proprie banche, i propri grandi affari, il lucro dei propri grandi magnati, le grandi multinazionali, i grandi traffici di armi, le guerre?
Non c’è qualcosa di troppo, che ormai sfora insopportabilmente da questa relazione di Draghi?
Qualcosa che dovrebbe essere cacciato tra i rifiuti, come tante operazioni perverse di questi distruttori dell’uomo, che hanno già abbastanza rovinato il mondo in nome di un mercato governato da pochi squali, e che hanno dimenticato da tempo quali sono i diritti umani, in nome dei profitti di un capitale che peggio di così non poteva essere e più danni di così non poteva fare?..

venerdì, settembre 19, 2008

Lehman ci fa il Fondo (pensione)

Anche i lavoratori italiani possono finalmente godere dei vantaggi della globalizzazione finanziaria.
Se ne stanno accorgendo gli aderenti al fondo pensione Cometa (dei metalmeccanici) e Solidarietà Veneto:
"Con Cometa e Solidarietà Veneto a rischio parte dei risparmi per centomila dipendenti" titolano i giornali.
Il Presidente del Consiglio di Amministrazione del Fondo Cometa ha scritto ministro del Welfare Maurizio Sacconi per esprimere la sua preoccupazione.

Ed ora come la mettiamo con i giovani nuovi assunti che sono obbligati per legge a destinare integralmente ai fondi pensione il loro TFR?
Bamboccioni per legge, precarizzati per legge, ed ora col rischio di restare senza pensione (ovviamente per legge).

giovedì, luglio 26, 2007

PERCHE’ RESPINGERE L’ACCORDO SULLE PENSIONI – 3 parte

LA RIFORMA A COSTO ZERO, AUMENTANO I CONTRIBUTI: il Governo calcola in 10 miliardi di euro dal 2008 al 2017, i costi della revisione dello scalone e del fondo per i lavori usuranti. Questi costi, ammesso che siano reali, sono integralmente pagati dai lavoratori con: l’aumento delle aliquote contributive per i parasubordinati e con la cosiddetta revisione degli enti previdenziali che è GARANTITA DALL’AUMENTO DI QUASI 1 PUNTO (0,09%) DEI CONTRIBUTI SULLA BUSTA PAGA. Questo aumento si aggiunge a quello precedente di 3 punti (0,3%), che non è servito minimamente a pagare il miglioramento delle pensioni ma invece ha fatto cassa per il bilancio dello Stato. I lavoratori parasubordinati continuano a vedersi aumentati i contributi senza avere reali contropartite né nella busta paga né nei diritti. La legge 30 continua a restare in vigore.


Con questo accordo passa il principio iniquo per cui se un lavoratore vuole conservare qualche diritto, un altro lo deve perdere, perche’ per il governo ogni intervento sulle pensioni e lo stato sociale DEVE ESSERE A COSTO ZERO, cioe’ pagato dalle lavoratrici e dai lavoratori.


Perchè respingere l'accordo, vedi anche
la prima parte
la seconda parte

PERCHE’ RESPINGERE L’ACCORDO SULLE PENSIONI – 2 parte

FINTA GARANZIA DI ESENZIONE PER I LAVORI USURANTI: il Governo stabilisce un elenco di lavori usuranti che allarga i precedenti decreti. Ma prima di tutto i soldi sono contingentati e devono garantire l’uscita dal lavoro di SOLO 5000 persone all’anno, per cui vi saranno le graduatorie tra gli aventi diritto. In secondo luogo gli aventi diritto avranno un’esenzione di 3 anni rispetto al progressivo aumento dell’età pensionabile per cui dal 1 gennaio 2011 dovranno avere almeno 57 anni di età e 36 di contributi e dal 2013 58 anni di età e 36 di contributi: anche a quei pochi lavoratori e lavoratrici cui verra’ riconosciuta l’esenzione dagli scalini in concreto viene alzata l’età pensionabile.

FINTO ANNULLAMENTO DEL TAGLIO DEI COEFFICIENTI DI CALCOLO DELLE PENSIONI FUTURE: viene istituita una commissione che entro il 31 dicembre 2008 dovrà proporre modifiche al regime pensionistico contributivo. Ma dal 1 gennaio 2010 scatta comunque la nuova tabella sui coefficienti che prevede un taglio del 6-8% delle pensioni. La commissione decide come distribuire tra i lavoratori questi tagli, ma non se farli. Dal 2013 scatta la revisione automatica dei coefficienti che avverrà ogni 3 anni (anziché ogni 10), con decreto del Governo: E’ UNA SCALA MOBILE AL ROVESCIO SULLE PENSIONI. Infine la promessa, e non l’impegno, di garantire il 60% della retribuzione per chi fa lavori precari e discontinui, significa in concreto garantire pensioni di 400 o 500 euro mensili ai precari. Poco più dell’attuale pensione sociale minima.

Perchè respingere l'accordo, vedi anche
la prima parte
la terza parte

mercoledì, luglio 25, 2007

PERCHE’ RESPINGERE L’ACCORDO SULLE PENSIONI – 1 parte

FINTA ABOLIZIONE DELLO SCALONE: l’accordo accetta totalmente l’innalzamento dell’età pensionabile previsto dalla legge Maroni. Nel 2013 si potrà andare in pensione solo con 61 anni di età e 36 di contributi, oppure con 62 anni di età e 35 di contributi. Questo peggiora la legge Maroni che prevedeva l’arrivo a 62 anni nel 2014, ma non automaticamente. Nel 2008 si andrà in pensione con 58 anni di età e 35 di contributi, da luglio 2009 con 59 anni di età e 36 di contributi, da gennaio 2011 con 60 anni di età e 36 di contributi. Nella sostanza il lieve miglioramento rispetto allo scalone Maroni per chi è più vicino alla pensione oggi e’ pagato da chi andrà in pensione domani. Dal 2013 l’eta’ effettiva minima del pensionamento e’ 61-62 anni: cioè oltre l’attuale pensione di vecchiaia delle donne che sarà probabilmente messa in discussione.

FINTA ABOLIZIONE DELLE FINESTRE PER CHI MATURA 40 ANNI DI CONTRIBUTI: chi matura 40 anni di contributi potrà andare in pensione con 4 finestre, anziché con le 2 previste dalla riforma Maroni, ma a pagare saranno coloro che andranno con la pensione di vecchiaia. Chi va in pensione di vecchiaia (le donne per ora a 60 anni e gli uomini per ora a 65) d’ora in poi dovrà aspettare le finestre e si vedrà così aumentata di fatto l’età pensionabile. L’inserimento delle finestre nella pensione di vecchiaia servirà anche a pagare la salvaguardia della pensione per 5000 lavoratori posti in mobilità: ancora una volta le lavoratrici ed i lavoratori più poveri pagano la tutela dei diritti di altri lavoratori e lavoratrici.

Con questo accordo sono accettati i tagli alla spesa sociale, alle pensioni e ai diritti decisi dal governo Berlusconi.

Perchè respingere l'accordo, vedi anche
la seconda parte
la terza parte

venerdì, luglio 20, 2007

RESPINGIAMO L’ACCORDO SULLE PENSIONI

Sulla modifica dello scalone, per quelle che sono le anticipazioni di stampa, il nostro giudizio è fortemente negativo. Si tende solo a diluire gli effetti della Maroni e questo non serve ai lavoratori!
Ora va fatta una consultazione vera, un referendum dei lavoratori.
Mobilitiamoci in queste settimane per cambiare il segno dello scalone che continua ad essere profondamente iniquo.
LA VICENDA PER NOI RESTA APERTA


Era il 2004

Il Governo Berlusconi-Lega decideva l’innalzamento dell’età per accedere alla pensione a 60 anni con 35 anni di contributi.

Di colpo tutti i lavoratori dipendenti lavorano da 3 a 4 anni di più, se hanno 40 anni di contributi devono attendere ancora da 6 a 18 mesi per la pensione. I coefficienti di calcolo per le pensioni di chi è a sistema contributivo (tutti i giovani di oggi) si applicano automaticamente senza una seria revisione relativa ai cambiamenti avvenuti.

• La tabella che accompagna la legge 243/2004 “sullo scalone”, redatta dal Governo Berlusconi e consegnata al Fondo Monetario e in Europa è la seguente:


Tra i risparmi fino al 2030 e le spese maggiori fino al 2050 il saldo positivo per lo Stato è di 13 miliardi di euro in 42 anni.



Siamo nel 2007

Cosa è accaduto sui conti della previdenza dal 2004 ad oggi?

• Dal 2007, sono aumentati i contributi per i lavoratori dipendenti dello 0,3%. Questo cambiamento vale 1 miliardo all’anno ed è strutturale, quindi agisce per sempre.

• Dal 2007 sono aumentati i contributi per i lavoratori parasubordinati del 4%. Questo cambiamento vale 1,2 miliardi di euro all’anno ed è anche esso strutturale.

• Dal 2007, grazie alla lotta al lavoro nero, l’INPS ha un attivo superiore di 2 miliardi all’anno rispetto al previsto. Anche questo dato è strutturale.

• Dal 2007 l’unificazione degli ispettori, delle sedi, dell’avvocatura, dell’informatica degli Enti previdenziali, comporta un risparmio di 800 milioni di euro all’anno. Ancora, si tratta di una modifica strutturale.



Con questi conti si dimostra che, togliendo dalla previdenza le spese per “l’assistenza” (che in tutti i Paesi europei sono a carico della fiscalità generale), in Italia il rapporto spesa per le pensioni/PIL è esattamente nella media europea (dati EUROSTAT).

venerdì, luglio 06, 2007

PENSIONI: dibattito tutto politico, slegato dai dati

I pensionati finanziano il bilancio pubblico (di Carlo Clericetti)
Il dato è contenuto nel “Rapporto sullo Stato sociale 2007” presentato a Roma alla Sapienza. Bisogna infatti considerare anche le imposte che vengono pagate sulle pensioni. I poveri in Italia sopra la media europea
Sono i pensionati che finanziano il bilancio pubblico, e non viceversa. L’affermazione, decisamente controcorrente, è contenuta nel “Rapporto sullo Stato sociale 2007”, presentato oggi, 27 giugno, all’università di Roma La Sapienza. La tesi è sostanziata da una tabella a pagina 231 del Rapporto. Il saldo tra spesa e prestazioni è negativo per circa 50 miliardi di euro, ma 30 di questi sono dovuti a prestazioni assistenziali (quelle a fronte delle quali non ci sono contributi versati e dovrebbero dunque essere poste a carico della fiscalità generale); rimarrebbe un deficit di 20 miliardi, ma lo Stato ne incassa quasi 28 dalla normale tassazione sul reddito dei pensionati. Alla fine, dunque, il saldo risulta attivo per il bilancio pubblico, per quasi 7.300 miliardi.
Il Rapporto, curato come ogni anno dall’economista Felice Roberto Pizzuti e promosso dal Dipartimento di economia pubblica della Sapienza e dal Criss (Centro di ricerca interuniversitario sullo Stato sociale, presieduto da Maurizio Franzini), contesta a suon di cifre una serie di affermazioni considerate scontate nel dibattito economico-politico. Sul costo dell’abolizione dello “scalone” previdenziale, per esempio: negli attuali conteggi, osserva il Rapporto, non si considera che la prospettiva dello “scalone” ha già modificato i comportamenti, accelerando la “fuga” dal lavoro di chi ha potuto permetterselo, mentre molti sono comunque obbligati a rimanere il più possibile – a prescindere da qualsiasi norma – per procrastinare la riduzione del reddito che avranno andando in pensione. Se si rifanno i conti tenendo conto di questi fattori, il costo dell’abolizione – o della trasformazione dello scalone di tre anni in tre scalini da un anno – risulta assai ridotto.
Quanto alla famosa “gobba”, cioè l’aumento della spesa per pensioni previsto intorno al 2030, era stata calcolata stimando l’ingresso di 150.000 lavoratori stranieri l’anno, ma la media degli ultimi anni è stata un numero più che doppio: tutti lavoratori che verseranno contributi che non erano stati considerati, facendo così sparire la “gobba”.
Quella sulla previdenza è solo una delle sezioni del rapporto, che si occupa anche di sanità, inclusione sociale, formazione, problemi del mercato del lavoro. Si rileva per esempio che le persone a rischio di povertà sono da noi oltre il 19%, contro una media europea del 16; ma nelle regioni meridionali l’incidenza della povertà è ben cinque volte maggiore rispetto alle regioni del nord.
Quanto poi al mercato del lavoro, la parola d’ordine in tutta Europa è da alcuni anni “flexicurity”, cioè aumentarne la flessibilità ma nello stesso tempo garantire alle persone una certa sicurezza, sia come sostegno economico nei periodi di disoccupazione, sia come formazione e altre politiche attive per il passaggio ad un nuovo lavoro. In Italia, però, è stata attuata solo la prima parte di questo programma, ossia la flessibilità del lavoro: l’indicatore Ocse sul grado di protezione legislativa del lavoro colloca il nostro paese nella metà più bassa della classifica. A fronte di questo, le garanzie sono del tutto insufficienti e per intere categorie semplicemente inesistenti. Oltretutto, le categorie meno protette nel mondo del lavoro non staranno meglio quando andranno in pensione, perché con i loro versamenti bassi e discontinui avranno assegni che li collocheranno senz’altro entro i livelli di povertà. Insomma, conclude il Rapporto, da noi la flessibilità viene vista solo come un modo per ridurre il costo del lavoro, a vantaggio, quindi, di imprese poco competitive e poco innovative, invece di essere utilizzata per rendere più dinamico il sistema produttivo.
Il Rapporto, insomma, offre al dibattito una serie di dati e di analisi che, come ha osservato Luciano Gallino, uno dei relatori, dovrebbero essere alla base dell’attuale discussione sulle riforme dello Stato sociale, mentre sembra che ben pochi le conoscano.
(28 giugno 2007)

Pensioni: Ferrero, La Previdenza ha finanziato lo Stato con 42 Mld in 6 anni
Come sempre, secondo il ministro per la solidarieta' Paolo Ferrero ''nelle ore cruciali delle trattative a destra e manca si sfornano dati sul disastro rappresentato dalla spesa pensionistica''. Ma queste grida d'allarme, ''buon ultima quella della Corte dei Conti'' secondo il ministro ''sono infondate'' e, anzi, il bilancio dello Stato ''e' stato addirittura finanziato dai contributi previdenziali dei lavoratori''. Nella tabella che Ferrero illustra in una nota, estratta dal Rapporto sullo Stato sociale del 2007, redatto dal Dipartimento di economia pubblica dell'Universita' la Sapienza di Roma e presentato oggi, si evince infatti che ''la spesa previdenziale - spiega Ferrero - al netto della spesa assistenziale (che e' notoriamente a carico della fiscalita' generale e non dei soli lavoratori) e delle tasse pagate dai pensionati sulle pensioni, e' inferiore ai contributi versati dai lavoratori''. Un 'finanziamento diretto' della previdenza nei confronti delle casse dello Stato che ammonta a 4,540 miliardi per il 2000; 9,811 miliardi per il 2001; 7,463 miliardi per il 2002; 5,845 miliardi per il 2003; 7,514 miliardi per il 2004; 7,283 miliardi per il 2005. ''Altro che costo delle pensioni - commenta Ferrero -. Solo negli ultimi 6 anni il sistema previdenziale ha dato al bilancio dello Stato ben 42,456 miliardi''. E' evidente, per il ministro della Solidarieta', ''che le risorse interne al sistema per togliere lo scalone ci sono, senza contare che l'aumento dello 0,3% dei contributi previdenziali deciso dalla finanziaria di quest'anno - come aveva spiegato oggi nel suo intervento - produce un gettito maggiore di circa 1 miliardo all'anno e che la razionalizzazione della gestione dei diversi Enti previdenziali dara' un gettito di almeno 750 milioni l'anno''. Da questi dati risulta evidente come i margini economici per chiudere un positivo accordo con i sindacati che tolga di mezzo il famoso scalone ci sono e per questo Ferrero ritiene necessario ''che il Governo faccia un passo nella direzione prevista dal programma e richiesto dalle organizzazioni sindacali, al fine di chiudere positivamente questa vertenza''.
(ASCA) - Roma, 27 giugno

Gallino: Il professore di Sociologia all’Università di Torino invita a guardare i bilanci dell’Inps: «Permettono l’abolizione dello scalone, a patto che si separi l’assistenza dalla previdenza. Il fondo dipendenti pubblici è in attivo»
E' possibile abolire lo "scalone" Maroni se si procede alla «separazione tra assistenza e previdenza». Luciano Gallino guarda al dibattito politico di queste settimane con una buona dose di scetticismo e critica. «Invece di partire dai dati, si parte dall’opzione politica, quella di ridurre le pensioni pubbliche per favorire quelle private e poi si cerca di ornare quell’opzione con i ti scelti a seconda delle proprie convenienze...Bisognerebbe fare il contrario».

Professor Gallino,lo stato dei conti pubblici giustifica la scelta di non abolire lo ”scalone” Maroni, come sostenuto dall’ala riformista del governo?
Certamente è possibile abolire lo “scalone”, ma bisogna riqualificare i bilanci previdenziali. Sulla previdenza pesano le gestioni assistenziali, che già la legge 67 dell’88 voleva separare: l’obiettivo è rimasto lettera morta. Queste gestioni o spese assistenziali, a fronte delle quali non ci sono contributi versati e che sono dunque a carico della fiscalità generale, costano allo Stato 30 miliardi di euro l’anno, il 2 per cento del Pil. Si potrebbe obiettare che, tolti questi trenta miliardi, resta un deficit di 20 miliardi di euro, dato che il saldo tra spesa e prestazioni è negativo per circa 50 miliardi di euro. Ma non è così, in quanto il restante deficit rientra in forma di tassazione sulle pensioni. In Italia le pensioni sono tassate come redditi ordinari, dunque, a conti fatti, su quei 20 miliardi di uscite lo Stato ne incassa quasi 28 mld dalla normale tassazione sul reddito dei pensionati. Perciò alla fine, il saldo risulta attivo per il bilancio pubblico, per quasi 7.300 miliardi. Lo dice un rapporto appena pubblicato dall’Università La Sapienza di Roma sullo “stato sociale 2007”: sono i pensionati che finanziano il bilancio pubblico e non il contrario.

Come si spiega il fatto che queste considerazioni siano assenti dal dibattito politico?
Il bilancio dell’Inps è complicato da studiare, il primo tomo è formato da 933 pagine...

Pigrizia,semplice ignoranza o c’è il dolo?
E’ in atto uno scontro esclusivamente politico. Qualcuno ha deciso che bisogna tagliare le pensioni pubbliche a favore di quelle private partendo da un’opzione politica e decorandola con dati scelti secondo le proprie convenienze, tacendo sul resto. Andrebbe detto invece che tra i fondi previdenziali dell’Inps l’unico ad essere in attivo è quello dei lavoratori dipendenti: risulta in passivo solo perchè gli accollano i disavanzi di ex fondi tra cui anche quello dei Dirigenti d’azienda. Una discussione seria dovrebbe partire dall’analisi dei dati per poi scegliere l’opzione politica, non il contrario.

Chi genera il rovesciamento della discussione? Ci sono lobby che spingono per il rafforzamento della previdenza privata?
E’ probabile, ma non ci sono le prove. Quello che è evidente è che si fanno affermazioni e si elaborano piani senza il fondamento di dati reali di economia. Attenzione: non è manipolazione dei dati, ma la scelta, tra la migliaia di questi, di quelli che giustificano una tesi abbracciata anni fa e impermeabile ad argomenti razionali.

E’successo anche con la riforma Dini?
Sì, nel ’95 quella riforma ha generato il meccanismo di frattura generazionale che fa discutere oggi.

Anche la sinistra e i sindacati studiano poco i dati?
Direi di sì. Mi meraviglio perchè il rapporto dell’Università di Roma che ho citato non venga usato. E’ molto sfruttabile. E poi perchè non usano l’argomentazione sul fatto che l’unico fondo in attivo è quello dei dipendenti pubblici? E’ strano, ma non lo fanno.

Ha previsto che questo governo non riuscirà ad approvare una seria legislazione sul lavoro. Sulle pensioni cosa ci si può aspettare?
Ci si può aspettare la riduzione dello scalone e l’abolizione della revisione dei coefficienti, che è un altro modo per ridurre le pensioni pubbliche. Sul piano Damiano si può discutere, ma ormai è in corso una prova di forza che ha poco a che fare con la razionalità.

Angela Mauro su Liberazione del 6 Luglio 2007


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Per approfondimenti (suggeriamo di saltare i primi 30 minuti):
Documentazione audiovisiva della presentazione del "Rapporto sullo Stato sociale 2007" tenutosi all’università di Roma La Sapienza e pubblicato sul sito di Radio Radicale

domenica, giugno 03, 2007

Pensioni. Serve la mobilitazione dei lavoratori

Damiano: «Chiudiamo entro giugno».
Epifani alza la voce: «C’è molta inquietudine tra i lavoratori. Convocateci»


O.d.g. sulle pensioni, votato ad unanimità, del Comitato Direttivo della Filcams Cgil del Trentino

Il Ministro del Tesoro ha minacciato il sindacato: o accettate i tagli alle pensioni, oppure i tagli ci saranno lo stesso, sulla base di quanto già deciso dal governo Berlusconi.
Il Ministro del Lavoro ha proposto di peggiorare i coefficienti di calcolo delle pensioni per i più giovani e di trasformare lo scalone, cioè l'aumento a 60 anni dell’età pensionistica, previsto dalla legge Maroni per il 1° gennaio 2008, in una serie di “scalini” che però portano allo stesso risultato: 62 anni di età minima per andare in pensione, a partire dal 2014!
Il governo si è impegnato, prima delle elezioni, a superare lo scalone che innalza l’età pensionabile. Con la finanziaria ben 5 miliardi di euro sono stati presi dalle tasche delle lavoratrici e dei lavoratori con l’aumento dei contributi pensionistici.
A questo punto non ci sono scuse: sulle pensioni le lavoratrici e i lavoratori hanno già dato e ora devono solo ricevere. Chiediamo:

  1. la totale abolizione dello scalone, il mantenimento dell’età di pensionamento a 57 anni con 35 di contributi, senza alcun taglio dei coefficienti di calcolo delle pensioni;

  2. il miglioramento delle pensioni più basse e del trattamento pensionistico per le nuove generazioni, che si vedranno le pensioni falcidiate dalla precarietà del lavoro e dal sistema contributivo;

  3. la separazione totale della previdenza dall’assistenza, che deve essere posta a carico delle tasse di tutti i cittadini e non solo dei lavoratori;

  4. la lotta agli sprechi, ai privilegi, a partire da quelli dei politici, al lavoro nero e all’evasione fiscale e contributiva, che sono mezzi concreti e giusti per finanziare il miglioramento del sistema pensionistico.
Il governo cerca di prendere tempo e di trascinare la trattativa per imporre al sindacato un accordo capestro. Bisogna fermare questo disegno e il modo per farlo è lo sciopero generale.
La Filcams Cgil del Trentino avvierà una capillare campagna di assemblee e si attiverà perchè si raccolgano le firme, si pronuncino le lavoratrici e i lavoratori. Il mondo del lavoro non è più disposto ad accettare tagli e sacrifici sulle pensioni e sullo stato sociale.
IL Comitato Direttivo della Filcams Cgil del Trentino
Trento, 23 maggio 2007

mercoledì, maggio 09, 2007

PENSIONI: una giornata di ordinaria confusione.

Il segretario del Prc, Franco Giordano, ha sottolineato che per avere il via libera di Rifondazione alla riforma della previdenza «bisognerà ripartire dal programma sottoscritto e condiviso da tutti gli alleati dell'Unione, alla base del mandato elettorale»; ha parlato anche di «abbattere integralmente lo scalone introdotto dal governo delle destre» e «Non mettere mano ai coefficienti di trasformazione e garantire che qualsiasi aumento dell'età pensionabile si basi su forme di incentivo e sia del tutto facoltativo».
Grottesco che in soccorso di Padoa Schioppa siano scesi in campo esponenti della destra. Il leghista Roberto Calderoli, «Padoa-Schioppa fa bene a tenere duro, la riforma Maroni serviva a garantire la pensione ai giovani», o Altero Matteoli (An), «Oggi abbiamo assistito all'assalto della sinistra radicale al ministro dell'Economia che viene bocciato, sconfessato sulle pensioni e sul tesoretto e considerato come un intruso nel governo». Plauso da Maurizio Beretta (direttore Confindustria) «non ritiene utile mettere mano alle norme in vigore se questo significa pesare sulla finanza pubblica con maggiori risorse».
Paolo Ferrero, ministro della Solidarietá sociale che proprio mercoledì mattina è tornato a chiedere l'abrogazione delle legge Biagi, ha bocciato l'impostazione scelta all'apertura del confronto coi sindacati «l'abolizione dello scalone era nel programma con cui ci siamo presentati agli elettori. Abbiamo fatto quella promessa anche se sapevamo che era un costo e adesso dobbiamo mettere le risorse necessarie per questa abolizione, non è una richiesta di Rifondazione, è il programma dell'Unione».

MA COSA DICE IL FAMOSO PROGRAMMA DELL’UNIONE?

Per il bene dell’Italia. Programma di Governo 2006-2011
Una previdenza sicura e sostenibile

Dalla proiezione fino al 2050, utilizzata come riferimento per
gli ultimi provvedimenti adottati e nelle procedure di confronto
con gli altri paesi europei, si vede che l'incidenza della
spesa pensionistica italiana sul PIL, inizialmente una delle
più elevate in Europa, risulta tra le più stabili nel tempo, con
una crescita inferiore ai due punti percentuali nella fase
intermedia, quando subito dopo il 2030 si dovrebbe arrivare al
valore più alto, e una successiva contrazione che riporta l'incidenza
della spesa ad un livello leggermente inferiore a quello
attuale. Nello stesso periodo, il rapporto tra spesa per pensioni
e PIL nell’insieme dei paesi europei registra una crescita di
circa tre punti percentuali, con notevoli differenze nel profilo
temporale e nella dimensione delle variazioni per ogni Paese.
La stabilizzazione della spesa pensionistica italiana nell’arco
dei prossimi cinquant’anni, che riavvicina di molto il nostro
paese alla media europea, è determinata dal concorrere di vari
fattori. In particolare, a contrastare il tendenziale effetto
espansivo sulla spesa dovuto all'aumento del tasso di dipendenza
demografica, ci sono in ordine di importanza la restrizione
dei criteri di accesso al pensionamento, l'aumento del tasso di
occupazione ma, soprattutto, la discesa dei "tassi di sostituzione",
cioè del rapporto tra pensione e ultima retribuzione, nelle fasce di età che precedono i 65 anni.
Come indicano dunque le proiezioni, il sistema previdenziale
italiano, con il passaggio al regime contributivo, offre nel
lungo periodo garanzie di sostenibilità finanziaria più solide
rispetto ai sistemi pensionistici di quasi tutti gli altri paesi
europei. Tuttavia, dalle stesse proiezioni emerge un problema
serio, che riguarda l'ammontare futuro dei trattamenti pensionistici rispetto ai redditi da lavoro.

Da ciò discende la necessità di intervenire a favore delle parti
più fragili del sistema, che sono individuabili soprattutto
nelle lavoratrici e nei lavoratori con carriere discontinue e
meno retribuite, oltre che nei pensionati che sopravvivono più a
lungo dopo il pensionamento.
Il governo di centrodestra, pur basandosi su documenti che delineano
il quadro appena esposto, si è mosso solo in direzione
della “sostenibilità finanziaria” del sistema pensionistico,
con misure inique che peggiorano la ”adattabilità” del sistema
stesso, e ha tralasciato ogni azione diretta a rendere in prospettiva
più adeguati i trattamenti.
L’innalzamento rigido dell’età di pensione, che il governo ha
applicato anche al regime contributivo, produce effetti pressoché
nulli sulla sostenibilità finanziaria di lungo periodo,
poiché con questo metodo di calcolo l'onerosità di una pensione
è sostanzialmente identica per ogni età di ritiro nell'intervallo
previsto.
Ancora più importante è il fatto che la flessibilità del sistema
contributivo introdotta dalla riforma "Dini" aiutava anche a
risolvere il problema dei lavoratori in difficoltà a mantenere
un posto fisso di lavoro oltre certe soglie di età. Con la
situazione che si viene a creare, senza adeguati interventi per
favorire la prosecuzione della carriera, molte persone ultracinquantenni rischiano, quando sono estromesse dall'attività
lavorativa, di non avere più un salario e di non avere ancora
diritto alla pensione.
Inoltre, va ricordato che con le precedenti riforme era già
stata raggiunta un mediazione basata sugli anni di anzianità o
sulla combinazione tra anzianità contributiva e soglia di età
che, vista la proiezione di medio termine dei conti della previdenza
non richiede interventi strutturali. L'aumento "a scatto"
dell'età richiesta è anche una misura poco coerente con l’obiettivo
di controllare la spesa, in quanto, da un lato non si spiega
perché fino al 2008 non ci sia necessità di risparmio, mentre
dopo il 2008 questa esigenza assuma una tale urgenza da richiedere il blocco delle uscite di anzianità per tre/cinque anni,
con la possibilità che un’accelerazione delle uscite negli anni
che precedono l’entrata in vigore renda meno efficace e più iniquo il gradino temporale.
Inoltre questa misura determinerebbe
un consistente ostacolo all’ingresso al lavoro per le giovani
generazioni, aggravando ulteriormente la situazione attuale sul
versante del mercato del lavoro.
Anche l'altra misura molto sbandierata dal governo di centrodestra,
cioè l’incentivo per il posticipo del pensionamento (il
cosiddetto "bonus"), si presta a diverse critiche. In particolare,
se calcolato correttamente, il bonus non presenta effettivi
vantaggi se non per chi ha retribuzioni più elevate e che,
con più probabilità, avrebbe comunque continuato a lavorare.
Ciò è confermato dai dati che registrano basse quote di beneficiari
tra le qualifiche inferiori, le donne e le regioni del
mezzogiorno, con in aggiunta un incidenza della misura sui conti
pubblici del tutto modesta.
Nel complesso, a differenza dell’indirizzo perseguito dall’attuale
governo, i maggiori oneri connessi al periodo di transizione
al nuovo regime pensionistico, la cosiddetta "gobba", non
costituiscono un problema particolare, anche tenendo presente
che in una economia in crescita, anche allargandosi la quota di
risorse da indirizzare alle pensioni, il reddito reale procapite
delle persone attive può comunque aumentare.
Sulla base di ciò, noi crediamo necessario intervenire con
misure migliorative e di razionalizzazione dell'esistente.
In particolare puntiamo a:
- ribadire la necessità di attenersi alle linee fondamentali
previste dalla riforma "Dini" che senza altre continue
ipotesi di riforma del sistema pensionistico che minano
la sicurezza sul futuro dei lavoratori - rappresentano
già la principale garanzia di sostenibilità finanziaria
del sistema;
- eliminare l’inaccettabile “gradino” e la riduzione del
numero delle finestre che innalzano bruscamente e in modo
del tutto iniquo l’età pensionabile, come prevede per il
2008 la legge approvata dalla maggioranza di centrodestra;
- affrontare il fenomeno dell'evasione contributiva con
opportuni strumenti di controllo e accertamento, compreso
un aumento di organico degli ispettori del lavoro del
Ministero e degli enti, dai quali verrebbe anche un consistente
aiuto per la lotta al sommerso;
- per compensare la tendenza al ribasso dei trattamenti
pensionistici, intervenire sull’adeguamento delle pensioni
al costo della vita e approntare misure efficaci che
accompagnino verso un graduale e volontario innalzamento
dell'età media di pensionamento.
Con la tendenza all’aumento della vita media e all'interno
di una modifica complessiva del rapporto tra tempo di vita e
tempo di lavoro, l’allungamento graduale della carriera
lavorativa, tenendo conto del diverso grado di usura provocato
dal lavoro, dovrebbe diventare un fatto fisiologico.
Il processo va incentivato in modo efficace, con misure
incisive, che non mettano a rischio l’adeguatezza della
pensione. In particolare, occorre fare leva su meccanismi
di contribuzione figurativa, a cui abbinare incentivi per
le imprese che mantengano nel posto di lavoro le persone
sopra i cinquant’anni.

domenica, maggio 06, 2007

Lo SCALONE sul sito di Biani


Pensioni : Giorgio Cremaschi: “Il governo svela le carte, sciopero generale”
“I giornali pubblicano con ampio risalto un’ipotesi del Ministero del Lavoro di aumento fino a 62 anni dell’età pensionabile. Siamo di fronte a un attacco gravissimo alle condizioni e ai diritti dei lavoratori, che non è mitigato dal fatto che il percorso proposto dall’attuale governo sia più lento di quello deciso dal governo Berlusconi.”
“La sostanza è la stessa: si aumenta l’età pensionabile colpendo prima di tutto quelle lavoratrici e quei lavoratori che già oggi non ce la fanno a raggiungere la pensione per lo stress e la fatica delle condizioni del lavoro. Inoltre l’elevazione dell’età pensionabile creerà ancor più lavoro precario per i giovani a cui verranno anche ulteriormente decurtate le pensioni. Infatti, le indiscrezioni della stampa dicono che vi sarà anche il taglio dei coefficienti di calcolo per le pensioni future.”
“Siamo di fronte a una linea che va nella direzione opposta a quanto chiedono i lavoratori. A questo punto, se il governo conferma queste posizioni, non vi è alcuno spazio di negoziato; Cgil, Cisl e Uil devono quindi interrompere il confronto e passare alla mobilitazione, fino allo sciopero generale. Non c’è alcun mandato dai lavoratori per negoziare sulle basi di trattativa che sta proponendo il governo.”

Roma, 4 maggio 2007

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RIUNIONE NAZIONALE R28A IN FILCAMS - 25 Maggio - Bologna
Basta con la moderazione salariale - Basta con la sindrome del Governo "amico"