
Bacheca sindacale virtuale dei dipendenti CA
Alcuni colleghi hanno chiesto delucidazioni in merito alle modalità con cui l'azienda sta gestendo la questione ferie.
Ufficiosamente si parla di probabile chiusura aziendale (2 settimane ad Agosto + 1 settimana ad inizio Gennaio 2008); fino a questo momento NON c'è stata nessuna comunicazione ufficiale a tale riguardo.
Guardiamo allora la normativa relativa alle ferie:
Premesso che riteniamo giusto che le ferie vengano fatte e non monetizzate, il nostro parere è che:


CCNL TERZIARIO: AD APRILE SCATTA L’INDENNITÀ DI VACANZA CONTRATTUALE.
MA IN CA NON SI APPLICA?
Con il mese di aprile 2007 le aziende che applicano il C.C.N.L. per i dipendenti da aziende del terziario della distribuzione e dei servizi – Confcommercio dovranno corrispondere ai propri dipendenti l’indennità di vacanza contrattuale.
Tale indennità, in base a quanto previsto dall’accordo tra Governo e parti sociali del 23 luglio 1993, viene pagata quando un contratto collettivo è scaduto da più di tre mesi e non è ancora stato rinnovato.
Il C.C.N.L. per i dipendenti da aziende del terziario della distribuzione e dei servizi – Confcommercio è scaduto il 31 dicembre 2006 per cui, come detto, l’indennità dovrà essere corrisposta dal mese di aprile 2007.
Nella tabella seguente si riportano unicamente i valori dell’I.V.C. da corrispondere mensilmente per il primo periodo di vacanza contrattuale.
Sarà nostra cura, ove non si arrivasse alla conclusione dell’accordo di rinnovo del CCNL entro i prossimi tre mesi, fornire i nuovi ed ulteriori importi dell’I.V.C. da corrispondere a partire dal mese di luglio.
Si ricorda, infine, che tale indennità cesserà di essere corrisposta al momento in cui entrerà in vigore l’aumento dei minimi derivante dal rinnovo del contratto collettivo nazionale.
Per quanto riguarda l’incidenza dell’ indennità ai fini del calcolo degli istituti contrattuali e di legge si ritiene che la stessa debba essere considerata alla stregua degli elementi retributivi presi in considerazione per la sua determinazione (paga base e contingenza).
IMPORTI DA CORRISPONDERE A TITOLO DI INDENNITA’ DI VACANZA CONTRATTUALE A DECORRERE DAL MESE DI APRILE 2007
QUADRI 11,28
I LIVELLO 10,46
II LIVELLO 9,46
III LIVELLO 8,52
IV LIVELLO 7,77
V LIVELLO 7,31
VI LIVELLO 6,87
VII LIVELLO 6,32
Nicola Cappelletti
Filcams-CGIL Milano
cell.3355842008
fax.02700540649
vocal.0230312265
www.filcamsmilano.it/
P.S.: presso l'ufficio HR e presso la RSA, per chi la desiderasse, è disponibile la dichiarazione sulla Privacy rilasciata da Thalia S.R.L. in merito alle informazioni raccolte con gli assessment
Si rinnova anche quest’anno il tradizionale appuntamento con il “Concerto del Primo Maggio”, promosso da CGIL, CISL e UIL per celebrare la Festa del Lavoro. “L’Italia riparte dal lavoro” è lo slogan scelto da Cgil, Cisl e Uil per il Primo Maggio 2007. In mattinata, i sindacati svolgeranno una grande manifestazione a Torino, per la quale è prevista la diretta televisiva su Rai Tre dalle 10.45 alle 12.00.
La Festa del Lavoro affonda le sue radici nelle battaglie intraprese dal movimento operaio verso la fine del secolo scorso.
Il primo maggio del 1886, infatti, negli Stati Uniti, la "Federation Trade and Labor Unions" aveva proclamato i primi scioperi ad oltranza per chiedere di sancire contrattualmente l'orario lavorativo di otto ore. Le agitazioni riguardarono circa 400 mila lavoratori dei diversi stati dell'Unione e provocarono scontri con la polizia, come avvenne il 4 maggio a Chicago, dove al termine di una grande manifestazione con oltre 80 mila persone una vera e propria battaglia causò 11 morti ed un centinaio di feriti.
La decisione di organizzare una manifestazione a data fissa per ridurre legalmente la giornata di lavoro fu presa però solo tre anni più tardi, il 14 luglio 1889, approvando all'unanimità una mozione presentata dai delegati francese e statunitense al Congresso della Seconda Internazionale.
In Europa la prima celebrazione della Festa del Lavoro si ebbe quindi nel 1890, con esclusione dell'Italia dove l'allora presidente del Consiglio, Francesco Crispi, impartì ordini severi ai prefetti di reprimere sul nascere qualsiasi manifestazione di piazza.
Nel nostro paese la prima commemorazione della Festa del Lavoro si tenne l'anno successivo, il primo maggio del 1891, in un clima tutt'altro che tranquillo, tanto che a Roma, in scontri tra polizia e dimostranti, ci furono due morti e decine di feriti.
Dal 1891 fino all'avvento del fascismo il primo maggio coincise con le celebrazioni della Festa dei Lavoratori, ma dall'ambito sindacale dell'orario di lavoro le rivendicazioni si estesero al terreno dei diritti civili e a quello della politica internazionale del Paese.
Dopo l'ottobre del 1922 Mussolini decise di abolire le celebrazioni del primo maggio e stabilì la data del 21 aprile (Natale di Roma) per festeggiare "il lavoro italiano e non quello inteso in senso astratto e universale".
Durante il ventennio di regime fascista, tuttavia, in molte grandi città le commemorazioni proseguirono, sia pure in modo clandestino. Nel 1945, con la Liberazione, il primo maggio tornò a coincidere con la festa del lavoro.
Delle celebrazioni in epoca repubblicana resta memorabile per la sua tragicità quella del 1947 a Portella della Ginestra, nelle campagne del palermitano, dove durante una manifestazione di braccianti i banditi di Salvatore Giuliano spararono sulla folla uccidendo 11 persone.
Negli anni successivi le celebrazioni del primo maggio si intrecciano con le vicende interne alle confederazioni sindacali e agli svilupi della situazione politica, sociale ed economica dell'Italia.
Il primo maggio 1990, anno del centenario, CGIL, CISL e UIL organizzano una celebrazione a Milano, nell'area degli ex stabilimenti Ansaldo, alla quale partecipa, per la prima volta nella storia della Festa del Lavoro, il Presidente della Repubblica.
-------------------------------

Ci rivolgiamo
Ai precari e alle precarie, ai lavoratori e alle lavoratrici. Ai nativi ed ai migranti, uomini e donne. Ai contorsionisti della flessibilità, alle equilibriste del quotidiano. Ai cocoprecarizzati, alle interinali, alle false partite IVA, ai precari a tempo indeterminato e ai garantiti chissà fino a quando. Agli studenti, ai ricercatori, alle ricercatrici ed alle precarie della formazione e dell'informazione. A tutti/e quelli/e che cercano reddito e salario, a tutti/e coloro che pretendono diritti.
Per la settima volta la Milano precaria grida Mayday !
L'urlo che sette anni fa ha squarciato il silenzio imbarazzato dei media, e di ogni istituzione, di destra come di sinistra, che avvolgeva la questione precaria, si è trasformato oggi in una potente evocazione, in un riferimento unico, in una tappa imprescindibile della politica nazionale.
Ogni Mayday costituisce storia a sé, lo si sa, ma nell'arco del tempo il protagonismo dei precari e delle precarie si è fatto sempre più evidente assumendo una centralità che si è emancipata dall'intermediazione di sindacati, partiti e centri sociali. Nell'anno che ha ribadito l'inaffidabilità dei partiti "radicali" e lo smarrimento del movimento, precari e precarie hanno trovato modi e tempi per auto-organizzarsi nella rappresentazione di piazza e nell'evoluzione del percorso che unisce una Mayday all'altra.
Da sempre siamo convinti che la precarietà costituisca un elemento di crisi non solo nella società, ma anche nei movimenti sociali, politici e sindacali che cercano di attraversarla e cambiarla. E la Mayday ha dimostrato proprio questo. Chi vuole agire contro la precarietà non può non fare i conti con i meccanismi che la generano. La precarizzazione è un fenomeno complesso, un mix micidiale di atomizzazione, ricatto e consenso.
Il crescente protagonismo dei precari è il frutto di un percorso che ha saputo, partendo dalla narrazione collettiva, generare un processo virtuoso che ha sostituito l'azione visibile, ma molte volte estemporanea, che ha preceduto molti primi maggio, in un'accumulazione continua di volontà, talenti e passioni che a loro volta hanno generato sempre maggiore partecipazione. La radicalità risiede nelle relazioni, si diceva due anni fa. La radicalità oggi, lo ribadiamo, sta nella capacità di tradurre le frustrazioni, l'isolamento e i ricatti che i precari vivono quotidianamente su un piano nuovo dove la delusione verso l'in/civiltà delle imprese si trasformi in complicità fra i precari e nel quale si sappia rinnovare il conflitto per fare fronte allo spiazzamento in cui la precarietà ci immerge.
Pensiamo che la tutela del contratto a tempo indeterminato per chi vive una reale subordinazione siano ancora un riferimento importante per le rivendicazioni dei precari e delle precarie, ma siamo convinti che la struttura sociale, caratterizzata da questa forma di "stabilità", non possa più riprodursi oggi. La Mayday rivendica la generalizzazione dei diritti e invoca la continuità del reddito come elementi fondamentali per disarmare il ricatto permanente a cui precari e precarie sono sottoposti/e.
Ma è importante fare almeno una precisazione: il governo del centro-sinistra è debole e non vuole cogliere le implicazioni di una diffusione a macchia d'olio della condizione di precarietà. I tavoli sugli ammortizzatori, sulle pensioni e sui nuovi diritti propongono un'articolazione complessa di "soluzioni" che si dirigono verso orizzonti che ci spaventano. La scelta di ammortizzare la precarietà anziché pensare a un insieme di misure, diritti, e tutele tali da rafforzare la posizione dei precari mostra un intendimento preciso: si vogliono tutelare i processi di precarizzazione - e quindi di profitto - attraverso i quali le aziende si stanno arricchendo, ammorbidendone tuttalpiù gli effetti più nefasti. Si vuole curare il sintomo senza preoccuparsi del male, sperando che il malato se ne dimentichi. La continuità del reddito invocata dalle decine di migliaia di partecipanti alle Mayday Parade di questi anni, può tradursi in un'opportunità, anziché in una ennesima catena, se consente ai precari di scegliere, di rifiutare i lavori peggiori, e quindi, implicitamente, di confliggere per migliorare le proprie condizioni. Ogni altra proposta definisce una traslazione della precarietà, ma non certo una diminuzione della sua intensità. Poco importa se siamo precari nella vita per i ricatti del mercato del lavoro o se lo siamo per i ricatti combinati di quest'ultimo e di un welfare che ci inchioda al dovere del lavoro a qualunque costo.
Sappiamo bene anche che la precarietà parte dal lavoro per permeare nel sociale ovvero nell'insieme di gesti, relazioni e scelte che ognuno di noi compie giorno per giorno, per necessità, per volontà, per sensibilità o per costrizione. In questo senso i cinque assi della precarietà rappresentano perfettamente l'orizzonte a cui guardare. La casa, oramai diritto proibito non solo per i precari, gli affetti, la formazione, l'accesso ai saperi e ad una mobilità libera, gratuita e compatibile con il nostro ambiente vitale, rimangono campi di intervento e conflitto fondamentali, che nelle diverse declinazioni incontrano ed attraversano da sempre la Mayday. Così come le tematiche dell'antiproibizionismo e dell'autoderminazione sulle quali il governo, che subisce l'offensiva clericale, si è dimostrato senza il carattere necessario per mantenere le promesse fatte.
L'autoderminazione di sé, dei propri piaceri/desideri e la giusta pretesa di controllo sul proprio corpo sono istanze che non accettano inter/mediazione e vanno rivendicate attraverso la cospirazione dei soggetti.
Le campagne securitarie, i richiami all'ordine e alla legalità, la bossi-fini e i CPT costituiscono un perno fondamentale con cui si ricatta una parte importantissima del tessuto sociale: i migranti. Il vincolo tra lavoro e diritti di cittadinanza è una gravissima forma di barbarie e di ingiustizia che umilia ed esaspera le differenze, rendendo sempre più difficile la tanto millantata integrazione. I migranti oggi sono l'espressione più evidente di cosa significa precarietà di vita, e di come la fame di profitto delle imprese, bisognose di manodopera, non conosca limiti: il loro diritto al reddito, alla casa, alla salute, all'istruzione è, per legge, sotto il controllo delle imprese. E sempre attraverso la richiesta legalità, viene loro impedito di emanciparsi da questo giogo, come avviene in Lombardia per i proprietari del phone center, che dall'oggi al domani dovrebbero perdere la loro unica fonte di reddito e tornare alle ricerca di un contratto di lavoro.
La precarietà non si esprime in maniera omogenea, ma è l'esercizio premeditato di diverse strategie che colpiscono le molteplici parti del corpo sociale dividendole e compartimentandole. Il neoliberismo ha bisogno dello scontro di civiltà. L'unico scontro che ci interessa è quello che contrappone due intendimenti differenti sul modo per costruire una società differente: la strada dei diritti o la via della legalità. Ognuno scelga ora senza ambiguità, la propria priorità; quale dei due termini costituisce la leva principale attraverso la quale muovere il proprio impegno e determinare le proprie visioni. Per noi resta chiaro che la legalità è sempre iniqua e che la conquista dei diritti sociali passa attraverso l'esercizio del conflitto. A Milano dove il disagio, la rabbia, l'esclusione crescono di giorno in giorno assumendo via via forme sempre più incontrollabili, l'amministrazione contrappone la pretesa che tutto ciò non sporchi o non occupi i marciapiedi del consumo o le strade dello shopping. Questa spudorata equiparazione ci è lontana nella maniera più assoluta. E' necessario affermare i diritti di cittadinanza, abolire i CPT, cancellare la Bossi-Fini e tutte le leggi discriminatorie.
Anche quest'anno la Mayday attraversa le città europee perché l'Europa è lo spazio pubblico da costruire come ambito sociale e conflittuale per superare la condizione precaria. L'Europa che ci immaginiamo è molto diversa da quella monetaria che l'ipocrisia del nuovo millennio ha partorito. All'interno di essa vogliamo proporre una nuova politica di welfare, che fissi criteri sociali uniformi per nativi e migranti, riduzione delle tipologie contrattuali atipiche, fissazione di un salario minimo orario che prescinda dalla condizione lavorativa e garanzia di continuità di reddito per tutti e tutte.
L'EuroMayDay è oggi uno dei processi costituenti della nuova idea di Europa, radicale, libera sociale e sostenibile.
Milano, 28 aprile 2007
COMUNICATO FINALE ASSEMBLEA DEL 23 APRILE 2007
L’assemblea generale dei lavoratori di CA prende atto della dichiarata volontà della Direzione Aziendale di addivenire ad accordi extra-giudiziari con i 10 colleghi licenziati in tronco a fine marzo 2007 e della contestuale chiusura nel valutare soluzioni riorganizzative che siano alternative alla strada intrapresa.
Questa presa d’atto non implica nessuna condivisione del percorso intrapreso unilateralmente dall’Azienda che anzi è fermamente condannato sia per le modalità con cui è stato attuato che per il merito delle figure che sono state individuate.
L’assemblea, nel ribadire il proprio sostegno ai lavoratori licenziati (che continuiamo a ritenere anche dal punto di vista tecnico una sostanziale violazione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, oltre che dal punto di vista delle relazioni inter-aziendali una svalutazione inaccettabile della dignità individuale e del valore intrinseco in ogni mansione aziendale)
AUSPICA
Che la vertenza avviata determini il reintegro al proprio posto di lavoro dei colleghi licenziati
CONFERMA
lo stato di agitazione a tempo indeterminato con la sospensione di tutte le prestazioni straordinarie
PROCLAMA
Uno sciopero da tenersi nella data in cui si svolgerà la prima udienza per il reintegro con eventuali iniziative pubbliche.
LE RSA AZIENDALI
Approvata con 23 voti favorevoli, 6 astenuti e 2 contrari.
Dall'inizio dell'anno al 24 Aprile 2008, per lavoro, ci sono stati:
329 morti
329.962 infortuni
8.249 invalidi
Nel 2007 ci sono stati 1.050 morti, 1.050.378 infortuni e 26.259 invalidi
Con lo stipendio di Dicembre 2007, a sanatoria della precedente mancata erogazione della IVC, i lavoratori CA hanno recuperato:
€ 139,12 quadri
€ 129,04 I° liv.
€ 116,64 II° liv.
€ 105,08 III° liv.
€ 95,88 IV° liv.
€ 90,19 V° liv.
€ 84,78 VI° liv.
€ 77,93 VII° liv.
La Cassazione conferma la condanna a tre imprenditori per comportamenti prevaricatori
verso quattro lavoratrici "in nero" non tutelate, sottopagate e tenute sotto ricatto: "l'accettazione di quelle condizioni non fu libera perché condizionata dall'assenza di altre possibilità di lavoro"