sabato, maggio 26, 2007

Tagliato il cuneo fiscale ad Assicurazioni, Aziende e Banche!

Gli industriali sul sito di Tubal
E poi si dice che Prodi non mantiene le promesse.

Peccato che non sapendo come e da chi iniziare ha deciso di farlo in ordine alfabetico, partendo dalla A di Aziende e Assicurazioni e dalla B di Banche...

Lavoratori ed Operai ... aspettate il vostro turno!


Il tesoretto sul sito di Tubal

sabato, maggio 19, 2007

FERIE

Alcuni colleghi hanno chiesto delucidazioni in merito alle modalità con cui l'azienda sta gestendo la questione ferie.
Ufficiosamente si parla di probabile chiusura aziendale (2 settimane ad Agosto + 1 settimana ad inizio Gennaio 2008); fino a questo momento NON c'è stata nessuna comunicazione ufficiale a tale riguardo.
Guardiamo allora la normativa relativa alle ferie:

  • DLGS 66 del 2003; il lavoratore ha diritto ad un periodo annuale minimo di 4 settimane di ferie; il diritto alla fruizione di almeno due settimane di ferie nell'anno di maturazione (le due settimane devono essere consecutive, a richiesta del lavoratore); la possibilità di fruire del restante periodo di due settimane di ferie nei 18 mesi successivi al termine dell'anno di maturazione; la salvaguardia di quanto previsto in materia dall’art.2109 del codice civile e dalla contrattazione collettiva; uno specifico sistema di sanzioni amministrative (articolo 18bis, comma 3, D.Lgs.66/2003, introdotto dall'art. 1, comma 1, lett. f, del D.Lgs.213/2004) in caso di violazione dei predetti vincoli (sono puniti sia la violazione del diritto alla fruizione delle due settimane nell'anno di maturazione, sia il mancato rispetto del periodo massimo di 18 mesi successivi al medesimo anno di maturazione - la sanzione varia da 130 a 780 euro, per ogni lavoratore e per ciascun periodo cui si riferisca la violazione); il divieto di monetizzazione delle 4 settimane di ferie garantite, salvo il caso di risoluzione del rapporto di lavoro.

  • Art. 142 CCNL; Compatibilmente con le esigenze dell’azienda, e tenuto conto di quelle dei lavoratori, è in facoltà del datore di lavoro stabilire il periodo delle ferie dal maggio all’ottobre, eccettuate le aziende fornitrici di apparecchiature frigorifere e di birra, ….. Ferme restando le eccezioni sopra indicate, in deroga a quanto sopra, la determinazione dei turni feriali potrà avvenire anche in periodi diversi dell’anno in accordo tra le parti e mediante programmazione. …….

Premesso che riteniamo giusto che le ferie vengano fatte e non monetizzate, il nostro parere è che:

  1. le ferie maturate devono essere esaurite entro i 18 mesi successivi all’anno di maturazione

  2. l’azienda può legittimamente annunciare una chiusura nel mese di Agosto ma senza accordo tra le parti non può farlo per Gennaio 2008

  3. ad oggi non c’è nessuna comunicazione di chiusura aziendale per cui i singoli lavoratori sono liberi di programmare le loro ferie con le modalità in uso negli scorsi anni

I.V.C.; vogliamo la ... vacanza

Dopo gli approfondimenti del caso abbiamo deciso di segnalare la controversia relativa alla mancata erogazione della I.V.C. (indennità di vacanza contrattuale) alla Commissione paritetica territoriale di conciliazione di EBITER, riservandoci di attivare in un secondo momento una causa formale sulle decisioni dell’azienda.

sabato, maggio 12, 2007

Non è tempo di ... vacanza


Come vediamo la dirigenza non perde occasione per ribadire che, così come negli anni non ha mai voluto dialogare con i lavoratori, anche per il presente (e per il futuro) la sua unica aspettativa sulle relazioni interaziendali è quella di un rapporto di pura subordinazione e di accondiscendenza alle decisioni unilaterali. Si preferiscono le “masse gaudenti di Gardaland”?

Prima di tutto c’è un elemento di metodo: “Bon ton” vorrebbe che a fronte di una richiesta di chiarimento delle RSA perlomeno ci si degnasse di emettere un comunicato aziendale per spiegare le ragioni ed i criteri adottati per il riassorbimento dell’I.V.C. dai superminimi individuali. Ma tant’è, questa dirigenza abbiamo ….
I lavoratori CA, invece, si sono accorti della malefatta solo leggendo il cedolino e, visti i pasticci fatti da CA in questi mesi, a qualche ingenuo è legittimamente sorto il dubbio che l’assenza dell’aumento non fosse una malefatta contro i lavoratori, ma uno dei tanti sbagli degli ultimi mesi (la vicenda “rata auto” insegna)…

Ed invece gli ingenui si devono ricredere. Ma dato che proprio tutti ingenui non siamo, in un contesto nel quale non si è ancora chiusa la vicenda dei 10 colleghi licenziati in tronco (licenziamenti che continuiamo a ritenere in violazione delle norme dello Statuto dei lavoratori), è evidente che questa fastidiosa vicenda dell’assorbimento dell’I.V.C. non può certo finire con una mail.

Come RSA riteniamo che
A) il CCNL non consente l’assorbimento, totale o parziale, degli aumenti retributivi previsti, salvo che il datore di lavoro abbia previsto espressamente l’assorbibilità del superminimo attribuito a titolo di anticipazione di incrementi retributivi, anche futuri, derivanti da leggi, CCNL ed accordi integrativi aziendali, con facoltà di procedere ad assorbimento fino a concorrenza. Questo vale tanto più per l’I.V.C. che costituisce un sistema automatico di indennizzo e opera in una condizione di carenza contrattuale espressamente prevista (e normata) dal precedente accordo del luglio 1993
B) l’I.V.C. non può essere assorbita tutte le volte che il superminimo è attribuito a titolo di merito, ad personam, ovvero per motivi legati alla persona del lavoratore, quale compenso speciale per la prestazione lavorativa svolta
C) in entrambi i casi, del problema se assorbire o meno, si parlerà al momento del rinnovo del CCNL, non ora!

Per questo motivo faremo sapere a breve quali passi saranno intrapresi per avere un parere “terzo” rispetto ai preconcetti aziendali.

mercoledì, maggio 09, 2007

La riduzione costi secondo CA


PENSIONI: una giornata di ordinaria confusione.

Il segretario del Prc, Franco Giordano, ha sottolineato che per avere il via libera di Rifondazione alla riforma della previdenza «bisognerà ripartire dal programma sottoscritto e condiviso da tutti gli alleati dell'Unione, alla base del mandato elettorale»; ha parlato anche di «abbattere integralmente lo scalone introdotto dal governo delle destre» e «Non mettere mano ai coefficienti di trasformazione e garantire che qualsiasi aumento dell'età pensionabile si basi su forme di incentivo e sia del tutto facoltativo».
Grottesco che in soccorso di Padoa Schioppa siano scesi in campo esponenti della destra. Il leghista Roberto Calderoli, «Padoa-Schioppa fa bene a tenere duro, la riforma Maroni serviva a garantire la pensione ai giovani», o Altero Matteoli (An), «Oggi abbiamo assistito all'assalto della sinistra radicale al ministro dell'Economia che viene bocciato, sconfessato sulle pensioni e sul tesoretto e considerato come un intruso nel governo». Plauso da Maurizio Beretta (direttore Confindustria) «non ritiene utile mettere mano alle norme in vigore se questo significa pesare sulla finanza pubblica con maggiori risorse».
Paolo Ferrero, ministro della Solidarietá sociale che proprio mercoledì mattina è tornato a chiedere l'abrogazione delle legge Biagi, ha bocciato l'impostazione scelta all'apertura del confronto coi sindacati «l'abolizione dello scalone era nel programma con cui ci siamo presentati agli elettori. Abbiamo fatto quella promessa anche se sapevamo che era un costo e adesso dobbiamo mettere le risorse necessarie per questa abolizione, non è una richiesta di Rifondazione, è il programma dell'Unione».

MA COSA DICE IL FAMOSO PROGRAMMA DELL’UNIONE?

Per il bene dell’Italia. Programma di Governo 2006-2011
Una previdenza sicura e sostenibile

Dalla proiezione fino al 2050, utilizzata come riferimento per
gli ultimi provvedimenti adottati e nelle procedure di confronto
con gli altri paesi europei, si vede che l'incidenza della
spesa pensionistica italiana sul PIL, inizialmente una delle
più elevate in Europa, risulta tra le più stabili nel tempo, con
una crescita inferiore ai due punti percentuali nella fase
intermedia, quando subito dopo il 2030 si dovrebbe arrivare al
valore più alto, e una successiva contrazione che riporta l'incidenza
della spesa ad un livello leggermente inferiore a quello
attuale. Nello stesso periodo, il rapporto tra spesa per pensioni
e PIL nell’insieme dei paesi europei registra una crescita di
circa tre punti percentuali, con notevoli differenze nel profilo
temporale e nella dimensione delle variazioni per ogni Paese.
La stabilizzazione della spesa pensionistica italiana nell’arco
dei prossimi cinquant’anni, che riavvicina di molto il nostro
paese alla media europea, è determinata dal concorrere di vari
fattori. In particolare, a contrastare il tendenziale effetto
espansivo sulla spesa dovuto all'aumento del tasso di dipendenza
demografica, ci sono in ordine di importanza la restrizione
dei criteri di accesso al pensionamento, l'aumento del tasso di
occupazione ma, soprattutto, la discesa dei "tassi di sostituzione",
cioè del rapporto tra pensione e ultima retribuzione, nelle fasce di età che precedono i 65 anni.
Come indicano dunque le proiezioni, il sistema previdenziale
italiano, con il passaggio al regime contributivo, offre nel
lungo periodo garanzie di sostenibilità finanziaria più solide
rispetto ai sistemi pensionistici di quasi tutti gli altri paesi
europei. Tuttavia, dalle stesse proiezioni emerge un problema
serio, che riguarda l'ammontare futuro dei trattamenti pensionistici rispetto ai redditi da lavoro.

Da ciò discende la necessità di intervenire a favore delle parti
più fragili del sistema, che sono individuabili soprattutto
nelle lavoratrici e nei lavoratori con carriere discontinue e
meno retribuite, oltre che nei pensionati che sopravvivono più a
lungo dopo il pensionamento.
Il governo di centrodestra, pur basandosi su documenti che delineano
il quadro appena esposto, si è mosso solo in direzione
della “sostenibilità finanziaria” del sistema pensionistico,
con misure inique che peggiorano la ”adattabilità” del sistema
stesso, e ha tralasciato ogni azione diretta a rendere in prospettiva
più adeguati i trattamenti.
L’innalzamento rigido dell’età di pensione, che il governo ha
applicato anche al regime contributivo, produce effetti pressoché
nulli sulla sostenibilità finanziaria di lungo periodo,
poiché con questo metodo di calcolo l'onerosità di una pensione
è sostanzialmente identica per ogni età di ritiro nell'intervallo
previsto.
Ancora più importante è il fatto che la flessibilità del sistema
contributivo introdotta dalla riforma "Dini" aiutava anche a
risolvere il problema dei lavoratori in difficoltà a mantenere
un posto fisso di lavoro oltre certe soglie di età. Con la
situazione che si viene a creare, senza adeguati interventi per
favorire la prosecuzione della carriera, molte persone ultracinquantenni rischiano, quando sono estromesse dall'attività
lavorativa, di non avere più un salario e di non avere ancora
diritto alla pensione.
Inoltre, va ricordato che con le precedenti riforme era già
stata raggiunta un mediazione basata sugli anni di anzianità o
sulla combinazione tra anzianità contributiva e soglia di età
che, vista la proiezione di medio termine dei conti della previdenza
non richiede interventi strutturali. L'aumento "a scatto"
dell'età richiesta è anche una misura poco coerente con l’obiettivo
di controllare la spesa, in quanto, da un lato non si spiega
perché fino al 2008 non ci sia necessità di risparmio, mentre
dopo il 2008 questa esigenza assuma una tale urgenza da richiedere il blocco delle uscite di anzianità per tre/cinque anni,
con la possibilità che un’accelerazione delle uscite negli anni
che precedono l’entrata in vigore renda meno efficace e più iniquo il gradino temporale.
Inoltre questa misura determinerebbe
un consistente ostacolo all’ingresso al lavoro per le giovani
generazioni, aggravando ulteriormente la situazione attuale sul
versante del mercato del lavoro.
Anche l'altra misura molto sbandierata dal governo di centrodestra,
cioè l’incentivo per il posticipo del pensionamento (il
cosiddetto "bonus"), si presta a diverse critiche. In particolare,
se calcolato correttamente, il bonus non presenta effettivi
vantaggi se non per chi ha retribuzioni più elevate e che,
con più probabilità, avrebbe comunque continuato a lavorare.
Ciò è confermato dai dati che registrano basse quote di beneficiari
tra le qualifiche inferiori, le donne e le regioni del
mezzogiorno, con in aggiunta un incidenza della misura sui conti
pubblici del tutto modesta.
Nel complesso, a differenza dell’indirizzo perseguito dall’attuale
governo, i maggiori oneri connessi al periodo di transizione
al nuovo regime pensionistico, la cosiddetta "gobba", non
costituiscono un problema particolare, anche tenendo presente
che in una economia in crescita, anche allargandosi la quota di
risorse da indirizzare alle pensioni, il reddito reale procapite
delle persone attive può comunque aumentare.
Sulla base di ciò, noi crediamo necessario intervenire con
misure migliorative e di razionalizzazione dell'esistente.
In particolare puntiamo a:
- ribadire la necessità di attenersi alle linee fondamentali
previste dalla riforma "Dini" che senza altre continue
ipotesi di riforma del sistema pensionistico che minano
la sicurezza sul futuro dei lavoratori - rappresentano
già la principale garanzia di sostenibilità finanziaria
del sistema;
- eliminare l’inaccettabile “gradino” e la riduzione del
numero delle finestre che innalzano bruscamente e in modo
del tutto iniquo l’età pensionabile, come prevede per il
2008 la legge approvata dalla maggioranza di centrodestra;
- affrontare il fenomeno dell'evasione contributiva con
opportuni strumenti di controllo e accertamento, compreso
un aumento di organico degli ispettori del lavoro del
Ministero e degli enti, dai quali verrebbe anche un consistente
aiuto per la lotta al sommerso;
- per compensare la tendenza al ribasso dei trattamenti
pensionistici, intervenire sull’adeguamento delle pensioni
al costo della vita e approntare misure efficaci che
accompagnino verso un graduale e volontario innalzamento
dell'età media di pensionamento.
Con la tendenza all’aumento della vita media e all'interno
di una modifica complessiva del rapporto tra tempo di vita e
tempo di lavoro, l’allungamento graduale della carriera
lavorativa, tenendo conto del diverso grado di usura provocato
dal lavoro, dovrebbe diventare un fatto fisiologico.
Il processo va incentivato in modo efficace, con misure
incisive, che non mettano a rischio l’adeguatezza della
pensione. In particolare, occorre fare leva su meccanismi
di contribuzione figurativa, a cui abbinare incentivi per
le imprese che mantengano nel posto di lavoro le persone
sopra i cinquant’anni.

martedì, maggio 08, 2007



Ancora nessuna risposta dalla Direzione.

p.s.: vi ricordate il link alla CA best place to work del 3 aprile 2007? Beh, è stato sostituito con il link ad una pagina più adeguata ai tempi.

domenica, maggio 06, 2007

Lo SCALONE sul sito di Biani


Pensioni : Giorgio Cremaschi: “Il governo svela le carte, sciopero generale”
“I giornali pubblicano con ampio risalto un’ipotesi del Ministero del Lavoro di aumento fino a 62 anni dell’età pensionabile. Siamo di fronte a un attacco gravissimo alle condizioni e ai diritti dei lavoratori, che non è mitigato dal fatto che il percorso proposto dall’attuale governo sia più lento di quello deciso dal governo Berlusconi.”
“La sostanza è la stessa: si aumenta l’età pensionabile colpendo prima di tutto quelle lavoratrici e quei lavoratori che già oggi non ce la fanno a raggiungere la pensione per lo stress e la fatica delle condizioni del lavoro. Inoltre l’elevazione dell’età pensionabile creerà ancor più lavoro precario per i giovani a cui verranno anche ulteriormente decurtate le pensioni. Infatti, le indiscrezioni della stampa dicono che vi sarà anche il taglio dei coefficienti di calcolo per le pensioni future.”
“Siamo di fronte a una linea che va nella direzione opposta a quanto chiedono i lavoratori. A questo punto, se il governo conferma queste posizioni, non vi è alcuno spazio di negoziato; Cgil, Cisl e Uil devono quindi interrompere il confronto e passare alla mobilitazione, fino allo sciopero generale. Non c’è alcun mandato dai lavoratori per negoziare sulle basi di trattativa che sta proponendo il governo.”

Roma, 4 maggio 2007

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RIUNIONE NAZIONALE R28A IN FILCAMS - 25 Maggio - Bologna
Basta con la moderazione salariale - Basta con la sindrome del Governo "amico"

venerdì, maggio 04, 2007

RICHIESTA SPIEGAZIONI IN MERITO AL CEDOLINO PAGA DI APRILE 2007

Alla c.a. Direzione del Personale

Basiglio, 04 Maggio 2007

OGGETTO: RICHIESTA SPIEGAZIONI IN MERITO AL CEDOLINO PAGA DI APRILE 2007

La presente per chiedere formalmente spiegazioni in merito alla assenza della voce retributiva “Indennità di vacanza contrattuale” nel cedolino paga di Aprile 2007.

In attesa di un sollecito riscontro cogliamo l’occasione per porgere cordiali saluti.
1 maggio 2007
Precari - Tubal
Morti bianche - Gianfalco
Morti bianche - Tubal

giovedì, maggio 03, 2007

CCNL TERZIARIO: AD APRILE SCATTA L’INDENNITÀ DI VACANZA CONTRATTUALE.
MA IN CA NON SI APPLICA?
Con il mese di aprile 2007
le aziende che applicano il C.C.N.L. per i dipendenti da aziende del terziario della distribuzione e dei servizi – Confcommercio dovranno corrispondere ai propri dipendenti l’indennità di vacanza contrattuale.
Tale indennità, in base a quanto previsto dall’accordo tra Governo e parti sociali del 23 luglio 1993, viene pagata quando un contratto collettivo è scaduto da più di tre mesi e non è ancora stato rinnovato.
Il C.C.N.L. per i dipendenti da aziende del terziario della distribuzione e dei servizi – Confcommercio è scaduto il 31 dicembre 2006 per cui, come detto, l’indennità dovrà essere corrisposta dal mese di aprile 2007.
Nella tabella seguente si riportano unicamente i valori dell’I.V.C. da corrispondere mensilmente per il primo periodo di vacanza contrattuale.
Sarà nostra cura, ove non si arrivasse alla conclusione dell’accordo di rinnovo del CCNL entro i prossimi tre mesi, fornire i nuovi ed ulteriori importi dell’I.V.C. da corrispondere a partire dal mese di luglio.
Si ricorda, infine, che tale indennità cesserà di essere corrisposta al momento in cui entrerà in vigore l’aumento dei minimi derivante dal rinnovo del contratto collettivo nazionale.
Per quanto riguarda l’incidenza dell’ indennità ai fini del calcolo degli istituti contrattuali e di legge si ritiene che la stessa debba essere considerata alla stregua degli elementi retributivi presi in considerazione per la sua determinazione (paga base e contingenza).
IMPORTI DA CORRISPONDERE A TITOLO DI INDENNITA’ DI VACANZA CONTRATTUALE A DECORRERE DAL MESE DI APRILE 2007

QUADRI 11,28
I LIVELLO 10,46
II LIVELLO 9,46
III LIVELLO 8,52
IV LIVELLO 7,77
V LIVELLO 7,31
VI LIVELLO 6,87
VII LIVELLO 6,32

Fonte Filcams

Nicola Cappelletti
Filcams-CGIL Milano
cell.3355842008
fax.02700540649
vocal.0230312265
www.filcamsmilano.it/

P.S.: presso l'ufficio HR e presso la RSA, per chi la desiderasse, è disponibile la dichiarazione sulla Privacy rilasciata da Thalia S.R.L. in merito alle informazioni raccolte con gli assessment

lunedì, aprile 30, 2007


Primo Maggio 2007. L’Italia riparte dal lavoro

Si rinnova anche quest’anno il tradizionale appuntamento con il “Concerto del Primo Maggio”, promosso da CGIL, CISL e UIL per celebrare la Festa del Lavoro. “L’Italia riparte dal lavoro” è lo slogan scelto da Cgil, Cisl e Uil per il Primo Maggio 2007. In mattinata, i sindacati svolgeranno una grande manifestazione a Torino, per la quale è prevista la diretta televisiva su Rai Tre dalle 10.45 alle 12.00.

La Festa del Lavoro affonda le sue radici nelle battaglie intraprese dal movimento operaio verso la fine del secolo scorso.
Il primo maggio del 1886, infatti, negli Stati Uniti, la "Federation Trade and Labor Unions" aveva proclamato i primi scioperi ad oltranza per chiedere di sancire contrattualmente l'orario lavorativo di otto ore. Le agitazioni riguardarono circa 400 mila lavoratori dei diversi stati dell'Unione e provocarono scontri con la polizia, come avvenne il 4 maggio a Chicago, dove al termine di una grande manifestazione con oltre 80 mila persone una vera e propria battaglia causò 11 morti ed un centinaio di feriti.
La decisione di organizzare una manifestazione a data fissa per ridurre legalmente la giornata di lavoro fu presa però solo tre anni più tardi, il 14 luglio 1889, approvando all'unanimità una mozione presentata dai delegati francese e statunitense al Congresso della Seconda Internazionale.
In Europa la prima celebrazione della Festa del Lavoro si ebbe quindi nel 1890, con esclusione dell'Italia dove l'allora presidente del Consiglio, Francesco Crispi, impartì ordini severi ai prefetti di reprimere sul nascere qualsiasi manifestazione di piazza.
Nel nostro paese la prima commemorazione della Festa del Lavoro si tenne l'anno successivo, il primo maggio del 1891, in un clima tutt'altro che tranquillo, tanto che a Roma, in scontri tra polizia e dimostranti, ci furono due morti e decine di feriti.
Dal 1891 fino all'avvento del fascismo il primo maggio coincise con le celebrazioni della Festa dei Lavoratori, ma dall'ambito sindacale dell'orario di lavoro le rivendicazioni si estesero al terreno dei diritti civili e a quello della politica internazionale del Paese.
Dopo l'ottobre del 1922 Mussolini decise di abolire le celebrazioni del primo maggio e stabilì la data del 21 aprile (Natale di Roma) per festeggiare "il lavoro italiano e non quello inteso in senso astratto e universale".
Durante il ventennio di regime fascista, tuttavia, in molte grandi città le commemorazioni proseguirono, sia pure in modo clandestino. Nel 1945, con la Liberazione, il primo maggio tornò a coincidere con la festa del lavoro.
Delle celebrazioni in epoca repubblicana resta memorabile per la sua tragicità quella del 1947 a Portella della Ginestra, nelle campagne del palermitano, dove durante una manifestazione di braccianti i banditi di Salvatore Giuliano spararono sulla folla uccidendo 11 persone.
Negli anni successivi le celebrazioni del primo maggio si intrecciano con le vicende interne alle confederazioni sindacali e agli svilupi della situazione politica, sociale ed economica dell'Italia.
Il primo maggio 1990, anno del centenario, CGIL, CISL e UIL organizzano una celebrazione a Milano, nell'area degli ex stabilimenti Ansaldo, alla quale partecipa, per la prima volta nella storia della Festa del Lavoro, il Presidente della Repubblica.

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Il 1° Maggio dei precari

Appello Mayday 007

Milano, Porta Ticinese - ore 15.00.

Ci rivolgiamo
Ai precari e alle precarie, ai lavoratori e alle lavoratrici. Ai nativi ed ai migranti, uomini e donne. Ai contorsionisti della flessibilità, alle equilibriste del quotidiano. Ai cocoprecarizzati, alle interinali, alle false partite IVA, ai precari a tempo indeterminato e ai garantiti chissà fino a quando. Agli studenti, ai ricercatori, alle ricercatrici ed alle precarie della formazione e dell'informazione. A tutti/e quelli/e che cercano reddito e salario, a tutti/e coloro che pretendono diritti.

Let's Mayday

Per la settima volta la Milano precaria grida Mayday !
L'urlo che sette anni fa ha squarciato il silenzio imbarazzato dei media, e di ogni istituzione, di destra come di sinistra, che avvolgeva la questione precaria, si è trasformato oggi in una potente evocazione, in un riferimento unico, in una tappa imprescindibile della politica nazionale.

Ogni Mayday costituisce storia a sé, lo si sa, ma nell'arco del tempo il protagonismo dei precari e delle precarie si è fatto sempre più evidente assumendo una centralità che si è emancipata dall'intermediazione di sindacati, partiti e centri sociali. Nell'anno che ha ribadito l'inaffidabilità dei partiti "radicali" e lo smarrimento del movimento, precari e precarie hanno trovato modi e tempi per auto-organizzarsi nella rappresentazione di piazza e nell'evoluzione del percorso che unisce una Mayday all'altra.

La Mayday 007 parla di conflitto

Da sempre siamo convinti che la precarietà costituisca un elemento di crisi non solo nella società, ma anche nei movimenti sociali, politici e sindacali che cercano di attraversarla e cambiarla. E la Mayday ha dimostrato proprio questo. Chi vuole agire contro la precarietà non può non fare i conti con i meccanismi che la generano. La precarizzazione è un fenomeno complesso, un mix micidiale di atomizzazione, ricatto e consenso.
Il crescente protagonismo dei precari è il frutto di un percorso che ha saputo, partendo dalla narrazione collettiva, generare un processo virtuoso che ha sostituito l'azione visibile, ma molte volte estemporanea, che ha preceduto molti primi maggio, in un'accumulazione continua di volontà, talenti e passioni che a loro volta hanno generato sempre maggiore partecipazione. La radicalità risiede nelle relazioni, si diceva due anni fa. La radicalità oggi, lo ribadiamo, sta nella capacità di tradurre le frustrazioni, l'isolamento e i ricatti che i precari vivono quotidianamente su un piano nuovo dove la delusione verso l'in/civiltà delle imprese si trasformi in complicità fra i precari e nel quale si sappia rinnovare il conflitto per fare fronte allo spiazzamento in cui la precarietà ci immerge.

La Mayday 007 parla di rivendicazioni

Pensiamo che la tutela del contratto a tempo indeterminato per chi vive una reale subordinazione siano ancora un riferimento importante per le rivendicazioni dei precari e delle precarie, ma siamo convinti che la struttura sociale, caratterizzata da questa forma di "stabilità", non possa più riprodursi oggi. La Mayday rivendica la generalizzazione dei diritti e invoca la continuità del reddito come elementi fondamentali per disarmare il ricatto permanente a cui precari e precarie sono sottoposti/e.
Ma è importante fare almeno una precisazione: il governo del centro-sinistra è debole e non vuole cogliere le implicazioni di una diffusione a macchia d'olio della condizione di precarietà. I tavoli sugli ammortizzatori, sulle pensioni e sui nuovi diritti propongono un'articolazione complessa di "soluzioni" che si dirigono verso orizzonti che ci spaventano. La scelta di ammortizzare la precarietà anziché pensare a un insieme di misure, diritti, e tutele tali da rafforzare la posizione dei precari mostra un intendimento preciso: si vogliono tutelare i processi di precarizzazione - e quindi di profitto - attraverso i quali le aziende si stanno arricchendo, ammorbidendone tuttalpiù gli effetti più nefasti. Si vuole curare il sintomo senza preoccuparsi del male, sperando che il malato se ne dimentichi. La continuità del reddito invocata dalle decine di migliaia di partecipanti alle Mayday Parade di questi anni, può tradursi in un'opportunità, anziché in una ennesima catena, se consente ai precari di scegliere, di rifiutare i lavori peggiori, e quindi, implicitamente, di confliggere per migliorare le proprie condizioni. Ogni altra proposta definisce una traslazione della precarietà, ma non certo una diminuzione della sua intensità. Poco importa se siamo precari nella vita per i ricatti del mercato del lavoro o se lo siamo per i ricatti combinati di quest'ultimo e di un welfare che ci inchioda al dovere del lavoro a qualunque costo.

Dal conflitto al reddito passando per i cinque assi della precarietà

Sappiamo bene anche che la precarietà parte dal lavoro per permeare nel sociale ovvero nell'insieme di gesti, relazioni e scelte che ognuno di noi compie giorno per giorno, per necessità, per volontà, per sensibilità o per costrizione. In questo senso i cinque assi della precarietà rappresentano perfettamente l'orizzonte a cui guardare. La casa, oramai diritto proibito non solo per i precari, gli affetti, la formazione, l'accesso ai saperi e ad una mobilità libera, gratuita e compatibile con il nostro ambiente vitale, rimangono campi di intervento e conflitto fondamentali, che nelle diverse declinazioni incontrano ed attraversano da sempre la Mayday. Così come le tematiche dell'antiproibizionismo e dell'autoderminazione sulle quali il governo, che subisce l'offensiva clericale, si è dimostrato senza il carattere necessario per mantenere le promesse fatte.
L'autoderminazione di sé, dei propri piaceri/desideri e la giusta pretesa di controllo sul proprio corpo sono istanze che non accettano inter/mediazione e vanno rivendicate attraverso la cospirazione dei soggetti.

La Mayday 007 parla di diritti, cittadinanza e nuove civiltà

Le campagne securitarie, i richiami all'ordine e alla legalità, la bossi-fini e i CPT costituiscono un perno fondamentale con cui si ricatta una parte importantissima del tessuto sociale: i migranti. Il vincolo tra lavoro e diritti di cittadinanza è una gravissima forma di barbarie e di ingiustizia che umilia ed esaspera le differenze, rendendo sempre più difficile la tanto millantata integrazione. I migranti oggi sono l'espressione più evidente di cosa significa precarietà di vita, e di come la fame di profitto delle imprese, bisognose di manodopera, non conosca limiti: il loro diritto al reddito, alla casa, alla salute, all'istruzione è, per legge, sotto il controllo delle imprese. E sempre attraverso la richiesta legalità, viene loro impedito di emanciparsi da questo giogo, come avviene in Lombardia per i proprietari del phone center, che dall'oggi al domani dovrebbero perdere la loro unica fonte di reddito e tornare alle ricerca di un contratto di lavoro.

La precarietà non si esprime in maniera omogenea, ma è l'esercizio premeditato di diverse strategie che colpiscono le molteplici parti del corpo sociale dividendole e compartimentandole. Il neoliberismo ha bisogno dello scontro di civiltà. L'unico scontro che ci interessa è quello che contrappone due intendimenti differenti sul modo per costruire una società differente: la strada dei diritti o la via della legalità. Ognuno scelga ora senza ambiguità, la propria priorità; quale dei due termini costituisce la leva principale attraverso la quale muovere il proprio impegno e determinare le proprie visioni. Per noi resta chiaro che la legalità è sempre iniqua e che la conquista dei diritti sociali passa attraverso l'esercizio del conflitto. A Milano dove il disagio, la rabbia, l'esclusione crescono di giorno in giorno assumendo via via forme sempre più incontrollabili, l'amministrazione contrappone la pretesa che tutto ciò non sporchi o non occupi i marciapiedi del consumo o le strade dello shopping. Questa spudorata equiparazione ci è lontana nella maniera più assoluta. E' necessario affermare i diritti di cittadinanza, abolire i CPT, cancellare la Bossi-Fini e tutte le leggi discriminatorie.

La Mayday 007 parla d'Europa

Anche quest'anno la Mayday attraversa le città europee perché l'Europa è lo spazio pubblico da costruire come ambito sociale e conflittuale per superare la condizione precaria. L'Europa che ci immaginiamo è molto diversa da quella monetaria che l'ipocrisia del nuovo millennio ha partorito. All'interno di essa vogliamo proporre una nuova politica di welfare, che fissi criteri sociali uniformi per nativi e migranti, riduzione delle tipologie contrattuali atipiche, fissazione di un salario minimo orario che prescinda dalla condizione lavorativa e garanzia di continuità di reddito per tutti e tutte.
L'EuroMayDay è oggi uno dei processi costituenti della nuova idea di Europa, radicale, libera sociale e sostenibile.

Mayday Mayday
1° maggio 007
Milano, Porta Ticinese - ore 15.00

Milano, 28 aprile 2007

da www.euromayday.org


martedì, aprile 24, 2007

COMUNICATO FINALE ASSEMBLEA DEL 23 APRILE 2007

L’assemblea generale dei lavoratori di CA prende atto della dichiarata volontà della Direzione Aziendale di addivenire ad accordi extra-giudiziari con i 10 colleghi licenziati in tronco a fine marzo 2007 e della contestuale chiusura nel valutare soluzioni riorganizzative che siano alternative alla strada intrapresa.

Questa presa d’atto non implica nessuna condivisione del percorso intrapreso unilateralmente dall’Azienda che anzi è fermamente condannato sia per le modalità con cui è stato attuato che per il merito delle figure che sono state individuate.

L’assemblea, nel ribadire il proprio sostegno ai lavoratori licenziati (che continuiamo a ritenere anche dal punto di vista tecnico una sostanziale violazione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, oltre che dal punto di vista delle relazioni inter-aziendali una svalutazione inaccettabile della dignità individuale e del valore intrinseco in ogni mansione aziendale)

AUSPICA

Che la vertenza avviata determini il reintegro al proprio posto di lavoro dei colleghi licenziati

CONFERMA

lo stato di agitazione a tempo indeterminato con la sospensione di tutte le prestazioni straordinarie

PROCLAMA

Uno sciopero da tenersi nella data in cui si svolgerà la prima udienza per il reintegro con eventuali iniziative pubbliche.

LE RSA AZIENDALI

Approvata con 23 voti favorevoli, 6 astenuti e 2 contrari.

Dopo il termine dell'assemblea, alcuni colleghi hanno proposto alla RSA di valutare la possibilità di una raccolta fondi per pagare delle inserzioni pubblicitarie che denuncino i licenziamenti individuali, anche per andare oltre la tipica forma di protesta dello sciopero e rilanciare su basi nuove il confronto con l'Azienda.

venerdì, aprile 20, 2007

Operativo il numero verde di Fondo EST

Per chiedere informazioni si può chiamare il

numero verde 800.0166.48
Dal 1 Aprile 2007, attraverso il numero verde, sarà possibile svolgere tutte le attività di informazione tecnico-medica ed anche prenotare prestazioni sanitarie presso le strutture convenzionate (vedi Piano Sanitario).

Il Fondo EST è il Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa per i dipendenti delle aziende del commercio, del Turismo e dei Servizi nato per seguire il dettato del CCNL del Terziario e del Turismo sottoscritti dalle Associazioni delle Aziende CONFCOMMERCIO, FIPE e FIAVET e dai Sindacati dei Lavoratori FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL e UILTUCS UIL.Si ricorda che l'iscrizione al fondo EST è obbligatoria per tutti i lavoratori a tempo indeterminato del Terziario e che i costi sono integralmente a carico dei datori di lavoro.

Nel sito del fondo sono dettagliate le coperture e le modalità di rimborso.
Approfondimenti:

Cliccare qui per il Fondo Est

Cliccare qui per il Blog dei Delegati Filcams

Cliccare qui per la Filcams-CGIL Lombardia

mercoledì, aprile 18, 2007

SICUREZZA

Biani - Scendo in campus
Apicella - Liberazione del 14 Aprile 2007
Biani - La paura

Assemblea Nazionale Rete 28 Aprile

Milano, 21 Aprile 2007 - Camera del Lavoro

venerdì, aprile 13, 2007

AVVISO – SPOSTATA A LUNEDÌ 23 L’ASSEMBLEA GENERALE

Si informano i colleghi che è stato concordato un incontro tra il responsabile HR, la RSA ed il funzionario di zona della FILCAMS per il pomeriggio di mercoledì 18 Aprile.
Pertanto l' assemblea generale viene posticipata a

LUNEDÌ 23 APRILE 2007
alle ore 16.00
presso il locale mensa
Per Roma sarà chiesta la videoconferenza

Computer Associates

Licenziamenti individuali

Spettabile direttore, succede che non è più sufficiente la messa in mobilità o licenziamento collettivo secondo la 223. Succede che una multinazionale del software (la Computer Associates, con sedi a Milano Basiglio e Roma) possa licenziare in tronco, senza alcun minimo preavviso e in modo discriminante alcuni dipendenti avvalendosi della legge n.604/1966 per giustificato motivo oggettivo nell’ottica della riduzione dei costi. Parliamo di licenziamenti individuali, “pratica” normalmente svolta nelle aziende con meno di 15 dipendenti. Che altro aggiungere se non interrogarsi su quali siano, oggi, le reali garanzie di ogni lavoratore sul proprio posto di lavoro? E lo Statuto dei lavoratori ha ancora un senso o, come è successo alla Enron, basta essere “antipatici” al datore di lavoro o avere la disgrazia, aggiungo, di essere dei cinquantenni, magari anche con moglie e figli a carico per essere “cacciati” da un’azienda per un mero conteggio di costi a scapito dei vari criteri di anzianità anagrafica, servizio aziendale, eccetera eccetera?Non è possibile che il libero arbitrio di pochi possa danneggiare il futuro di chi ha lavorato onestamente per tutta una vita.
Marco Saya uno dei licenziati
e delegato Filcams-Cgil, via e-mail

martedì, aprile 10, 2007

da Il Giorno di domenica 1 Aprile 2007
Dieci licenziati in tronco
L'azienda di Basiglio è in crisi da un'anno



venerdì, aprile 06, 2007

SCELTE SBAGLIATE E CONFRONTI NEGATI:
MANIFESTAZIONE DI CGIL CISL UIL CONTRO LA GIUNTA REGIONALE GIOVEDÌ 12 APRILE 2007

concentramento alle ore 9,30 in Piazzale Lagosta e corteo fino a Piazzale Duca D’Aosta

Cgil Cisl e Uil della Lombardia organizzano per giovedì 12 aprile una manifestazione per protestare contro le scelte della Giunta Formigoni, in particolare nel campo delle politiche sanitarie, sociali e del lavoro.
La Regione, senza alcun confronto con le forze sociali, nell’agosto scorso ha aumentato i ticket sanitari sulle visite specialistiche da 16 a 23 euro per la prima, e da 12 a 19 per le successive. A quelli regionali - che erano già più alti di quelli che si pagano nel resto d’Italia - si è aggiunto poi il ticket nazionale di 10 euro.Inoltre, nei giorni scorsi ha aggravato ulteriormente la situazione a carico dei cittadini prevedendo il pagamento dei ticket sulle prestazioni ambulatoriali in area generale e geriatrica anche negli Istituti di riabilitazione prima esclusi.
E’ evidente, anche da queste scelte, la volontà della Giunta regionale di trasferire quote sempre maggiori di spesa sanitaria sulle spalle dei cittadini, per sostenere un sistema sanitario sempre più costoso.
Continuando poi a sottrarsi all’obbligo di legge di coprire le spese sanitarie sostenute per l’assistenza agli anziani ricoverati all’interno delle Rsa, la Regione determina l’aumento delle rette, scaricando sugli anziani e sulle loro famiglie oneri insostenibili.
Inoltre la proposta di riorganizzazione della rete dei servizi sociali fatta dalla Giunta Formigoni vanifica norme nazionali della Legge 328/2000, non riconosce i principi di universalità dei diritti dei cittadini lombardi in campo sociale, rende più faticoso l’accesso ai servizi per le persone più fragili e punta sostanzialmente a regolamentare un sistema di offerta, in un’ottica di mercato semi protetto.Nei mesi scorsi Cgil Cisl Uil hanno presentato a Formigoni una piattaforma, con richieste precise per politiche sociali e del lavoro più eque su tre temi cruciali: non autosufficienza, casa e tutela dei lavoratori atipici.
In particolare si è sollecitata la Giunta a scelte precise per la costituzione del Fondo per la non autosufficienza, per il sostegno alle famiglie nella cura di disabili ed anziani; finora non abbiamo registrato alcuna disponibilità a confrontarsi sulle modalità attuative, neppure dopo la scelta della Finanziaria 2007 di stanziare risorse a tal fine.
E’ urgente l’assunzione da parte della Regione di impegni precisi per lo stanziamento di risorse per nuove case popolari e politiche di sostegno al costo degli affitti per migranti, studenti e nuove generazioni.L’altra richiesta riguarda l’attivazione di politiche di tutela contro la precarietà e l’incertezza, per quei giovani che entrano nel mercato del lavoro dalla strettoia dei contratti atipici.
Su questi temi chiediamo a Formigoni e alla sua Giunta risposte adeguate e l’apertura immediata di un confronto con le Organizzazioni Sindacali.

Sesto San Giovanni 5 aprile 2007