giovedì, aprile 24, 2008

EuroMayDay 2008: il primo maggio dei precari


Ci rivolgiamo a tutti e a tutte; uomini e donne, precari e precarie, native e migranti, lavoratrici e lavoratori dei call center, degli aeroporti, dello spettacolo e della moda, dell’informazione e della formazione, delle ricerca, delle cooperative sociali, della distribuzione. Ci rivolgiamo agli operai e alle operaie, delle fabbriche e dei servizi, agli studenti, alle associazioni, ai centri sociali, alle mille forme di resistenza e di autorganizzazione che ri-generano i territori e le metropoli martoriati dal vampirismo neoliberista.La precarietà picchia duro, nel lavoro e nella vita. Non è “sfiga”. Non è cosa passeggera. Non è un problema sociale tra gli altri ne’ un titolo di un giornale. Non è semplicemente la perversa proliferazione di contratti atipici ne’ un dazio che le giovani generazioni sono costrette a pagare per entrare nel mercato del lavoro.
È il modo contemporaneo di produrre la ricchezza, di sfruttare il lavoro, di asservire ogni stilla della nostra vita al profitto delle imprese. La precarizzazione è la crisi della rappresentanza politica e sindacale del lavoro e nel sociale, e segna un punto sulla linea del tempo rispetto al quale non si può tornare indietro. È il punto da cui è necessario ripensare e sperimentare nuove forme e strategie di lotta; contro lo sfruttamento, le gerarchie e le povertà.
Una lotta che parli chiaro e a voce alta, perché ricca di tutto ciò che la precarizzazione nega e riduce al silenzio. Negli ultimi anni, l’EuroMayDay ha costruito, in Italia e in Europa, uno spazio politico e sociale, condiviso, in cui la presa di parola e il protagonismo dei precari e delle precarie, senza mediazioni e mediatori, ha sperimentato forme inedite di visibilità, comunicazione e conflitto.
Ma la Mayday è un processo sociale che si evolve di anno in anno, per tutto l’anno, e questa edizione, a Milano, rilancia a partire dal protagonismo dei migranti. Il lavoro migrante rivela i segreti della precarizzazione. Il controllo dei confini produce gerarchie spesso razziste tra regolari e irregolari, tra buoni e cattivi, criminalizzati dalle retoriche della guerra e della sicurezza che servono solo a non parlare di coloro che di lavoro muoiono, senza nessuna sicurezza.
La specificità dei migranti è vivere una doppia precarietà. Dentro e fuori i luoghi di lavoro il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro li ricatta, i Cpt e le espulsioni li minacciano costantemente. La loro condizione riguarda però tutto il lavoro, è una leva fondamentale della precarizzazione perché alimenta la frammentazione, perché riduce gli spazi di libertà e le possibilità di lotta. Ma in questi anni il protagonismo dei migranti ha prodotto esperienze significative di lotta autonoma in nome della libertà di movimento.
Il primo maggio, a Milano, vogliamo condividere questa forza, amplificarla, congiungerla con quella degli altri precari. Condividere esperienze che sono transnazionali, e che danno il segno di una May Day che attraversa l’Europa da Aachen/Aquisgrana a Berlino, Copenhagen, Hanau, Amburgo, Helsinki, Lisbona, Madrid, Malaga, Maribor, Napoli, Palermo, Terrassa, Vienna… e va oltre, perché passa per la Tokyo MayDay in Giappone, e si collega alla manifestazione dei migranti negli Stati Uniti del prossimo primo maggio.
Vogliamo costruire una long/larga/lunga MayDay che sappia porre un confronto serrato e continuativo, fra tutte le realtà lavorative, sociali, sindacali che lottano, ogni giorno, in ogni dove, contro la precarizzazione, sulle tematiche che da sempre hanno caratterizzato l’idea del primo maggio precario: la continuità di reddito intesa come un nuovo orizzonte delle politiche rivendicative, del welfare e la trasformazione del protagonismo precario e migrante in un conflitto nuovamente diffuso ed incisivo.
La precarizzazione, lo ripetiamo, picchia duro e segna una discontinuità profonda con il passato. E’ un equilibrio sapiente fra ricatto e consenso e agisce sul sociale in modo diverso, dividendoci e confondendoci. Atomizza le nostre vite e saccheggia i territori e le metropoli in cui viviamo. Milano è fresca di nomina per l’Expo 2015. Tremiamo pensando alle conseguenze di ciò: l’orgia bipartisan dell’orgoglio nazionale di speculazioni ed appalti allestirà il palcoscenico nascosto per lo sfruttamento intensivo di lavoro precario e migrante in un’oscena colata di cemento.
Non ci sono dubbi, siamo incompatibili con tutto ciò: se questa è una vetrina che lo sia della nostra capacità di conflitto e di un’idea di valorizzazione delle nostre vite ben differente Di questo si discuterà nelle Fiere Precarie che precederanno, attraverseranno e seguiranno la parade mettendo a confronto esperienze di autoproduzione, di cooperazione e di condivisioni dei saperi.

Let’s MayDay,
Milano, primo maggio,
Porta ticinese, ore 15.00

martedì, aprile 08, 2008

Elezioni? ... ma nel silenzio si promuove la Bolkestein

Lunedì 07 Aprile 2008
da Il Manifesto articolo di Alberto D'Argenzio
I lavoratori distaccati - quelli inviati da un'impresa all'estero - possono guadagnare meno dei loro colleghi contrattualizzati da una società del posto. Cose che succedono, nella pratica; ma da ieri questa discriminazione è diventata legale, avvalorata da una sentenza della Corte di Giustizia del Lussemburgo. I giudici comunitari hanno infatti stabilito che alla direttiva europea sui lavoratori distaccati non deve necessariamente venire applicato il salario minimo del paese in cui un'impresa manda i propri dipendenti a lavorare. In pratica che il principio della libera prestazione dei servizi, sancito dall'articolo 49 dei Trattati, primeggia sulla non discriminazione salariale. Di fatto: si promuove il dumping sociale.

A nulla erano valse le proteste e la mobilitazione del mondo del lavoro contro questa normativa; qualcuno, commentando l'infausto esito al Parlamento Europeo, lo defininì esplicitamente un inciucio ed addirittura si spinse ad affermare:
Ma l’entusiasmo nostrano di DS e Margherita, scavalcati “a sinistra” dai socialisti belgi e francesi e recatisi al voto a braccetto con Forza Italia, è davvero indecente e la dice lunga sulla volontà del centrosinistra italico di eliminare Berlusconi ma di mantenere (se non di rafforzare) il liberismo qualora l’Unione dovesse vincere le prossime elezioni.
Altrettanto scandalose le dichiarazioni del segretario generale della CES Monks, il quale nonostante l’opposizione di molte categorie e sindacati nazionali aderenti alla CES, ha avuto l’ardire di sostenere che “ben il 90% delle richieste di modifica presentate dalla CES sono state accolte” e che dunque il voto era una vera e propria grande vittoria.



Ma noi abbiamo cose ben più importanti a cui pensare... ad esempio disquisire per giorni e giorni su come stampare le schede elettorali e se, per vederle come più ci aggrada, sia giusto o meno imbracciare le armi.

Mi raccomando, facciamoci affascinare da tutte le discussioni sul sesso degli angeli, tranne che da chi discute della precarietà, dell'arroganza della Confcommercio che ci nega un rinnovo contrattuale di 78 (imbarazzanti) euro, o delle esigenze del mondo del lavoro e dei sui problemi.

Ed il sindacato? ... Se ci sei batti un colpo!

domenica, aprile 06, 2008

Survey 2008

Suggeriamo ai colleghi di andarsi a leggere, nella intranet aziendale, i risultati del survey 2008.

http://canet.ca.com/employee_comm/survey/2008/index.htm

A noi sembra interessante la sezione relativa ai “top ten high and low survey items”

http://canet.ca.com/employee_comm/survey/2008/top_ten_highlow.htm

venerdì, marzo 28, 2008

Diamo 4 pinocchi alle ... bufale elettorali

«In Bosnia mi sparavano addosso». Ci ha messo qualche giorno, ma quando la notizia, dai blog e i siti avversari e passata sui media generalisti, ha dovuto rispondere. Attaccata dagli avversari, ridicolizzata da giornali e televisioni, Hillary Clinton ha fatto una goffa marcia indietro sul suo racconto dell'arrivo 12 anni fa in Bosnia sotto il tiro dei cecchini, affermandosi di «essersi espressa male». Per queste affermazioni il Washington Post ha conferito alla Clinton «quattro Pinocchi» per le sue bugie.

Anche i 1000 euro di Veltroni sono una bufala.

Basta leggere il programma del PD: "sperimentazione di un compenso minimo legale fissato in via tripartita (parti sociali e governo) per i collaboratori economicamente dipendenti (con l'obiettivo di raggiungere 1000/1100 euro netti mensili)".Come si vede: devono essere d'accordo i padroni (pardon, gli imprenditori); la cifra propagandata da Veltroni è solo l'obiettivo che, se Colaninno e Calearo saranno d'accordo, forse si potrà raggiungere; non si parla di salario, ma di "compenso"; e tutto ciò è previsto per "i collaboratori economicamente dipendenti".

Rileggete la legge 30, e tra le quarantasette figure contrattuali precarie in essa previste, questa proprio non compare!

Morando chiarisce ( Corriere della Sera del 6 marzo) che non si parla di salario ma di compenso proprio perché non ci si riferisce al lavoro precario ma, appunto, a questi misteriosi collaboratori economicamente dipendenti (cioè a nessuno o quasi). Veltroni parla di precari, Morando ha spiegato che ai contratti a termine, agli interinali, ai part time fasulli, al lavoro intermittente, insomma ai milioni di precari in carne e ossa, la proposta nemmeno si applica.

Della "cordata italiana" per Alitalia è superfluo parlare.

sabato, marzo 15, 2008

Epifani: lo Statuto dei lavoratori va lasciato così com’è

Importanti dichiarazioni del segretario generale della Cgil in merito alle discussioni elettorali sulla possibilità di modificare lo Statuto dei Lavoratori o anche solo l'articolo 18.

Epifani: lo Statuto dei lavoratori va lasciato così com’è
La risposta, ovviamente, vale anche per chi nel centrosinistra, da Pietro Ichino a Massimo Calearo, insiste sulla necessità di riscrivere l’articolo 18 e non solo.

Epifani: ci opporremo fermamente ad ogni ipotesi di messa in discussione dello Statuto dei lavoratori
Secondo il segretario generale l'autonomia sindacale dalla politica non deve essere indifferenza ''In questa chiave - ha detto - la Cgil guarda come sempre alla campagna elettorale e ai programmi degli schieramenti politici che si confrontano''.

Una nostra riflessione: se il sindacato, in quanto rappresentanza sociale dei lavoratori, non è "indifferente" ai programmi elettorali delle forze politiche che si contendono il governo del paese, a maggior ragione non è compito di ogni lavoratore/elettore di tradurre questa sensibilità in penalizzazione elettorale attiva sia dei singoli candidati che lavorano contro i diritti dei lavoratori che dei partiti che li candidano, siano essi del centro-destra o del centro-sinistra?

sabato, marzo 08, 2008

PD (Ichino); Serve Riforma Art. 18. Cosa dice la CGIL?

CGIL Art.18Il "nuovo" art. 18 sarebbe cosi' strutturato: "Dopo un periodo di prova di sei mesi -spiega Ichino- l'articolo 18 si applica per i licenziamenti disciplinari e contro quelli per motivo illecito, di discriminazione o di rappresaglia. Ma il controllo giudiziale deve essere limitato a questo. Se invece il motivo del licenziamento e' economico o organizzativo la protezione del lavoratore e' costituita da un congruo indennizzo commisurato all'anzianita' e da un'assicurazione contro la disoccupazione di tipo scandinavo".

CGIL Art.18Ma proprio nessuno ricorda la posizione della CGIL nel 2002? Cosa e' cambiato da allora ad oggi? Quell'anno 3 milioni di lavoratori hanno manifestato a Roma, e si tenne uno sciopero generale che passò alla storia. In quel frangente la CGIL diceva:
"Articolo 18 Non c’è alternativa allo stralcio"
Il presidente di Confindustria l’ha detto a chiare lettere: questa misura è il foro con cui incrinare e poi far crollare la diga dello Statuto dei lavoratori. Le modifiche previste nella delega all’articolo 18, del resto, non prevedono affatto poche limitate eccezioni, come dice il governo. ... Togliere tutele ad alcuni non solo non crea spazi per darne di più ad altri, ma, come dice D’Amato, apre la strada a un progressivo abbattimento dei diritti di tutti. E questo renderebbe tutti più deboli. Per questi motivi lo stralcio di questa norma è la condizione preliminare a qualsiasi trattativa sul mercato del lavoro.

CGIL Art.18Con la candidatura nelle liste del PD di Colaninno (quello che ha dato 7 a Berlusconi e che non vuole la stabilizzazione dei precari dopo 36 mesi), Ichino (quello che parla apertamente di modificare l'articolo 18) e Calearo (l'uomo di Confindustria che ha osteggiato in tutti i modi la firma del contratto nazionale, che ha fatto fare 50 ore di sciopero ai metalmeccanici prima di concedere il rinnovo del contratto), la CGIL dovrebbe dire ai lavoratori se quella del 2002 fu una lotta sbagliata, e riflettere seriamente se permettere la messa in discussione dello Statuto dei lavoratori (il vero obiettivo di queste discussioni).

lunedì, febbraio 25, 2008

NO alla riduzione del peso del Contratto Nazionale

In questi anni i salari italiani hanno subito una catastrofe, siamo precipitati tra gli ultimi dei paesi occidentali e siamo diventati penultimi in Europa. Ora tutti dicono che bisogna aumentare i salari, ma in concreto le ricette che vengono proposte non portano affatto al miglioramento delle retribuzioni.
Cgil, Cisl e Uil hanno definito una bozza di documento nel quale si propone una riforma del sistema contrattuale che aggrava i difetti della concertazione, che è la causa della caduta dei salari. Questo perché:

  1. il contratto nazionale ha dato sinora pochi risultati perché vincolato all’inflazione programmata. Cgil, Cisl, Uil non propongono, come sarebbe giusto, di chiedere più soldi nel contratto nazionale, ma anzi affermano che i salari nazionali dovranno aumentare solo sulla base della “inflazione realisticamente attesa”. E’ questo un altro modo per chiamare l’inflazione programmata, cioè per vincolare l’aumento dei salari ai tetti dell’inflazione e per impedire che essi possano recuperare davvero il potere d’acquisto. Inoltre, viene proposto l’allungamento da due a tre anni della vigenza contrattuale, il che comporterà inevitabilmente un ulteriore indebolimento del salario contrattato a livello nazionale.
  2. Si propone la contrattazione aziendale, territoriale, regionale, legando ancor di più i salari alla produttività, all’efficienza, all’andamento delle aziende. Inoltre, il secondo livello di contrattazione potrà intervenire sulle normative e sugli orari, anche incrementando le flessibilità definite nei contratti nazionali. Con questi paletti non si dà affatto più spazio alla contrattazione in azienda, ma si vincola ancor di più il salario ai risultati dei lavoratori, subendo così l’offensiva padronale che pretende di dare soldi in più solo a chi lavora di più... e si nasconde un falso ed un’ipocrisia. Almeno il 70% dei lavoratori è totalmente escluso dalla contrattazione aziendale.

La scelta di ridimensionare il contratto nazionale per creare più spazio allo scambio salario-produttività in azienda e nel territorio, è profondamente sbagliata. Così non si aumentano i salari mentre c’è il rischio di peggiorare ancora le condizioni di lavoro.
Se si vogliono davvero aumentare i salari bisogna scegliere una strada completamente diversa e cioè:

  • Permettere che il contratto nazionale possa aumentare i salari più dell’inflazione. Cioè chiedere più di quello che si è chiesto in questi anni.
  • Definire un salario minimo per tutti, con forme automatiche di rivalutazione.
  • Liberare il salario aziendale dai vincoli non misurabili della produttività e della presenza (leggi "straordinario"), che sono un incentivo a peggiorare le condizioni di lavoro.

La riforma del sistema contrattuale riguarda l’azione fondamentale del sindacato e i diritti e le condizioni fondamentali delle lavoratrici e dei lavoratori. Per questo correttezza dei rapporti vorrebbe che la proposta di Cgil, Cisl e Uil, ben prima di discuterla con le controparti, sia sottoposta a una consultazione trasparente tra tutte le lavoratrici e i lavoratori, dove sia possibile scegliere anche la proposta alternativa di rafforzare il contratto nazionale. Cgil, Cisl e Uil dovrebbero portare tra i lavoratori entrambe le proposte, quella della devolution contrattuale e quella di più soldi e diritti nel contratto nazionale.

NO ALLA PROPOSTA DI
CGIL, CISL, UIL DI RIDURRE
IL PESO DEL CONTRATTO NAZIONALE

I LAVORATORI DEVONO POTER SCEGLIERE TRA PROPOSTE ALTERNATIVE

martedì, gennaio 29, 2008

La catastrofe dei salari

Considerando l'aumento del costo della vita il reddito delle famiglie con capofamiglia lavoratore dipendente è praticamente immutato dal 2000 (al 2006):
  • le famiglie che non arrivano alla quarta settimana del mese non se n'erano accorte
  • il 6,3% dei lavoratori dipendenti, che è classificato «povero», non se n'era accorto
  • i lavoratori atipici, il cui reddito dal 2000 al 2006 è addirittura diminuito, non se n'erano accorti
  • il 73% di giovani "bamboccioni", che vive con i genitori perchè non riesce a trovare casa e lavoro, non se n'era accorto


Ci vuole uno studio di Bankitalia sui bilanci delle famiglie, e la voglia di stupire l'opinione pubblica per lo spazio di una edizione giornalistica, perchè in Italia si possa dire che esiste una questione salariale molto seria.

Secondo alcuni ora la situazione è più chiara: "Bisogna chiamare le cause con il loro nome - spiega Giorgio Cremaschi, leader della 'Rete 28 aprile' - sono l'introduzione dell'euro e la concertazione salariale, definita dall'accordo del 23 luglio 1993. ... Per far crescere i salari il sindacato deve abbandonare la concertazione e le politiche moderate e tornare a fare davvero il suo mestiere, a partire da una forte offensiva sui salari".

Chissà se Confcommercio, che da oltre un anno nega il rinnovo del contratto a 2 milioni di lavoratori di commercio, terziario e servizi (la spregiudicata richiesta sindacale è di 78 euro di aumento mensile per 14 mensilità), se nè accorta anche lei...

venerdì, gennaio 18, 2008

Lacrime di coccodrillo


Altri due martiri del lavoro a Porto Marghera.

Secondo il ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero"Bisogna smetterla con le lacrime di coccodrillo". Ferrero ha chiesto che in tutta Italia vengano combattute le "condizioni di lavoro inaccettabili che producono fisiologicamente l'incidente".


Ci domandiamo, e domandiamo a tutte le istituzioni e parti sociali coinvolte, quando si avrà l'onestà intellettuale di ammettere che è la precarietà del lavoro il brodo di cultura nel quale crescono le condizioni oggettive e soggettive alla base di grande parte di queste morti bianche.

Un esempio delle pressioni psicologiche, del "brodo culturale" cui sono sottoposti quotidianamente i lavoratori?

E' successo solo pochi giorni fa: un operaio del bergamasco ha segnalato ai suoi capi situazioni rischiose per i lavoratori... ed è stato accusato di mobbing! Certo; con le sue frasi avrebbe messo a rischio la salute del caporeparto.

giovedì, gennaio 10, 2008

E' INFONDATO l'assorbimento dell'IVC

Ricordate la vecchia RICHIESTA SPIEGAZIONI IN MERITO AL CEDOLINO PAGA DI APRILE 2007 e la superficiale risposta della direzione aziendale in merito alla mancata erogazione della IVC?

Anche il funzionario sindacale della FILCAMS era intervenuto, nel settembre 2007, sull'azienda.

Ebbene, con il mese di dicembre 2007 l'Azienda ha sanato il problema e liquidato tutti gli arretrati spettanti.

Di seguito il nuovo comunicato della FILCAMS.

sabato, dicembre 08, 2007

ThyssenKrupp. Comunicato delle Segreterie nazionali di Fim Fiom Uilm sulla strage di Torino

Le segreterie nazionali di Fim Fiom Uilm esprimono dolore, cordoglio e solidarietà per le vittime dell’orribile strage sul lavoro avvenuta a Torino.
Nulla deve essere tralasciato per il pieno accertamento delle responsabilità, ma questa strage si aggiunge ad una lunga catena di morti sul lavoro.
Occorre il pieno e puntuale intervento delle Autorità a tutela della salute e della sicurezza, le imprese devono adottare tutte le norme e le misure necessarie alla tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori ed essere fino in fondo responsabili della loro applicazione. Si deve lavorare per vivere e non per morire.
Fim Fiom Uilm proclamano 8 ore di sciopero in tutto il gruppo ThyssenKrupp per la giornata di lunedì 10 dicembre in concomitanza con lo sciopero provinciale dei metalmeccanici di Torino.
Fim Fiom Uilm nazionali indicono per venerdì 14 dicembre una giornata nazionale di lotta di tutti i metalmeccanici italiani per la tutela della salute e la sicurezza sul lavoro. Durante la giornata si svolgeranno in tutta Italia manifestazioni e iniziative, che coinvolgano la pubblica opinione, direttamente rivolte verso le pubbliche autorità e verso le imprese che dovranno mettere la sicurezza del lavoro al primo posto, anche con un adeguato e indispensabile programma di investimenti.
Per realizzare tali iniziative Fim Fiom Uilm proclamano 2 ore di sciopero in aggiunta alle 8 già previste per il rinnovo del Ccnl

Segreterie nazionali Fim Fiom Uilm

martedì, dicembre 04, 2007

sabato, dicembre 01, 2007

Il 30 Novembre si è scioperato

Venerdì 30 Novembre i lavoratori di Computer Associates hanno scioperato in solidarietà coi colleghi licenziati a Marzo.

La giornata scelta è stata ancor più significativa se si pensa che si è svolta in occasione della prima udienza in tribunale contro il licenziamento di un collega che è anche un delegato sindacale.

martedì, novembre 27, 2007

COMUNICATO ASSEMBLEA DEL 23 NOVEMBRE 2007

L’assemblea dei lavoratori CA, esaminata la condizione di continua trasformazione e ristrutturazione della organizzazione aziendale (che si è manifestata in sollecitazioni su diversi singoli dipendenti dei Servizi, Facility ed Amministrazione affinché accettino incentivazioni per risolvere consensualmente il rapporto di lavoro), nel prendere atto del leggero miglioramento delle modalità assunte dalla Direzione Aziendale nell’affrontare le problematiche relative ai supposti esuberi di forza lavoro:

GIUDICA UN ERRORE

la scelta aziendale di non rendere trasparenti le difficoltà aziendali, anche perché tutte le comunicazioni ufficiali parlano di aumenti del fatturato e degli utili

la scelta di non coinvolgere il sindacato nella gestione dei processi di ristrutturazione unilateralmente adottati

ESPRIME

preoccupazione per l’entità della riorganizzazione in atto, rilevando altresì che non è ancora chiaro se, a seguito della decisione presa dall’International di cedere parti significative delle strutture legate al Threat Management, ci saranno anche in Italia ulteriori ripercussioni ad esempio sul personale del Supporto

CONFERMA

l’auspicio per una veloce conclusione delle vertenze avviate per il reintegro sul proprio posto di lavoro dei colleghi licenziati a Marzo

LO SCIOPERO DI 4 ORE, LA MATTINA DI VENERDI’ 30 NOVEMBRE, IN CONCOMITANZA CON LA PRIMA UDIENZA DELLE CAUSE DI REINTEGRO

giovedì, novembre 22, 2007

Retribuzioni. Dal 2002 al 2007 è un crollo verticale

Un indagine Ires rivela la perdita di quasi 2000 euro in un anno per il lavoro dipendente


Se serviva una ricerca a dircelo... è arrivata. Nell'indagine “I salari dal 2002 al 2007”, del centro studi Ires della Cgil, troviamo la conferma del perchè una famiglia normale non riesce ad arrivare alla fine del mese: i salari e gli stipendi non sono assolutamente adeguati al costo della vita.
L'indagine si concentra su salari e stipendi perché dai risultati emerge che quello che ‘paga per tutti’ è proprio lavoro dipendente. Nei cinque anni presi in considerazione dalla ricerca, sono gli operai che hanno pagato il prezzo maggiore: chi aveva una retribuzione pari a 24.890 euro ha subito una perdita progressiva pari a 1.896 euro. Le cause: due terzi per la dinamica inversamente proporzionale tra inflazione e retribuzioni e un terzo per la mancata restituzione del fiscal drag.
Tra i tanti dati percentuali, uno dei peggiori riguarda il settore giovanile.I giovani, fra impiegati e operai, guadagnano tutti meno di 900 euro al mese. Ovvero sono tutti sulla soglia della povertà. Un apprendista con meno di 24 anni guadagna 736,85 euro al mese, un collaboratore occasionale arriva a 768,80 euro mentre un co.co.pro o un co.co.co arriva al massimo a 899 euro.Sempre comparando questa indagine a quella dell’Istat, si vede che il 13,7 per cento dei giovani tra 18 e 34 anni sono poveri. E la cifra percentuale è esponenziale: se si tratta di una coppia con figli i poveri sono il 45,8 per cento.
I nuclei familiari sono i più penalizzati, specie per la divaricazione tra ricchi e poveri che già l’indagine Istat sulla povertà delle famiglie italiane, pubblicata ad ottobre, aveva indicato. Chi stava male è peggiorato, mentre chi stava bene è migliorato. Il presidente dell’Ires Agostino Megale lo ha sottolineato nel suo intervento: “La perdita di potere d’acquisto dei redditi delle famiglie di operai e impiegati - ha detto – si contrappone ad una crescita di potere d’acquisto delle famiglie degli imprenditori e dei liberi professionisti. Con le manovre fiscali del centro-destra si è registrato un ulteriore allargamento della forbice a sfavore dei bassi redditi”.E sono i dati a parlare: i redditi familiari di imprenditori e liberi professionisti è cresciuto di 11.984 euro, mentre quello degli impiegati è diminuito di 3.047 euro e quello degli operai di 2.592 euro.Oltre 14 milioni di lavoratori guadagnano meno di 1.300 euro al mese, la metà dei quali non arriva ai mille euro.
Il segretario generale della Cgil, Epifani, durante la presentazione del rapporto è tornato su quanto aveva già dichiarato in precedenza dopo la consultazione sul protocollo welfare. “Serve una nuova politica dei redditi – ha detto – che affronti il problema della crescita bassa, dei bassi salari e della bassa produttività”.

domenica, novembre 18, 2007

VENERDÌ 23 NOVEMBRE ASSEMBLEA GENERALE

Venerdì 23 Novembre, dalle ore 16,00 alle 17.30, è convocata l’assemblea generale dei lavoratori CA (sala mensa a Milano, videoconferenza a Roma) con il seguente ordine del giorno:

  • Analisi sullo stato della ristrutturazione aziendale
  • Sciopero del 30 Novembre in solidarietà dei colleghi licenziati
  • Varie

Sarà presente un funzionario sindacale di CGIL, CISL e UIL.
Tutti i lavoratori sono invitati a partecipare.

sabato, novembre 10, 2007

Nuova tornata: riorganizzare i CA-TS

LA DIREZIONE COMUNICA LA NECESSITÀ DI RIORGANIZZARE I CA-TS

La direzione ha comunicato alla RSA Aziendale un problema di riposizionamento della struttura CA-TS, evidenziando la necessità di intervenire su un 10/15% del suo personale. In questo caso specifico (a differenza di Marzo e Settembre) l’azienda può gestire fino al 31 Marzo 2008 la ricerca di una soluzione concorsuale e di accompagnamento ad una diversa collocazione delle persone impattate dalla ristrutturazione.

Si ricordano le prossime scadenze di NOVEMBRE:


  • venerdì 16 Novembre è stato proclamato uno sciopero nazionale di 8 ore per il rinnovo del contratto.

  • lo sciopero aziendale di 4 ore in occasione della prima udienza (che si terrà il 30 Novembre) per le cause di reintegro intentate dai colleghi licenziati a Marzo. Ad oggi, tra Marzo e Settembre, sono ancora aperte 6 situazioni di contenzioso.


Appena possibile si comunicheranno eventuali iniziative specifiche legate alla suddetta riorganizzazione.

domenica, novembre 04, 2007

Epifani: meno fisco in busta paga

Intervista a Guglielmo Epifani,dal Corriere della Sera del 31 Ottobre 2007.

Epifani: meno fisco in busta paga
tagliare cento euro di tasse al mese

Il leader della Cgil: un piano di cinque anni per aumentare i salari netti «La copertura? Ridurre gli sprechi e prelievo sulle rendite finanziarie»


In sostanza Epifani ancòra la questione salariale alla questione fiscale, allineandosi così con tutti quelli che puntano ad una riduzione delle tasse come strumento principale per rimpolpare profitti e rendite.... ed ora anche i salari.
Sembra quasi che si pensi ad un pozzo fiscale senza fondo. Ma ridurre le tasse per sostenere profitti, rendite e salari è come giustificare di fatto la permanente riduzione dello stato sociale.
Non siamo riusciti neppure a recuperare il fiscal drag in tutti questi anni dall'abolizione della scala mobile ad oggi.....
Certo c'è una questione salariale ed è pesante, ma questa dipende anche e sopratutto da una linea sindacale concertativa che prima ha accettato l'abolizione delle indicizzazioni salariali e che ha per anni accettato il tasso di inflazione programmata come riferimento per le politiche retributive.
Quanto sono stati sostenuti profitti e rendite in questi anni da una debole rivendicazione salariale?
E quanto lo saranno ancora se oltre ad una debole ed inadeguata politica contrattuale rivolgiamo da ora le nostre attese salariali sulla riduzione fiscale?
Certo questo potrebbe aumentare un poco i nostri salari, ma col tempo, alleandosi a chi sostiene oggi una generalizzata riduzione della tassazione (anche quindi su profitti e rendite) si gettano le basi per la distruzione dello stato sociale.
Quello che non si capisce dalla intervista di Epifani al Corriere è come la politica salariale dovrà cambiare anche rispetto alle imprese. Ci si aspetterebbe (come per altro ha deciso l'ultimo congresso della CGIL) che saltasse il riferimento alla inflazione programmata, che si sarebbe finalmente ripreso a costruire le piattaforme rivendicative in maniera più efficace e meno subordinata. Ma su questo Epifani non dice nulla. L'unica cosa che lascia trasparire la sua intervista è l'enorme fiducia che viene espressa rispetto agli effetti benefici di una riduzione fiscale.
Se ci aspettava una proposta che puntasse sia sulla leva fiscale che sulla ripresa di una politica contrattuale più efficace (a metà mese il Commercio dovrebbe scioperare per un contratto che chiede la cifra di 78 euro, riparametrati al 4° livello per 14 mensilità!) .... beh siamo rimasti delusi. Per quanto riguarda il rapporto con le imprese si parla solo di un tavolo per rivedere il modello contrattuale, ma nell'intervista non si dice come, stando volutamente sul generico.

Così, in conseguenza della linea annunciata a mezzo stampa da Epifani i lavoratori avranno forse aumenti salariali grazie alla riduzione delle tasse (e quindi anche dello stato sociale, soldi nostri) e le aziende potranno continuare a risparmiare sui rinnovi contrattuali ed a sostenere un'altra riduzione delle tassazioni sui profitti e sulle rendite.
La beffa che si rischia è che i salari non aumentino di un bel nulla, ma semplicemente che ci venga monetizzato in busta paga quanto oggi lo Stato ci restituisce come servizio sociale (scuola, sanità ecc).... e che da domani ci dovremo pagare da soli.

In realtà quanto auspicato da Epifani sembra cosa già fatta. Damiano (ministro del lavoro) già lo da per certo e Confindustria plaude (tanto non paga); già si parla di tavoli da aprire a giorni.

Peccato che nessuno tra gli iscritti del sindacato ne ha potuto discutere. La CGIL è ferma all'ultimo congresso, quello dove si era detto che bisognava superare le subordinazioni che vincolavano la contrattazione, bisognava respingere l'aumento dell'età pensionabile ed una ulteriore riduzione delle pensioni, bisognava che tutti pagassero le tasse in modo da ridare slancio allo stato sociale, ecc. ecc.
La perplessità è il minimo davanti ad un segretario nazionale che comunica la linea della Cgil ed i suoi cambiamenti in corso d'opera quasi solo a mezzo stampa, e che magari si arrabia pure se qualcuno prova a dire di non essere d'accordo con le cose che fa e che dice e che solleva dubbi su questo aprire trattative e firmare accordi senza mandato alcuno.

domenica, ottobre 21, 2007

Presidio contro i licenziamenti in Computer Associates

Comunicato Stampa

Presidio contro i licenziamenti in Computer Associates

Dopo i licenziamenti individuali di marzo 2007 in Computer Associates, la direzione aziendale notifica ulteriori 8 licenziamenti a Roma e Milano. La scelta di CA di effettuare i licenziamenti individuali, sottraendosi al confronto sindacale, è contestata ancora una volta dai lavoratori che hanno organizzato nella giornata di ieri, 15 ottobre 2007, manifestazioni davanti alle sedi di Milano e Roma.
Qui il comunicato dell’assemblea e la foto del presidio di Milano.

Milano 16/10/2007
Nicola Cappelletti
Filcams-CGIL Milano

20 Ottobre - Manifestazione della sinistra su welfare e precariato


dal sito di Repubblica
Esultano gli organizzatori della manifestazione contro il welfare e il precariato
Un milione in piazza per i diritti

dal sito del Corriere della Sera
La sinistra in piazza. Giordano: «Il premier vada avanti».
Sfilano bandiere della Cgil e lady Bertinotti
Corteo sul welfare: «Prodi ci ascolti»