Presidio contro i licenziamenti in Computer Associates
Dopo i licenziamenti individuali di marzo 2007 in Computer Associates, la direzione aziendale notifica ulteriori 8 licenziamenti a Roma e Milano. La scelta di CA di effettuare i licenziamenti individuali, sottraendosi al confronto sindacale, è contestata ancora una volta dai lavoratori che hanno organizzato nella giornata di ieri, 15 ottobre 2007, manifestazioni davanti alle sedi di Milano e Roma. Qui il comunicato dell’assemblea e la foto del presidio di Milano.
Milano 16/10/2007 Nicola Cappelletti Filcams-CGIL Milano
Questi i risultati della consultazione sindacale sugli accordi del 23 Luglio 2007 in CA.
La RSA-FILCAMS ha deciso di rimettere il mandato all’assemblea degli iscritti FILCAMS ed al Funzionario di zona per permettere una verifica sia dei risultati che delle prospettive sindacali.
L’assemblea dei lavoratori CA, preso atto degli ulteriori 8 licenziamenti individuali - che si aggiungono ai 10 licenziamenti di fine marzo 2007 ed alla procedura di mobilità con la quale, a fine 2006, sono stati espulsi dall’azienda altri 52 colleghi - :
ESPRIME
la propria solidarietà ai lavoratori licenziati in quanto oggetto di provvedimenti fondati su motivazioni inconsistenti ed illegittime
EVIDENZIA
che l’azienda persiste in procedure che ribadiamo essere inaccettabili per la dignità individuale dei lavoratori
AUSPICA
la veloce conclusione delle vertenze avviate per il reintegro sul proprio posto di lavoro dei colleghi licenziati a Marzo
CONFERMA
lo sciopero, già deliberato nella precedente assemblea del 23 Aprile scorso, da tenersi in concomitanza con la prima udienza delle cause di reintegro promosse a seguito dei licenziamenti di fine Marzo (e quindi per il giorno 30 Novembre)
CONVOCA
un presidio degli ingressi delle sedi di Milano e Roma da tenersi
LUNEDI’ 15 OTTOBRE, dalle ore 13.00 alle ore 14.00
Leggendo questo blog, si intuisce che un certo numero di persone legge i messaggi (vedi contavisite) ma che tutti (tranne coloro che sono usciti dall'azienda in modo piu' o meno volontario) si astengono dal commentare i fatti (vedere il silenzio totale rispetto al "FURTO" (pregherei di non censurare tale termine, in quanto descrive compiutamente il fatto) della IVC). Se ne desume che a tutti stanno bene le "azioni" messe in essere dalla direzione aziendale (licenziamenti, mancato pagamento di indennita' varie, computo fazioso del Tfr, mancato/parziale pagamento delle commissioni,....). Attenzione che la tecnica dello struzzo (fino a che vengono colpiti altri a me non interessa; purtroppo anche qualcuno dei recenti licenziati la pensava allo stesso modo) vi sta portando ad un punto critico. Se la direzione riesce a completare il progetto (chiaramente visibile) di delegittimazione delle rappresentanze dei lavoratori, poi sono dolori per tutti. Vi state accorgendo del livello di arroganza che stanno esprimendo con questi atti ? Ogni azione e' volta a ribadire il concetto che CA opera in un paese fregandosene delle normative locali (il codice civile viene sistematicamente violato), tanto poi una forma per far sparire il fatto viene trovata (dalla mobilita' ai licenziamenti individuali; dal licenziamento individuale alla dimissione incentivata, ....). A me piacerebbe che, visto il clima di "terrore" instaurato, vi fosse una piu' decisa e ferma presa di posizione della Filcams Cgil (visto che le altro organizzazioni sono svanite nel nulla) e venissero intraprese azioni legali a fronte della registrata violazione della legge. Che si cominci a usare la posta elettronica aziendale per raggiungere tutti i lavoratori (visto che una recente sentenza la equipara ad una bacheca sindacale virtuale). Si faccia una verifica sul metodo di computo del Tfr (dov'e' il computo di tutto cio' che ha carattere di continuita') e si intraprenda un'azione legale affinche' venga ricalcolato (e pagato) a tutti quelli che sono stati liquidati. Si faccia una verifica su come viene gestito il flusso di denaro legato agli ordini/contratti acquisiti direttamente e tramite i distributori. Si verifichi il meccanismo di pagamento delle royalties E' chiaro che alcune di queste azioni potrebbero essere fatte direttamente dai lavoratori, pero' bisogna capacitarsi che tale fatto viene visto come una "dichiarazione di guerra" che comporta l'iscrizione nel famoso "libro nero" (nessuno e' in grado di procurarsene una copia ?) e di conseguenza perche' il sindacato non da dimostrazione del proprio ruolo (a tutela degli interesse dei rappresentati, cioe' dei lavoratori) attivando le proprie strutture (legali e amministrative) affinche' vengano intraprese le azioni legali opportune ? In un mio scenario (o sogno) futuro (a breve), la direzione prima di attivare qualsiasi progetto di riorganizzazione deve necessariamente condividerlo con le rappresentanze dei lavoratori che devono valutarne l'impatto e operare di conseguenza. Attenzione che questo processo (che io qui chiamo sogno), viene normalmente intrapreso nelle aziende in cui esiste rispetto dei reciproci ruoli (direzione e maestranze).
Partecipate all'assemblea di venerdi, guardate che e' importante dare un messaggio che dimostri che si e' interessati e preccupati rispetto a quanto sta succedendo da un anno e mezzo a questa parte !
Basta subire intimidazione da parte di soggetti dal profilo professionale e umano veramente infimo (anche qui gradirei una non censura in quanto non ho indicato nominativi anche se sono noti a tutti). [scritto da Anonimo]
Senza il benchè minimo sforzo di fantasia si continua nell'opera di ridimensionamento delle maestranze ... e si persiste nelle forzature illegittime.
Tutti sappiamo dei nuovi 8 licenziamenti individuali ed, alla luce di questo, è superfluo dire che la preventivata assemblea di
Venerdì 05 Ottobre dalle ore 15,30 alle 17.00
oltre a trattare i temi dell'accordo sul welfare affronterà il problema della risposta da dare all'Azienda; ed il livello di partecipazione all'assemblea sarà il migliore indice per valutare il nostro "consenso" alle scelte del management.
"Innovare o perire". Queste semplici parole, date in pasto per gioco a Google, hanno dato come secondo “best match” la pagina Alta Direzione srl - RINGIOVANIRE L'IMPRESA MATURA, e ci hanno stimolato una traduzione “sindacalese” dei suoi primi paragrafi; potrebbero essere riscritti così
RINGIOVANIRE L’R.S.A. MATURA La percezione di sentirsi imprigionati da accordi asimmetrici in un confronto concertativo e diseguale con il mondo delle imprese, la difficoltà ad ottenere partecipazioni elevate alle iniziative sindacali, la scarsa contrattazione sindacale prodotta nella realtà lavorativa, sono caratteristiche tipiche delle R.S.A. cosiddette “mature”. Ma la domanda è: “Può una R.S.A. matura diventare una R.S.U. di successo?”
Fuori di metafora; lavoriamo in una CA che negli ultimi due anni ha mostrato tutti i limiti e la parzialità del management nell’affrontare una crisi di mercato che è stata essenzialmente una crisi finanziaria piuttosto che una crisi “industriale”. Oggi la presenza di una R.S.A. ridotta ai minimi termini ci pone nella condizione di essere ad un punto di svolta: innovare o perire.
Le R.S.A. sono formate da lavoratori nominati direttamente dai Sindacati di zona e non hanno pertanto una legittimazione diretta di coloro che rappresentano.
Le R.S.U. sono elette direttamente dai lavoratori, tramite un processo rigoroso e trasparente, che migliora non solo il sentimento di appartenenza ed il livello di condivisione dei contenuti, ma necessariamente permette di rapportarsi alla direzione aziendale con un’autorevolezza ben superiore. Ma giustamente si tratta di un processo rigoroso che presuppone un alto livello di partecipazione dei lavoratori (deve votare almeno il 50% + 1 dei dipendenti), la presenza di liste di candidati (si potrebbero eleggere circa 6 rappresentanti a Milano e 4 a Roma), un Comitato Elettorale, uno dei Garanti ecc. ecc.
Non abbiamo soluzioni precostituite, ed ovviamente non è per nulla scontato che l’unica innovazione necessaria sia il passaggio dalle R.S.A. alle R.S.U.; quello che è certo è che l’immobilismo e la non partecipazione alla vita sindacale aziendale ci potrà solamente danneggiare.
Il 23 luglio del 2007 il governo ha definito un protocollo d’intesa, poi sottoscritto da Cgil, Cisl e Uil, che peggiora ancora quello sulle pensioni dei giorni precedenti:
Pensioni Si porta l’età pensionabile a 62 anni, con 35 di contributi o a 61 con 36, a partire dal 2013. Chi ha 40 anni di contributi continuerà a uscire con le “finestre” e anche chi ha la pensione di vecchiaia dovrà aspettare le “finestre”. Così la pensione di vecchiaia delle donne, sale oltre i 60 anni e quella degli uomini oltre i 65. L’esenzione dei lavori usuranti si rivela una beffa: 5.000 lavoratori all’anno saranno inizialmente esentati dallo scalone, ma poi dovranno andare in pensione con almeno 58 anni d’età e 36 di contributi. Si peggiora la riforma Dini sui coefficienti, che saranno tagliati a partire dal 2010 del 6-8%. Da allora ogni tre anni saranno rivisti automaticamente al ribasso, con una scala mobile al rovescio. La commissione tra le parti potrà solo, entro il 2008, decidere le esenzioni. Il limite del 60% per le pensioni più basse dei precari è solo un’ipotesi di studio. A partire dal 2011, se non saranno fatti risparmi a sufficienza con la ristrutturazione degli enti previdenziali, aumenteranno i contributi sulla busta paga dei dipendenti e per i parasubordinati.
Mercato del lavoro e competitività Vengono scandalosamente ridotti i contributi pensionistici per le ore di straordinario. Così si danneggia l’occupazione e anche il bilancio dell’Inps, mentre non ci sono i soldi per cancellare lo scalone. Viene confermata la Legge 30 e in particolare il lavoro interinale a tempo indeterminato (staff leasing). I contratti a termine potranno durare anche oltre 36 mesi, senza alcun limite, con procedure conciliative fatte presso gli uffici del lavoro con l’assistenza dei sindacati. Viene detassato il salario variabile aziendale sul quale le aziende pagheranno meno contributi previdenziali, anche se i lavoratori non si vedranno decurtata la loro contribuzione.
Pensioni basse e ammortizzatori sociali Vengono aumentate le pensioni più basse e l’indennità di disoccupazione, utilizzando i soldi del “tesoretto”, cioè le tasse in più pagate in primo luogo dai lavoratori, che ammontano a oltre 10 miliardi di euro. Di questi solo un miliardo e mezzo tornano ai pensionati e ai disoccupati.
Conclusioni Questo accordo dà qualche risultato immediato a una parte dei pensionati e dei disoccupati ... peggiorando il futuro per la gran parte del mondo del lavoro. Viene confermata la precarietà del lavoro, che non garantisce il futuro pensionistico dei giovani.
L’accordo deve cambiare perché insiste nelle politiche del passato ai danni dei giovani e dei lavoratori e, in alcuni casi, persino le peggiora.
LA RIFORMA A COSTO ZERO, AUMENTANO I CONTRIBUTI: il Governo calcola in 10 miliardi di euro dal 2008 al 2017, i costi della revisione dello scalone e del fondo per i lavori usuranti. Questi costi, ammesso che siano reali, sono integralmente pagati dai lavoratori con: l’aumento delle aliquote contributive per i parasubordinati e con la cosiddetta revisione degli enti previdenziali che è GARANTITA DALL’AUMENTO DI QUASI 1 PUNTO (0,09%) DEI CONTRIBUTI SULLA BUSTA PAGA. Questo aumento si aggiunge a quello precedente di 3 punti (0,3%), che non è servito minimamente a pagare il miglioramento delle pensioni ma invece ha fatto cassa per il bilancio dello Stato. I lavoratori parasubordinati continuano a vedersi aumentati i contributi senza avere reali contropartite né nella busta paga né nei diritti. La legge 30 continua a restare in vigore.
Con questo accordo passa il principio iniquo per cui se un lavoratore vuole conservare qualche diritto, un altro lo deve perdere, perche’ per il governo ogni intervento sulle pensioni e lo stato sociale DEVE ESSERE A COSTO ZERO, cioe’ pagato dalle lavoratrici e dai lavoratori.
FINTA GARANZIA DI ESENZIONE PER I LAVORI USURANTI: il Governo stabilisce un elenco di lavori usuranti che allarga i precedenti decreti. Ma prima di tutto i soldi sono contingentati e devono garantire l’uscita dal lavoro di SOLO 5000 persone all’anno, per cui vi saranno le graduatorie tra gli aventi diritto. In secondo luogo gli aventi diritto avranno un’esenzione di 3 anni rispetto al progressivo aumento dell’età pensionabile per cui dal 1 gennaio 2011 dovranno avere almeno 57 anni di età e 36 di contributi e dal 2013 58 anni di età e 36 di contributi: anche a quei pochi lavoratori e lavoratrici cui verra’ riconosciuta l’esenzione dagli scalini in concreto viene alzata l’età pensionabile.
FINTO ANNULLAMENTO DEL TAGLIO DEI COEFFICIENTI DI CALCOLO DELLE PENSIONI FUTURE: viene istituita una commissione che entro il 31 dicembre 2008 dovrà proporre modifiche al regime pensionistico contributivo. Ma dal 1 gennaio 2010 scatta comunque la nuova tabella sui coefficienti che prevede un taglio del 6-8% delle pensioni. La commissione decide come distribuire tra i lavoratori questi tagli, ma non se farli. Dal 2013 scatta la revisione automatica dei coefficienti che avverrà ogni 3 anni (anziché ogni 10), con decreto del Governo: E’ UNA SCALA MOBILE AL ROVESCIO SULLE PENSIONI. Infine la promessa, e non l’impegno, di garantire il 60% della retribuzione per chi fa lavori precari e discontinui, significa in concreto garantire pensioni di 400 o 500 euro mensili ai precari. Poco più dell’attuale pensione sociale minima.
FINTA ABOLIZIONE DELLO SCALONE: l’accordo accetta totalmente l’innalzamento dell’età pensionabile previsto dalla legge Maroni. Nel 2013 si potrà andare in pensione solo con 61 anni di età e 36 di contributi, oppure con 62 anni di età e 35 di contributi. Questo peggiora la legge Maroni che prevedeva l’arrivo a 62 anni nel 2014, ma non automaticamente. Nel 2008 si andrà in pensione con 58 anni di età e 35 di contributi, da luglio 2009 con 59 anni di età e 36 di contributi, da gennaio 2011 con 60 anni di età e 36 di contributi. Nella sostanza il lieve miglioramento rispetto allo scalone Maroni per chi è più vicino alla pensione oggi e’ pagato da chi andrà in pensione domani. Dal 2013 l’eta’ effettiva minima del pensionamento e’ 61-62 anni: cioè oltre l’attuale pensione di vecchiaia delle donne che sarà probabilmente messa in discussione.
FINTA ABOLIZIONE DELLE FINESTRE PER CHI MATURA 40 ANNI DI CONTRIBUTI: chi matura 40 anni di contributi potrà andare in pensione con 4 finestre, anziché con le 2 previste dalla riforma Maroni, ma a pagare saranno coloro che andranno con la pensione di vecchiaia. Chi va in pensione di vecchiaia (le donne per ora a 60 anni e gli uomini per ora a 65) d’ora in poi dovrà aspettare le finestre e si vedrà così aumentata di fatto l’età pensionabile. L’inserimento delle finestre nella pensione di vecchiaia servirà anche a pagare la salvaguardia della pensione per 5000 lavoratori posti in mobilità: ancora una volta le lavoratrici ed i lavoratori più poveri pagano la tutela dei diritti di altri lavoratori e lavoratrici.
Con questo accordo sono accettati i tagli alla spesa sociale, alle pensioni e ai diritti decisi dal governo Berlusconi. Perchè respingere l'accordo, vedi anche la seconda parte la terza parte
Sulla modifica dello scalone, per quelle che sono le anticipazioni di stampa, il nostro giudizio è fortemente negativo. Si tende solo a diluire gli effetti della Maroni e questo non serve ai lavoratori! Ora va fatta una consultazione vera, un referendum dei lavoratori. Mobilitiamoci in queste settimane per cambiare il segno dello scalone che continua ad essere profondamente iniquo. LA VICENDA PER NOI RESTA APERTA
Era il 2004
Il Governo Berlusconi-Lega decideva l’innalzamento dell’età per accedere alla pensione a 60 anni con 35 anni di contributi.
Di colpo tutti i lavoratori dipendenti lavorano da 3 a 4 anni di più, se hanno 40 anni di contributi devono attendere ancora da 6 a 18 mesi per la pensione. I coefficienti di calcolo per le pensioni di chi è a sistema contributivo (tutti i giovani di oggi) si applicano automaticamente senza una seria revisione relativa ai cambiamenti avvenuti.
• La tabella che accompagna la legge 243/2004 “sullo scalone”, redatta dal Governo Berlusconi e consegnata al Fondo Monetario e in Europa è la seguente:
Tra i risparmi fino al 2030 e le spese maggiori fino al 2050 il saldo positivo per lo Stato è di 13 miliardi di euro in 42 anni.
Siamo nel 2007
Cosa è accaduto sui conti della previdenza dal 2004 ad oggi?
• Dal 2007, sono aumentati i contributi per i lavoratori dipendenti dello 0,3%. Questo cambiamento vale 1 miliardo all’anno ed è strutturale, quindi agisce per sempre.
• Dal 2007 sono aumentati i contributi per i lavoratori parasubordinati del 4%. Questo cambiamento vale 1,2 miliardi di euro all’anno ed è anche esso strutturale.
• Dal 2007, grazie alla lotta al lavoro nero, l’INPS ha un attivo superiore di 2 miliardi all’anno rispetto al previsto. Anche questo dato è strutturale.
• Dal 2007 l’unificazione degli ispettori, delle sedi, dell’avvocatura, dell’informatica degli Enti previdenziali, comporta un risparmio di 800 milioni di euro all’anno. Ancora, si tratta di una modifica strutturale.
Con questi conti si dimostra che, togliendo dalla previdenza le spese per “l’assistenza” (che in tutti i Paesi europei sono a carico della fiscalità generale), in Italia il rapporto spesa per le pensioni/PIL è esattamente nella media europea (dati EUROSTAT).
I pensionati finanziano il bilancio pubblico (di Carlo Clericetti) Il dato è contenuto nel “Rapporto sullo Stato sociale 2007” presentato a Roma alla Sapienza. Bisogna infatti considerare anche le imposte che vengono pagate sulle pensioni. I poveri in Italia sopra la media europea Sono i pensionati che finanziano il bilancio pubblico, e non viceversa. L’affermazione, decisamente controcorrente, è contenuta nel “Rapporto sullo Stato sociale 2007”, presentato oggi, 27 giugno, all’università di Roma La Sapienza. La tesi è sostanziata da una tabella a pagina 231 del Rapporto. Il saldo tra spesa e prestazioni è negativo per circa 50 miliardi di euro, ma 30 di questi sono dovuti a prestazioni assistenziali (quelle a fronte delle quali non ci sono contributi versati e dovrebbero dunque essere poste a carico della fiscalità generale); rimarrebbe un deficit di 20 miliardi, ma lo Stato ne incassa quasi 28 dalla normale tassazione sul reddito dei pensionati. Alla fine, dunque, il saldo risulta attivo per il bilancio pubblico, per quasi 7.300 miliardi. Il Rapporto, curato come ogni anno dall’economista Felice Roberto Pizzuti e promosso dal Dipartimento di economia pubblica della Sapienza e dal Criss (Centro di ricerca interuniversitario sullo Stato sociale, presieduto da Maurizio Franzini), contesta a suon di cifre una serie di affermazioni considerate scontate nel dibattito economico-politico. Sul costo dell’abolizione dello “scalone” previdenziale, per esempio: negli attuali conteggi, osserva il Rapporto, non si considera che la prospettiva dello “scalone” ha già modificato i comportamenti, accelerando la “fuga” dal lavoro di chi ha potuto permetterselo, mentre molti sono comunque obbligati a rimanere il più possibile – a prescindere da qualsiasi norma – per procrastinare la riduzione del reddito che avranno andando in pensione. Se si rifanno i conti tenendo conto di questi fattori, il costo dell’abolizione – o della trasformazione dello scalone di tre anni in tre scalini da un anno – risulta assai ridotto. Quanto alla famosa “gobba”, cioè l’aumento della spesa per pensioni previsto intorno al 2030, era stata calcolata stimando l’ingresso di 150.000 lavoratori stranieri l’anno, ma la media degli ultimi anni è stata un numero più che doppio: tutti lavoratori che verseranno contributi che non erano stati considerati, facendo così sparire la “gobba”. Quella sulla previdenza è solo una delle sezioni del rapporto, che si occupa anche di sanità, inclusione sociale, formazione, problemi del mercato del lavoro. Si rileva per esempio che le persone a rischio di povertà sono da noi oltre il 19%, contro una media europea del 16; ma nelle regioni meridionali l’incidenza della povertà è ben cinque volte maggiore rispetto alle regioni del nord. Quanto poi al mercato del lavoro, la parola d’ordine in tutta Europa è da alcuni anni “flexicurity”, cioè aumentarne la flessibilità ma nello stesso tempo garantire alle persone una certa sicurezza, sia come sostegno economico nei periodi di disoccupazione, sia come formazione e altre politiche attive per il passaggio ad un nuovo lavoro. In Italia, però, è stata attuata solo la prima parte di questo programma, ossia la flessibilità del lavoro: l’indicatore Ocse sul grado di protezione legislativa del lavoro colloca il nostro paese nella metà più bassa della classifica. A fronte di questo, le garanzie sono del tutto insufficienti e per intere categorie semplicemente inesistenti. Oltretutto, le categorie meno protette nel mondo del lavoro non staranno meglio quando andranno in pensione, perché con i loro versamenti bassi e discontinui avranno assegni che li collocheranno senz’altro entro i livelli di povertà. Insomma, conclude il Rapporto, da noi la flessibilità viene vista solo come un modo per ridurre il costo del lavoro, a vantaggio, quindi, di imprese poco competitive e poco innovative, invece di essere utilizzata per rendere più dinamico il sistema produttivo. Il Rapporto, insomma, offre al dibattito una serie di dati e di analisi che, come ha osservato Luciano Gallino, uno dei relatori, dovrebbero essere alla base dell’attuale discussione sulle riforme dello Stato sociale, mentre sembra che ben pochi le conoscano. (28 giugno 2007)
Pensioni: Ferrero, La Previdenza ha finanziato lo Stato con 42 Mld in 6 anni Come sempre, secondo il ministro per la solidarieta' Paolo Ferrero ''nelle ore cruciali delle trattative a destra e manca si sfornano dati sul disastro rappresentato dalla spesa pensionistica''. Ma queste grida d'allarme, ''buon ultima quella della Corte dei Conti'' secondo il ministro ''sono infondate'' e, anzi, il bilancio dello Stato ''e' stato addirittura finanziato dai contributi previdenziali dei lavoratori''. Nella tabella che Ferrero illustra in una nota, estratta dal Rapporto sullo Stato sociale del 2007, redatto dal Dipartimento di economia pubblica dell'Universita' la Sapienza di Roma e presentato oggi, si evince infatti che ''la spesa previdenziale - spiega Ferrero - al netto della spesa assistenziale (che e' notoriamente a carico della fiscalita' generale e non dei soli lavoratori) e delle tasse pagate dai pensionati sulle pensioni, e' inferiore ai contributi versati dai lavoratori''. Un 'finanziamento diretto' della previdenza nei confronti delle casse dello Stato che ammonta a 4,540 miliardi per il 2000; 9,811 miliardi per il 2001; 7,463 miliardi per il 2002; 5,845 miliardi per il 2003; 7,514 miliardi per il 2004; 7,283 miliardi per il 2005. ''Altro che costo delle pensioni - commenta Ferrero -. Solo negli ultimi 6 anni il sistema previdenziale ha dato al bilancio dello Stato ben 42,456 miliardi''. E' evidente, per il ministro della Solidarieta', ''che le risorse interne al sistema per togliere lo scalone ci sono, senza contare che l'aumento dello 0,3% dei contributi previdenziali deciso dalla finanziaria di quest'anno - come aveva spiegato oggi nel suo intervento - produce un gettito maggiore di circa 1 miliardo all'anno e che la razionalizzazione della gestione dei diversi Enti previdenziali dara' un gettito di almeno 750 milioni l'anno''. Da questi dati risulta evidente come i margini economici per chiudere un positivo accordo con i sindacati che tolga di mezzo il famoso scalone ci sono e per questo Ferrero ritiene necessario ''che il Governo faccia un passo nella direzione prevista dal programma e richiesto dalle organizzazioni sindacali, al fine di chiudere positivamente questa vertenza''. (ASCA) - Roma, 27 giugno
Gallino: Il professore di Sociologia all’Università di Torino invita a guardare i bilanci dell’Inps: «Permettono l’abolizione dello scalone, a patto che si separi l’assistenza dalla previdenza. Il fondo dipendenti pubblici è in attivo» E' possibile abolire lo "scalone" Maroni se si procede alla «separazione tra assistenza e previdenza». Luciano Gallino guarda al dibattito politico di queste settimane con una buona dose di scetticismo e critica. «Invece di partire dai dati, si parte dall’opzione politica, quella di ridurre le pensioni pubbliche per favorire quelle private e poi si cerca di ornare quell’opzione con i ti scelti a seconda delle proprie convenienze...Bisognerebbe fare il contrario».
Professor Gallino,lo stato dei conti pubblici giustifica la scelta di non abolire lo ”scalone” Maroni, come sostenuto dall’ala riformista del governo? Certamente è possibile abolire lo “scalone”, ma bisogna riqualificare i bilanci previdenziali. Sulla previdenza pesano le gestioni assistenziali, che già la legge 67 dell’88 voleva separare: l’obiettivo è rimasto lettera morta. Queste gestioni o spese assistenziali, a fronte delle quali non ci sono contributi versati e che sono dunque a carico della fiscalità generale, costano allo Stato 30 miliardi di euro l’anno, il 2 per cento del Pil. Si potrebbe obiettare che, tolti questi trenta miliardi, resta un deficit di 20 miliardi di euro, dato che il saldo tra spesa e prestazioni è negativo per circa 50 miliardi di euro. Ma non è così, in quanto il restante deficit rientra in forma di tassazione sulle pensioni. In Italia le pensioni sono tassate come redditi ordinari, dunque, a conti fatti, su quei 20 miliardi di uscite lo Stato ne incassa quasi 28 mld dalla normale tassazione sul reddito dei pensionati. Perciò alla fine, il saldo risulta attivo per il bilancio pubblico, per quasi 7.300 miliardi. Lo dice un rapporto appena pubblicato dall’Università La Sapienza di Roma sullo “stato sociale 2007”: sono i pensionati che finanziano il bilancio pubblico e non il contrario.
Come si spiega il fatto che queste considerazioni siano assenti dal dibattito politico? Il bilancio dell’Inps è complicato da studiare, il primo tomo è formato da 933 pagine...
Pigrizia,semplice ignoranza o c’è il dolo? E’ in atto uno scontro esclusivamente politico. Qualcuno ha deciso che bisogna tagliare le pensioni pubbliche a favore di quelle private partendo da un’opzione politica e decorandola con dati scelti secondo le proprie convenienze, tacendo sul resto. Andrebbe detto invece che tra i fondi previdenziali dell’Inps l’unico ad essere in attivo è quello dei lavoratori dipendenti: risulta in passivo solo perchè gli accollano i disavanzi di ex fondi tra cui anche quello dei Dirigenti d’azienda. Una discussione seria dovrebbe partire dall’analisi dei dati per poi scegliere l’opzione politica, non il contrario.
Chi genera il rovesciamento della discussione? Ci sono lobby che spingono per il rafforzamento della previdenza privata? E’ probabile, ma non ci sono le prove. Quello che è evidente è che si fanno affermazioni e si elaborano piani senza il fondamento di dati reali di economia. Attenzione: non è manipolazione dei dati, ma la scelta, tra la migliaia di questi, di quelli che giustificano una tesi abbracciata anni fa e impermeabile ad argomenti razionali.
E’successo anche con la riforma Dini? Sì, nel ’95 quella riforma ha generato il meccanismo di frattura generazionale che fa discutere oggi.
Anche la sinistra e i sindacati studiano poco i dati? Direi di sì. Mi meraviglio perchè il rapporto dell’Università di Roma che ho citato non venga usato. E’ molto sfruttabile. E poi perchè non usano l’argomentazione sul fatto che l’unico fondo in attivo è quello dei dipendenti pubblici? E’ strano, ma non lo fanno.
Ha previsto che questo governo non riuscirà ad approvare una seria legislazione sul lavoro. Sulle pensioni cosa ci si può aspettare? Ci si può aspettare la riduzione dello scalone e l’abolizione della revisione dei coefficienti, che è un altro modo per ridurre le pensioni pubbliche. Sul piano Damiano si può discutere, ma ormai è in corso una prova di forza che ha poco a che fare con la razionalità.
Angela Mauro su Liberazione del 6 Luglio 2007
------------------------------------- Per approfondimenti (suggeriamo di saltare i primi 30 minuti): Documentazione audiovisiva della presentazione del "Rapporto sullo Stato sociale 2007" tenutosi all’università di Roma La Sapienza e pubblicato sul sito di Radio Radicale
Ma vuole forse dire che siamo ancora fermi alle politiche finanziarie della fine degli anni 90? A noi pare proprio di si; è impressionante la similitudine delle azioni messe in campo dal management CA con quanto scritto nel saggio di Michela Pellicelli Value based management. Approccio manageriale al tramonto? dove, alla pagina 11 si leggono queste parole:
"Gradualmente si è fatto strada nel management un nuovo modo di ragionare. Essendo pagati con stock options da un lato e per effetto del forte aumento di Wall Street dell'altro, molti managers avevano trovato il metodo per accumulare grosse fortune personali. Bastava spingere i prezzi delle azioni verso l'alto (8) . Tutto ciò incuranti della perdita di competitività nel lungo periodo. Se poi non bastavano i tagli si ricorreva all'indebitamento per acquistare proprie azioni (Buy back). La corsa alla massimizzazione del valore per gli azionisti ha danneggiato gli altri stakeholder in vari modi: - licenziamenti di collaboratori fedeli che avevano legato la propria carriera alle fortune dell'impresa; - imprese di fornitori sono state messe in ginocchio da ripetute richieste di riduzione dei prezzi, di maggiori prestazioni o di servizi aggiuntivi; - politiche aggressive dei prezzi, per aumentare i ricavi e catturare il massimo possibile dai redditi dei clienti, hanno ridotto i margini di utile; - sfruttamento di incentivi offerti dagli Stati "ospitanti", senza però contribuire alla diffusione dell'innovazione; - uso degli ammortizzatori sociali finanziati con le entrate dei contribuenti (cassa integrazione in Italia) per gestire i licenziamenti o i trasferimenti da un'area geografica all'altra. ... (8) "Alla fine degli anni '90, il movimento del shareholder value era diventato una farsa. Ben presto ovunque i managers prendevano decisioni soltanto sulla base di un possibile aumento delle quotazioni". "Se per raggiungere questo risultato occorreva tagliare i costi di R&D e imporre drastiche riduzioni di prezzo ai fornitori non si esitava a farlo" (Kennedy A., 2000)."
Ringraziamo i lavoratori che si sono mobilitati per la resistenza ad accordi che danneggiano i diritti acquisiti e che mettono a repentaglio il futuro dei giovani.
Una 'proroga di sei mesi rispetto alla scadenza di giugno' per la scelta dei lavoratori su dove destinare il Tfr. Lo chiede il responsabile Economia del Prc, Maurizio Zipponi, presentando alla Camera la proposta di legge del suo gruppo per l'estensione del Fondo Inps per la previdenza integrativa. Zipponi ha ricordato che Prc 'consiglia i lavoratori ad essere prudenti' sulla destinazione del Tfr; i sei mesi di tempo in piu' servirebbero per sostituire il meccanismo del silenzio-assenso ora previsto in una previsione di scelta formale da parte del lavoratore. La Pdl si propone di estendere la possibilita' di adesione al Fondo Inps, in modo da rendere l'Isituto di previdenza 'uno dei soggetti in campo sulle pensioni integrative'. Questo, ha spiegato Zipponi, garantirebbe se non gli interessi quantomeno il capitale, indipendentemente dall'andamento del mercato. Altra novita' della proposta e' la reversibilita' dell'adesione ai fondi previdenziali.
Succede che in una azienda dove un totale cambio di management, cerca di dare una nuova identità a quella che secondo il loro pensiero è un’azienda da rifondare e rinnovare, nascondendo le proprie difficoltà dietro falsa etica, professionalità e amicizia. Succede che questa azienda, che certamente sarà in buona compagnia, attua del mobbing silente verso alcuni impiegati che hanno la sola colpa di essersi opposti al ricatto del vecchio management che, per onore di cronaca, è uscito da questa azienda portando nel proprio bagaglio professionale illeciti finanziari e pessima gestione del personale. Questa è la mia storia: dopo 17 anni di onorato servizio in questa azienda, passati per buona parte nel settore tecnico e per sei anni nella struttura commerciale, dove i successi mi hanno portato alla partecipazione di tre Compass Club, sono oggetto, insieme alle persone del gruppo di cui faccio parte, di una richiesta di auto rinuncia al 25% delle commissioni spettanti a fronte della formalizzazione di un contratto di una certa rilevanza. Il management di allora, che aveva sempre predicato di volere dei commerciali ricchi con la villa in Costa Smeralda, dice: “visto che guadagnate e guadagnerete tanti soldi, rinunciare a parte dei vostri lauti guadagni non sarà per voi una catastrofe. Comunque, se non volete, nessuno vi obbliga”. Quella che è stata presentata come una libera scelta si è poi dimostrato un boomerang. Succede che da allora tante sono le difficoltà in cui io e le persone del mio gruppo ci troviamo (mobbing appunto), per aver negato alla direzione di allora, la tangente richiesta. Succede che le persone del gruppo vengono cacciate (il dirigente) mentre le altre vengono via via messe in condizione di lasciare l’azienda, anche grazie agli incentivi all’uscita proposti dall’azienda dopo la mancata procedura di mobilità che tutti ricordiamo. Non appena capita l’occasione di una nuova ristrutturazione (FY 2007), mi vengono assegnati di prospect e pochi clienti che fatturano circa 15.000 € l’anno, al posto di quelli che ho sempre seguito da quando sono passato nella struttura commerciale e che rappresentavano, almeno finchè sono rimasti assegnati al mio gruppo, un 10% di tutto il fatturato di CA Italia. Non mi perdo d’animo e seppure con una quota di budget assegnata a dir poco proibitiva in rapporto alla zona, cerco di andare alla scoperta dei nuovi prospect, facendo violenza alla mia psiche. Lavoro su questa zona in totale autonomia, mancando e i sales delle altre BU ed il relativo Account Manager. Conosco tante nuove persone, alcune cordiali e contente di conoscere per la prima volta CA; altre indifferenti al punto che si fanno negare anche per un primo appuntamento; altre ancora che dichiarano di non voler più niente a che fare con CA. Finito il lavoro di inventario sulla zona a me assegnata e accertato che, nonostante numerosi interessi riscontrati tra i prospect verso la tecnologia CA, tale zona avrebbe prodotto per l’intero anno fiscale uno 0 assoluto di fatturato, data la mancanza di fondi da destinare a nuovi investimenti. Succede quindi che nel mese di ottobre 2006 mi permetto di scrivere tale situazione al mio capo, al capo del mio capo ed al responsabile dell’ufficio personale. Tale notifica era, oltre che una dichiarazione basata su dati di fatto, anche una richiesta di aiuto all’azienda per impiegare il tempo rimanente alla fine dell’anno fiscale in modo più proficuo anziché spendere solo soldi in tempo perso, carburante, note spese etc. Succede che nessuno dei destinatari si degna di rispondermi nonostante i solleciti verbali; tale è la delusione che tutta la mia forza di volontà si sgretola miseramente ed inevitabilmente cado in depressione. Sono costretto ad intensificare le visite e le cure mediche; mi assento dal lavoro per malattia; resto lontano dall’ufficio per cinque lunghi mesi, durante i quali, fatte solo rarissime eccezioni, vengo dimenticato non solo dal management ma anche dalla quasi totalità dei colleghi. Succede che nel mese di maggio scorso, senza nessun tipo di preavviso, mentre ero alla scadenza dell’ennesimo certificato di malattia (accertata da ben due ASL romane), mi viene recapitata una raccomandata dell’azienda dove dopo venti anni ed un mese di servizio, CA mi da il benservito, licenziandomi. Certo che la mia storia sia stata poco pubblicizzata o raccontata male, prego le RSA di pubblicare integralmente la mia versione dei fatti, nella speranza che restino un caso più unico che raro. Lascio con amarezza e delusione CA, ma ringrazio Computer Associates, la società che ho scelto venti anni fa e che tanti come me hanno contribuito a fare grande.
Dopo la crisi crisi economica... ripartiamo dalla scienza
"La visione dell'evoluzione come competizione cruenta cronica tra individui singoli e specie, distorsione della teoria darwiniana della 'sopravvivenza del più idoneo', si dissolve dinanzi alla visione nuova di una cooperazione continua, di un'interazione forte e di una dipendenza reciproca tra forme di vita. La vita non prese il sopravvento sul globo con la lotta, ma istituendo interrelazioni". Lynn Margulis (microbiologa) Questa frase riassume un nuovo modello di pensiero, si tratta di una vera e propria Concezione del mondo. In sostanza, secondo le nuove conoscenze scientifiche, il mondo non è un Campo di battaglia, ma un unico Sistema in cui l'affermazione, delle singole parti, è il prodotto della loro capacità di sviluppare rapporti di Collaborazione. Dopo i danni provocati dalla "deregulation economica", non sarebbe il caso che l'economia lasciasse il campo alla scienza?
Fiducia
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Pubblicato da broiolo | Commenti
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Oggi in Italia essere il Presidente del Consiglio dà diritto all'immunità da ogni reato. Essere precari invece toglie ogni diritto (essere poveri o migranti è già un reato di per sè...)
Alitalia. Ai privati le attività e i profitti. Allo stato i debiti e i licenziamenti. E poi dicono che il pubblico non serve più a niente...
Discriminati i giovani, aumentato l'orario degli apprendisti, obbligatorio il lavoro domenicale.
ASPETTAVAMO IL CONTRATTO DAL 31 DICEMBRE 2006; Confcommercio sceglie lo scontro con la FILCAMS
Emma Marcegaglia: Inelubile la riforma della contrattazione. "Abbiamo istituzioni politiche e sindacali conservatrici, più lente della società in cui operano". Chiede un forte alleggerimento del contratto nazionale con l'obiettivo di puntare sul II livello
VARATO IL DECRETO SICUREZZA. La reazione di Montezemolo fa pensare che sia una buona notizia.
«Il decreto sulla sicurezza sul lavoro è l'ultimo atto di una sinistra demagogica e anti-industriale, come se fossimo a Cuba negli anni Sessanta e non in Europa nel 2008.» Luca Cordero di Montezemolo 6 Marzo 2008
Appello contro il razzismo di massa
Siamo persone - storici, giuristi, antropologi, sociologi, filosofi, operatori culturali- che da tempo si occupano di razzismo. Il nostro vissuto, i nostri studi e la nostra esperienza professionale ci hanno condotto ad analizzare i processi di diffusione del pregiudizio razzista e i meccanismi di attivazione del razzismo di massa. Per questo destano in noi vive preoccupazioni gli avvenimenti di questi giorni - le aggressioni agli insediamenti rom, le deportazioni, i roghi degenerati in veri e propri pogrom - e le gravi misure preannunciate dal governo col pretesto di rispondere alla domanda di sicurezza posta da una parte della cittadinanza. Avvertiamo il pericolo che possa accadere qualcosa di terribile: qualcosa di nuovo ma non di inedito. Testo integrale dell'appello cliccando sull'immagine. Per sottoscrivere l'appello inviare una mail a: razzismodimassa@gmail.com
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