venerdì, luglio 20, 2007

RESPINGIAMO L’ACCORDO SULLE PENSIONI

Sulla modifica dello scalone, per quelle che sono le anticipazioni di stampa, il nostro giudizio è fortemente negativo. Si tende solo a diluire gli effetti della Maroni e questo non serve ai lavoratori!
Ora va fatta una consultazione vera, un referendum dei lavoratori.
Mobilitiamoci in queste settimane per cambiare il segno dello scalone che continua ad essere profondamente iniquo.
LA VICENDA PER NOI RESTA APERTA


Era il 2004

Il Governo Berlusconi-Lega decideva l’innalzamento dell’età per accedere alla pensione a 60 anni con 35 anni di contributi.

Di colpo tutti i lavoratori dipendenti lavorano da 3 a 4 anni di più, se hanno 40 anni di contributi devono attendere ancora da 6 a 18 mesi per la pensione. I coefficienti di calcolo per le pensioni di chi è a sistema contributivo (tutti i giovani di oggi) si applicano automaticamente senza una seria revisione relativa ai cambiamenti avvenuti.

• La tabella che accompagna la legge 243/2004 “sullo scalone”, redatta dal Governo Berlusconi e consegnata al Fondo Monetario e in Europa è la seguente:


Tra i risparmi fino al 2030 e le spese maggiori fino al 2050 il saldo positivo per lo Stato è di 13 miliardi di euro in 42 anni.



Siamo nel 2007

Cosa è accaduto sui conti della previdenza dal 2004 ad oggi?

• Dal 2007, sono aumentati i contributi per i lavoratori dipendenti dello 0,3%. Questo cambiamento vale 1 miliardo all’anno ed è strutturale, quindi agisce per sempre.

• Dal 2007 sono aumentati i contributi per i lavoratori parasubordinati del 4%. Questo cambiamento vale 1,2 miliardi di euro all’anno ed è anche esso strutturale.

• Dal 2007, grazie alla lotta al lavoro nero, l’INPS ha un attivo superiore di 2 miliardi all’anno rispetto al previsto. Anche questo dato è strutturale.

• Dal 2007 l’unificazione degli ispettori, delle sedi, dell’avvocatura, dell’informatica degli Enti previdenziali, comporta un risparmio di 800 milioni di euro all’anno. Ancora, si tratta di una modifica strutturale.



Con questi conti si dimostra che, togliendo dalla previdenza le spese per “l’assistenza” (che in tutti i Paesi europei sono a carico della fiscalità generale), in Italia il rapporto spesa per le pensioni/PIL è esattamente nella media europea (dati EUROSTAT).

venerdì, luglio 06, 2007

PENSIONI: dibattito tutto politico, slegato dai dati

I pensionati finanziano il bilancio pubblico (di Carlo Clericetti)
Il dato è contenuto nel “Rapporto sullo Stato sociale 2007” presentato a Roma alla Sapienza. Bisogna infatti considerare anche le imposte che vengono pagate sulle pensioni. I poveri in Italia sopra la media europea
Sono i pensionati che finanziano il bilancio pubblico, e non viceversa. L’affermazione, decisamente controcorrente, è contenuta nel “Rapporto sullo Stato sociale 2007”, presentato oggi, 27 giugno, all’università di Roma La Sapienza. La tesi è sostanziata da una tabella a pagina 231 del Rapporto. Il saldo tra spesa e prestazioni è negativo per circa 50 miliardi di euro, ma 30 di questi sono dovuti a prestazioni assistenziali (quelle a fronte delle quali non ci sono contributi versati e dovrebbero dunque essere poste a carico della fiscalità generale); rimarrebbe un deficit di 20 miliardi, ma lo Stato ne incassa quasi 28 dalla normale tassazione sul reddito dei pensionati. Alla fine, dunque, il saldo risulta attivo per il bilancio pubblico, per quasi 7.300 miliardi.
Il Rapporto, curato come ogni anno dall’economista Felice Roberto Pizzuti e promosso dal Dipartimento di economia pubblica della Sapienza e dal Criss (Centro di ricerca interuniversitario sullo Stato sociale, presieduto da Maurizio Franzini), contesta a suon di cifre una serie di affermazioni considerate scontate nel dibattito economico-politico. Sul costo dell’abolizione dello “scalone” previdenziale, per esempio: negli attuali conteggi, osserva il Rapporto, non si considera che la prospettiva dello “scalone” ha già modificato i comportamenti, accelerando la “fuga” dal lavoro di chi ha potuto permetterselo, mentre molti sono comunque obbligati a rimanere il più possibile – a prescindere da qualsiasi norma – per procrastinare la riduzione del reddito che avranno andando in pensione. Se si rifanno i conti tenendo conto di questi fattori, il costo dell’abolizione – o della trasformazione dello scalone di tre anni in tre scalini da un anno – risulta assai ridotto.
Quanto alla famosa “gobba”, cioè l’aumento della spesa per pensioni previsto intorno al 2030, era stata calcolata stimando l’ingresso di 150.000 lavoratori stranieri l’anno, ma la media degli ultimi anni è stata un numero più che doppio: tutti lavoratori che verseranno contributi che non erano stati considerati, facendo così sparire la “gobba”.
Quella sulla previdenza è solo una delle sezioni del rapporto, che si occupa anche di sanità, inclusione sociale, formazione, problemi del mercato del lavoro. Si rileva per esempio che le persone a rischio di povertà sono da noi oltre il 19%, contro una media europea del 16; ma nelle regioni meridionali l’incidenza della povertà è ben cinque volte maggiore rispetto alle regioni del nord.
Quanto poi al mercato del lavoro, la parola d’ordine in tutta Europa è da alcuni anni “flexicurity”, cioè aumentarne la flessibilità ma nello stesso tempo garantire alle persone una certa sicurezza, sia come sostegno economico nei periodi di disoccupazione, sia come formazione e altre politiche attive per il passaggio ad un nuovo lavoro. In Italia, però, è stata attuata solo la prima parte di questo programma, ossia la flessibilità del lavoro: l’indicatore Ocse sul grado di protezione legislativa del lavoro colloca il nostro paese nella metà più bassa della classifica. A fronte di questo, le garanzie sono del tutto insufficienti e per intere categorie semplicemente inesistenti. Oltretutto, le categorie meno protette nel mondo del lavoro non staranno meglio quando andranno in pensione, perché con i loro versamenti bassi e discontinui avranno assegni che li collocheranno senz’altro entro i livelli di povertà. Insomma, conclude il Rapporto, da noi la flessibilità viene vista solo come un modo per ridurre il costo del lavoro, a vantaggio, quindi, di imprese poco competitive e poco innovative, invece di essere utilizzata per rendere più dinamico il sistema produttivo.
Il Rapporto, insomma, offre al dibattito una serie di dati e di analisi che, come ha osservato Luciano Gallino, uno dei relatori, dovrebbero essere alla base dell’attuale discussione sulle riforme dello Stato sociale, mentre sembra che ben pochi le conoscano.
(28 giugno 2007)

Pensioni: Ferrero, La Previdenza ha finanziato lo Stato con 42 Mld in 6 anni
Come sempre, secondo il ministro per la solidarieta' Paolo Ferrero ''nelle ore cruciali delle trattative a destra e manca si sfornano dati sul disastro rappresentato dalla spesa pensionistica''. Ma queste grida d'allarme, ''buon ultima quella della Corte dei Conti'' secondo il ministro ''sono infondate'' e, anzi, il bilancio dello Stato ''e' stato addirittura finanziato dai contributi previdenziali dei lavoratori''. Nella tabella che Ferrero illustra in una nota, estratta dal Rapporto sullo Stato sociale del 2007, redatto dal Dipartimento di economia pubblica dell'Universita' la Sapienza di Roma e presentato oggi, si evince infatti che ''la spesa previdenziale - spiega Ferrero - al netto della spesa assistenziale (che e' notoriamente a carico della fiscalita' generale e non dei soli lavoratori) e delle tasse pagate dai pensionati sulle pensioni, e' inferiore ai contributi versati dai lavoratori''. Un 'finanziamento diretto' della previdenza nei confronti delle casse dello Stato che ammonta a 4,540 miliardi per il 2000; 9,811 miliardi per il 2001; 7,463 miliardi per il 2002; 5,845 miliardi per il 2003; 7,514 miliardi per il 2004; 7,283 miliardi per il 2005. ''Altro che costo delle pensioni - commenta Ferrero -. Solo negli ultimi 6 anni il sistema previdenziale ha dato al bilancio dello Stato ben 42,456 miliardi''. E' evidente, per il ministro della Solidarieta', ''che le risorse interne al sistema per togliere lo scalone ci sono, senza contare che l'aumento dello 0,3% dei contributi previdenziali deciso dalla finanziaria di quest'anno - come aveva spiegato oggi nel suo intervento - produce un gettito maggiore di circa 1 miliardo all'anno e che la razionalizzazione della gestione dei diversi Enti previdenziali dara' un gettito di almeno 750 milioni l'anno''. Da questi dati risulta evidente come i margini economici per chiudere un positivo accordo con i sindacati che tolga di mezzo il famoso scalone ci sono e per questo Ferrero ritiene necessario ''che il Governo faccia un passo nella direzione prevista dal programma e richiesto dalle organizzazioni sindacali, al fine di chiudere positivamente questa vertenza''.
(ASCA) - Roma, 27 giugno

Gallino: Il professore di Sociologia all’Università di Torino invita a guardare i bilanci dell’Inps: «Permettono l’abolizione dello scalone, a patto che si separi l’assistenza dalla previdenza. Il fondo dipendenti pubblici è in attivo»
E' possibile abolire lo "scalone" Maroni se si procede alla «separazione tra assistenza e previdenza». Luciano Gallino guarda al dibattito politico di queste settimane con una buona dose di scetticismo e critica. «Invece di partire dai dati, si parte dall’opzione politica, quella di ridurre le pensioni pubbliche per favorire quelle private e poi si cerca di ornare quell’opzione con i ti scelti a seconda delle proprie convenienze...Bisognerebbe fare il contrario».

Professor Gallino,lo stato dei conti pubblici giustifica la scelta di non abolire lo ”scalone” Maroni, come sostenuto dall’ala riformista del governo?
Certamente è possibile abolire lo “scalone”, ma bisogna riqualificare i bilanci previdenziali. Sulla previdenza pesano le gestioni assistenziali, che già la legge 67 dell’88 voleva separare: l’obiettivo è rimasto lettera morta. Queste gestioni o spese assistenziali, a fronte delle quali non ci sono contributi versati e che sono dunque a carico della fiscalità generale, costano allo Stato 30 miliardi di euro l’anno, il 2 per cento del Pil. Si potrebbe obiettare che, tolti questi trenta miliardi, resta un deficit di 20 miliardi di euro, dato che il saldo tra spesa e prestazioni è negativo per circa 50 miliardi di euro. Ma non è così, in quanto il restante deficit rientra in forma di tassazione sulle pensioni. In Italia le pensioni sono tassate come redditi ordinari, dunque, a conti fatti, su quei 20 miliardi di uscite lo Stato ne incassa quasi 28 mld dalla normale tassazione sul reddito dei pensionati. Perciò alla fine, il saldo risulta attivo per il bilancio pubblico, per quasi 7.300 miliardi. Lo dice un rapporto appena pubblicato dall’Università La Sapienza di Roma sullo “stato sociale 2007”: sono i pensionati che finanziano il bilancio pubblico e non il contrario.

Come si spiega il fatto che queste considerazioni siano assenti dal dibattito politico?
Il bilancio dell’Inps è complicato da studiare, il primo tomo è formato da 933 pagine...

Pigrizia,semplice ignoranza o c’è il dolo?
E’ in atto uno scontro esclusivamente politico. Qualcuno ha deciso che bisogna tagliare le pensioni pubbliche a favore di quelle private partendo da un’opzione politica e decorandola con dati scelti secondo le proprie convenienze, tacendo sul resto. Andrebbe detto invece che tra i fondi previdenziali dell’Inps l’unico ad essere in attivo è quello dei lavoratori dipendenti: risulta in passivo solo perchè gli accollano i disavanzi di ex fondi tra cui anche quello dei Dirigenti d’azienda. Una discussione seria dovrebbe partire dall’analisi dei dati per poi scegliere l’opzione politica, non il contrario.

Chi genera il rovesciamento della discussione? Ci sono lobby che spingono per il rafforzamento della previdenza privata?
E’ probabile, ma non ci sono le prove. Quello che è evidente è che si fanno affermazioni e si elaborano piani senza il fondamento di dati reali di economia. Attenzione: non è manipolazione dei dati, ma la scelta, tra la migliaia di questi, di quelli che giustificano una tesi abbracciata anni fa e impermeabile ad argomenti razionali.

E’successo anche con la riforma Dini?
Sì, nel ’95 quella riforma ha generato il meccanismo di frattura generazionale che fa discutere oggi.

Anche la sinistra e i sindacati studiano poco i dati?
Direi di sì. Mi meraviglio perchè il rapporto dell’Università di Roma che ho citato non venga usato. E’ molto sfruttabile. E poi perchè non usano l’argomentazione sul fatto che l’unico fondo in attivo è quello dei dipendenti pubblici? E’ strano, ma non lo fanno.

Ha previsto che questo governo non riuscirà ad approvare una seria legislazione sul lavoro. Sulle pensioni cosa ci si può aspettare?
Ci si può aspettare la riduzione dello scalone e l’abolizione della revisione dei coefficienti, che è un altro modo per ridurre le pensioni pubbliche. Sul piano Damiano si può discutere, ma ormai è in corso una prova di forza che ha poco a che fare con la razionalità.

Angela Mauro su Liberazione del 6 Luglio 2007


-------------------------------------
Per approfondimenti (suggeriamo di saltare i primi 30 minuti):
Documentazione audiovisiva della presentazione del "Rapporto sullo Stato sociale 2007" tenutosi all’università di Roma La Sapienza e pubblicato sul sito di Radio Radicale

sabato, giugno 30, 2007

Buyback; siamo fermi alla fine degli anni 90?

Lo sappiamo tutti, anche leggendo il blog aziendale di John Swainson:

CA. The Islandia, N.Y.-based company said Wednesday that it had bought back 16.9 million shares, or 3% of outstanding stock, at a cost of $435 million. The stock was up 48 cents, or 1.9%, to $26.16 in midday trading on heavy volume of 18 million shares.
The transaction was funded with existing cash. The plan, which is now complete, allowed for the accelerated repurchase of up to $500 million of stock. CEO John Swainson announced the repurchase in May.


Ma vuole forse dire che siamo ancora fermi alle politiche finanziarie della fine degli anni 90?
A noi pare proprio di si; è impressionante la similitudine delle azioni messe in campo dal management CA con quanto scritto nel saggio di
Michela Pellicelli
Value based management. Approccio manageriale al tramonto?

dove, alla pagina 11 si leggono queste parole:

"Gradualmente si è fatto strada nel management un nuovo modo di ragionare. Essendo pagati con stock options da un lato e per effetto del forte aumento di Wall Street dell'altro, molti managers avevano trovato il metodo per accumulare grosse fortune personali. Bastava spingere i prezzi delle azioni verso l'alto (8) . Tutto ciò incuranti della perdita di competitività nel lungo periodo. Se poi non bastavano i tagli si ricorreva all'indebitamento per acquistare proprie azioni (Buy back).
La corsa alla massimizzazione del valore per gli azionisti ha danneggiato gli altri stakeholder in vari modi:
- licenziamenti di collaboratori fedeli che avevano legato la propria carriera alle fortune dell'impresa;
- imprese di fornitori sono state messe in ginocchio da ripetute richieste di riduzione dei prezzi, di maggiori prestazioni o di servizi aggiuntivi;
- politiche aggressive dei prezzi, per aumentare i ricavi e catturare il massimo possibile dai redditi dei clienti, hanno ridotto i margini di utile;
- sfruttamento di incentivi offerti dagli Stati "ospitanti", senza però contribuire alla diffusione dell'innovazione;
- uso degli ammortizzatori sociali finanziati con le entrate dei contribuenti (cassa integrazione in Italia) per gestire i licenziamenti o i trasferimenti da un'area geografica all'altra.
...
(8) "Alla fine degli anni '90, il movimento del shareholder value era diventato una farsa. Ben presto ovunque i managers prendevano decisioni soltanto sulla base di un possibile aumento delle quotazioni". "Se per raggiungere questo risultato occorreva tagliare i costi di R&D e imporre drastiche riduzioni di prezzo ai fornitori non si esitava a farlo" (Kennedy A., 2000)."

Non c'è ancora accordo sullo scalone

Ringraziamo i lavoratori che si sono mobilitati per la resistenza ad accordi che danneggiano i diritti acquisiti e che mettono a repentaglio il futuro dei giovani.

Venerdì 22 Giugno 2007, 15:46
Pensioni: Fiom, 100 Mila Lavoratori In Sciopero Contro Lo Scalone

La mobilitazione continua

venerdì, giugno 15, 2007

Tfr, ecco perchè il silenzio non è d'oro

Corriere della Sera - 11 giugno 2007

Deludenti finora i risultati delle linee garantite che accoglieranno la liquidazione di chi non deciderà entro fine mese.



Il Sole 24 Ore Radiocor - Roma, 12 giugno 2007
Tfr: Prc, prorogare di 6 mesi scelta lavoratori

Una 'proroga di sei mesi rispetto alla scadenza di giugno' per la scelta dei lavoratori su dove destinare il Tfr. Lo chiede il responsabile Economia del Prc, Maurizio Zipponi, presentando alla Camera la proposta di legge del suo gruppo per l'estensione del Fondo Inps per la previdenza integrativa. Zipponi ha ricordato che Prc 'consiglia i lavoratori ad essere prudenti' sulla destinazione del Tfr; i sei mesi di tempo in piu' servirebbero per sostituire il meccanismo del silenzio-assenso ora previsto in una previsione di scelta formale da parte del lavoratore. La Pdl si propone di estendere la possibilita' di adesione al Fondo Inps, in modo da rendere l'Isituto di previdenza 'uno dei soggetti in campo sulle pensioni integrative'. Questo, ha spiegato Zipponi, garantirebbe se non gli interessi quantomeno il capitale, indipendentemente dall'andamento del mercato. Altra novita' della proposta e' la reversibilita' dell'adesione ai fondi previdenziali.

mercoledì, giugno 06, 2007

Succede in CA……..

Succede che in una azienda dove un totale cambio di management, cerca di dare una nuova identità a quella che secondo il loro pensiero è un’azienda da rifondare e rinnovare, nascondendo le proprie difficoltà dietro falsa etica, professionalità e amicizia.
Succede che questa azienda, che certamente sarà in buona compagnia, attua del mobbing silente verso alcuni impiegati che hanno la sola colpa di essersi opposti al ricatto del vecchio management che, per onore di cronaca, è uscito da questa azienda portando nel proprio bagaglio professionale illeciti finanziari e pessima gestione del personale.
Questa è la mia storia: dopo 17 anni di onorato servizio in questa azienda, passati per buona parte nel settore tecnico e per sei anni nella struttura commerciale, dove i successi mi hanno portato alla partecipazione di tre Compass Club, sono oggetto, insieme alle persone del gruppo di cui faccio parte, di una richiesta di auto rinuncia al 25% delle commissioni spettanti a fronte della formalizzazione di un contratto di una certa rilevanza. Il management di allora, che aveva sempre predicato di volere dei commerciali ricchi con la villa in Costa Smeralda, dice: “visto che guadagnate e guadagnerete tanti soldi, rinunciare a parte dei vostri lauti guadagni non sarà per voi una catastrofe. Comunque, se non volete, nessuno vi obbliga”. Quella che è stata presentata come una libera scelta si è poi dimostrato un boomerang.
Succede che da allora tante sono le difficoltà in cui io e le persone del mio gruppo ci troviamo (mobbing appunto), per aver negato alla direzione di allora, la tangente richiesta.

Succede che le persone del gruppo vengono cacciate (il dirigente) mentre le altre vengono via via messe in condizione di lasciare l’azienda, anche grazie agli incentivi all’uscita proposti dall’azienda dopo la mancata procedura di mobilità che tutti ricordiamo.
Non appena capita l’occasione di una nuova ristrutturazione (FY 2007), mi vengono assegnati di prospect e pochi clienti che fatturano circa 15.000 € l’anno, al posto di quelli che ho sempre seguito da quando sono passato nella struttura commerciale e che rappresentavano, almeno finchè sono rimasti assegnati al mio gruppo, un 10% di tutto il fatturato di CA Italia.
Non mi perdo d’animo e seppure con una quota di budget assegnata a dir poco proibitiva in rapporto alla zona, cerco di andare alla scoperta dei nuovi prospect, facendo violenza alla mia psiche. Lavoro su questa zona in totale autonomia, mancando e i sales delle altre BU ed il relativo Account Manager. Conosco tante nuove persone, alcune cordiali e contente di conoscere per la prima volta CA; altre indifferenti al punto che si fanno negare anche per un primo appuntamento; altre ancora che dichiarano di non voler più niente a che fare con CA.
Finito il lavoro di inventario sulla zona a me assegnata e accertato che, nonostante numerosi interessi riscontrati tra i prospect verso la tecnologia CA, tale zona avrebbe prodotto per l’intero anno fiscale uno 0 assoluto di fatturato, data la mancanza di fondi da destinare a nuovi investimenti.
Succede quindi che nel mese di ottobre 2006 mi permetto di scrivere tale situazione al mio capo, al capo del mio capo ed al responsabile dell’ufficio personale. Tale notifica era, oltre che una dichiarazione basata su dati di fatto, anche una richiesta di aiuto all’azienda per impiegare il tempo rimanente alla fine dell’anno fiscale in modo più proficuo anziché spendere solo soldi in tempo perso, carburante, note spese etc.
Succede che nessuno dei destinatari si degna di rispondermi nonostante i solleciti verbali; tale è la delusione che tutta la mia forza di volontà si sgretola miseramente ed inevitabilmente cado in depressione. Sono costretto ad intensificare le visite e le cure mediche; mi assento dal lavoro per malattia; resto lontano dall’ufficio per cinque lunghi mesi, durante i quali, fatte solo rarissime eccezioni, vengo dimenticato non solo dal management ma anche dalla quasi totalità dei colleghi.
Succede che nel mese di maggio scorso, senza nessun tipo di preavviso, mentre ero alla scadenza dell’ennesimo certificato di malattia (accertata da ben due ASL romane), mi viene recapitata una raccomandata dell’azienda dove dopo venti anni ed un mese di servizio, CA mi da il benservito, licenziandomi.
Certo che la mia storia sia stata poco pubblicizzata o raccontata male, prego le RSA di pubblicare integralmente la mia versione dei fatti, nella speranza che restino un caso più unico che raro.
Lascio con amarezza e delusione CA, ma ringrazio Computer Associates, la società che ho scelto venti anni fa e che tanti come me hanno contribuito a fare grande.

domenica, giugno 03, 2007

Pensioni. Serve la mobilitazione dei lavoratori

Damiano: «Chiudiamo entro giugno».
Epifani alza la voce: «C’è molta inquietudine tra i lavoratori. Convocateci»


O.d.g. sulle pensioni, votato ad unanimità, del Comitato Direttivo della Filcams Cgil del Trentino

Il Ministro del Tesoro ha minacciato il sindacato: o accettate i tagli alle pensioni, oppure i tagli ci saranno lo stesso, sulla base di quanto già deciso dal governo Berlusconi.
Il Ministro del Lavoro ha proposto di peggiorare i coefficienti di calcolo delle pensioni per i più giovani e di trasformare lo scalone, cioè l'aumento a 60 anni dell’età pensionistica, previsto dalla legge Maroni per il 1° gennaio 2008, in una serie di “scalini” che però portano allo stesso risultato: 62 anni di età minima per andare in pensione, a partire dal 2014!
Il governo si è impegnato, prima delle elezioni, a superare lo scalone che innalza l’età pensionabile. Con la finanziaria ben 5 miliardi di euro sono stati presi dalle tasche delle lavoratrici e dei lavoratori con l’aumento dei contributi pensionistici.
A questo punto non ci sono scuse: sulle pensioni le lavoratrici e i lavoratori hanno già dato e ora devono solo ricevere. Chiediamo:

  1. la totale abolizione dello scalone, il mantenimento dell’età di pensionamento a 57 anni con 35 di contributi, senza alcun taglio dei coefficienti di calcolo delle pensioni;

  2. il miglioramento delle pensioni più basse e del trattamento pensionistico per le nuove generazioni, che si vedranno le pensioni falcidiate dalla precarietà del lavoro e dal sistema contributivo;

  3. la separazione totale della previdenza dall’assistenza, che deve essere posta a carico delle tasse di tutti i cittadini e non solo dei lavoratori;

  4. la lotta agli sprechi, ai privilegi, a partire da quelli dei politici, al lavoro nero e all’evasione fiscale e contributiva, che sono mezzi concreti e giusti per finanziare il miglioramento del sistema pensionistico.
Il governo cerca di prendere tempo e di trascinare la trattativa per imporre al sindacato un accordo capestro. Bisogna fermare questo disegno e il modo per farlo è lo sciopero generale.
La Filcams Cgil del Trentino avvierà una capillare campagna di assemblee e si attiverà perchè si raccolgano le firme, si pronuncino le lavoratrici e i lavoratori. Il mondo del lavoro non è più disposto ad accettare tagli e sacrifici sulle pensioni e sullo stato sociale.
IL Comitato Direttivo della Filcams Cgil del Trentino
Trento, 23 maggio 2007

Banca Usa guidata da Mario Draghi evase una montagna di tasse?

Un gruppo di istituti di credito ha frodato 4 miliardi al fisco. Poi dicono: rigore, tagli!

Alcune grandi Banche d'affari internazionali negli anni scorsi hanno truffato miliardi di euro al Fisco. Mi pare di capire che hanno truffato circa 4 miliardi di euro. Cifra enorme, più o meno la metà del famoso tesoretto. E la metà di quello che l'ex ministro Maroni aveva pensato di risparmiare, di qui al 2025, con il famoso taglio alle pensioni mediante lo scalone. La notizia è contenuta in un articolo informatissimo e molto ben fatto, pubblicato dall'Espresso. L'articolo però non è titolato benissimo. E' titolato così: "B". Solo una lettera, una insignificante lettera, scritta molto grande, tanto che occupa mezza pagina. "B" sta per banche. Punto e basta. Della vera notizia nessuna traccia. Perché la notizia vera - cioè la più clamorosa - non è che esistono le banche, né che le grandi banche truffavano il fisco italiano in modo così cospicuo da modificare profondamente il Bilancio dello Stato, che già di per se è un notizione, ma la notizia vera è che tra queste banche c'è la Goldman Sachs, e che la Goldman Sachs ha truffato più o meno 600 milioni, e soprattutto che negli anni della grande evasione il vicepresidente e "managing director" (cioè amministratore) della Goldman Sachs si chiamava Mario Draghi. E la notizia più notizie di tutte è che non si tratta di un caso di omonimia, ma che stiamo parlando proprio di Mario Draghi governatore di Bankitalia, l'uomo che ancora l'altro giorno ha chiesto ai politici italiani più rigore, ha detto che vanno tagliate le spese pubbliche, ridotte le pensioni, aumentata l'età pensionabile. E tutto questo per che cosa? Più o meno, sembrerebbe, per recuperare quei 4 miliardi di evasione organizzata dalle grandi banche internazionali e di cui lui porta, evidentemente, una parte della responsabilità. Naturalmente è possibilissimo che la notizia pubblicata dall'Espresso, e ripresa da una interrogazione parlamentare dei senatori Giovanni Russo Spena e Salvatore Bonadonna, non sia vera, o sia inesatta, o sia eccessiva, o che Draghi per qualche motivo, nonostante la sua carica importantissima, fosse stato tenuto all'oscuro della truffa. Saremo i primi a rendergliene atto. Però nei giorni scorsi ho sentito degli strani discorsi su Visco. Mi hanno spiegato che anche se a suo carico non c'è niente di niente, i giudici non lo accusano (mentre hanno accusato formalmente i grandi evasori delle grandi banche) tuttavia per motivi di opportunità politica è stato giusto che facesse un passo indietro e rinunciasse alle deleghe. La Casa delle libertà dice che anche se non ha commesso reati deve essere cacciato dal ministero (rovesciando le sue tesi garantiste, credo giuste, secondo le quali Berlusconi doveva restare al suo posto, e anche Previti, nonostante i molteplici , e forse ingiusti, avvisi di garanzia e rinvii a giudizio). Ma allora mi chiedo: se questo è il metro, cosa aspetta Mario Draghi a fare non uno ma un centinaio di passi indietro? Sennò finisce che cacciamo quelli che snidano gli evasori e ci teniamo quelli che...

di Piero Sansonetti

Su Liberazione del 03/06/2007

sabato, maggio 26, 2007

Tagliato il cuneo fiscale ad Assicurazioni, Aziende e Banche!

Gli industriali sul sito di Tubal
E poi si dice che Prodi non mantiene le promesse.

Peccato che non sapendo come e da chi iniziare ha deciso di farlo in ordine alfabetico, partendo dalla A di Aziende e Assicurazioni e dalla B di Banche...

Lavoratori ed Operai ... aspettate il vostro turno!


Il tesoretto sul sito di Tubal

sabato, maggio 19, 2007

FERIE

Alcuni colleghi hanno chiesto delucidazioni in merito alle modalità con cui l'azienda sta gestendo la questione ferie.
Ufficiosamente si parla di probabile chiusura aziendale (2 settimane ad Agosto + 1 settimana ad inizio Gennaio 2008); fino a questo momento NON c'è stata nessuna comunicazione ufficiale a tale riguardo.
Guardiamo allora la normativa relativa alle ferie:

  • DLGS 66 del 2003; il lavoratore ha diritto ad un periodo annuale minimo di 4 settimane di ferie; il diritto alla fruizione di almeno due settimane di ferie nell'anno di maturazione (le due settimane devono essere consecutive, a richiesta del lavoratore); la possibilità di fruire del restante periodo di due settimane di ferie nei 18 mesi successivi al termine dell'anno di maturazione; la salvaguardia di quanto previsto in materia dall’art.2109 del codice civile e dalla contrattazione collettiva; uno specifico sistema di sanzioni amministrative (articolo 18bis, comma 3, D.Lgs.66/2003, introdotto dall'art. 1, comma 1, lett. f, del D.Lgs.213/2004) in caso di violazione dei predetti vincoli (sono puniti sia la violazione del diritto alla fruizione delle due settimane nell'anno di maturazione, sia il mancato rispetto del periodo massimo di 18 mesi successivi al medesimo anno di maturazione - la sanzione varia da 130 a 780 euro, per ogni lavoratore e per ciascun periodo cui si riferisca la violazione); il divieto di monetizzazione delle 4 settimane di ferie garantite, salvo il caso di risoluzione del rapporto di lavoro.

  • Art. 142 CCNL; Compatibilmente con le esigenze dell’azienda, e tenuto conto di quelle dei lavoratori, è in facoltà del datore di lavoro stabilire il periodo delle ferie dal maggio all’ottobre, eccettuate le aziende fornitrici di apparecchiature frigorifere e di birra, ….. Ferme restando le eccezioni sopra indicate, in deroga a quanto sopra, la determinazione dei turni feriali potrà avvenire anche in periodi diversi dell’anno in accordo tra le parti e mediante programmazione. …….

Premesso che riteniamo giusto che le ferie vengano fatte e non monetizzate, il nostro parere è che:

  1. le ferie maturate devono essere esaurite entro i 18 mesi successivi all’anno di maturazione

  2. l’azienda può legittimamente annunciare una chiusura nel mese di Agosto ma senza accordo tra le parti non può farlo per Gennaio 2008

  3. ad oggi non c’è nessuna comunicazione di chiusura aziendale per cui i singoli lavoratori sono liberi di programmare le loro ferie con le modalità in uso negli scorsi anni

I.V.C.; vogliamo la ... vacanza

Dopo gli approfondimenti del caso abbiamo deciso di segnalare la controversia relativa alla mancata erogazione della I.V.C. (indennità di vacanza contrattuale) alla Commissione paritetica territoriale di conciliazione di EBITER, riservandoci di attivare in un secondo momento una causa formale sulle decisioni dell’azienda.

sabato, maggio 12, 2007

Non è tempo di ... vacanza


Come vediamo la dirigenza non perde occasione per ribadire che, così come negli anni non ha mai voluto dialogare con i lavoratori, anche per il presente (e per il futuro) la sua unica aspettativa sulle relazioni interaziendali è quella di un rapporto di pura subordinazione e di accondiscendenza alle decisioni unilaterali. Si preferiscono le “masse gaudenti di Gardaland”?

Prima di tutto c’è un elemento di metodo: “Bon ton” vorrebbe che a fronte di una richiesta di chiarimento delle RSA perlomeno ci si degnasse di emettere un comunicato aziendale per spiegare le ragioni ed i criteri adottati per il riassorbimento dell’I.V.C. dai superminimi individuali. Ma tant’è, questa dirigenza abbiamo ….
I lavoratori CA, invece, si sono accorti della malefatta solo leggendo il cedolino e, visti i pasticci fatti da CA in questi mesi, a qualche ingenuo è legittimamente sorto il dubbio che l’assenza dell’aumento non fosse una malefatta contro i lavoratori, ma uno dei tanti sbagli degli ultimi mesi (la vicenda “rata auto” insegna)…

Ed invece gli ingenui si devono ricredere. Ma dato che proprio tutti ingenui non siamo, in un contesto nel quale non si è ancora chiusa la vicenda dei 10 colleghi licenziati in tronco (licenziamenti che continuiamo a ritenere in violazione delle norme dello Statuto dei lavoratori), è evidente che questa fastidiosa vicenda dell’assorbimento dell’I.V.C. non può certo finire con una mail.

Come RSA riteniamo che
A) il CCNL non consente l’assorbimento, totale o parziale, degli aumenti retributivi previsti, salvo che il datore di lavoro abbia previsto espressamente l’assorbibilità del superminimo attribuito a titolo di anticipazione di incrementi retributivi, anche futuri, derivanti da leggi, CCNL ed accordi integrativi aziendali, con facoltà di procedere ad assorbimento fino a concorrenza. Questo vale tanto più per l’I.V.C. che costituisce un sistema automatico di indennizzo e opera in una condizione di carenza contrattuale espressamente prevista (e normata) dal precedente accordo del luglio 1993
B) l’I.V.C. non può essere assorbita tutte le volte che il superminimo è attribuito a titolo di merito, ad personam, ovvero per motivi legati alla persona del lavoratore, quale compenso speciale per la prestazione lavorativa svolta
C) in entrambi i casi, del problema se assorbire o meno, si parlerà al momento del rinnovo del CCNL, non ora!

Per questo motivo faremo sapere a breve quali passi saranno intrapresi per avere un parere “terzo” rispetto ai preconcetti aziendali.

mercoledì, maggio 09, 2007

La riduzione costi secondo CA


PENSIONI: una giornata di ordinaria confusione.

Il segretario del Prc, Franco Giordano, ha sottolineato che per avere il via libera di Rifondazione alla riforma della previdenza «bisognerà ripartire dal programma sottoscritto e condiviso da tutti gli alleati dell'Unione, alla base del mandato elettorale»; ha parlato anche di «abbattere integralmente lo scalone introdotto dal governo delle destre» e «Non mettere mano ai coefficienti di trasformazione e garantire che qualsiasi aumento dell'età pensionabile si basi su forme di incentivo e sia del tutto facoltativo».
Grottesco che in soccorso di Padoa Schioppa siano scesi in campo esponenti della destra. Il leghista Roberto Calderoli, «Padoa-Schioppa fa bene a tenere duro, la riforma Maroni serviva a garantire la pensione ai giovani», o Altero Matteoli (An), «Oggi abbiamo assistito all'assalto della sinistra radicale al ministro dell'Economia che viene bocciato, sconfessato sulle pensioni e sul tesoretto e considerato come un intruso nel governo». Plauso da Maurizio Beretta (direttore Confindustria) «non ritiene utile mettere mano alle norme in vigore se questo significa pesare sulla finanza pubblica con maggiori risorse».
Paolo Ferrero, ministro della Solidarietá sociale che proprio mercoledì mattina è tornato a chiedere l'abrogazione delle legge Biagi, ha bocciato l'impostazione scelta all'apertura del confronto coi sindacati «l'abolizione dello scalone era nel programma con cui ci siamo presentati agli elettori. Abbiamo fatto quella promessa anche se sapevamo che era un costo e adesso dobbiamo mettere le risorse necessarie per questa abolizione, non è una richiesta di Rifondazione, è il programma dell'Unione».

MA COSA DICE IL FAMOSO PROGRAMMA DELL’UNIONE?

Per il bene dell’Italia. Programma di Governo 2006-2011
Una previdenza sicura e sostenibile

Dalla proiezione fino al 2050, utilizzata come riferimento per
gli ultimi provvedimenti adottati e nelle procedure di confronto
con gli altri paesi europei, si vede che l'incidenza della
spesa pensionistica italiana sul PIL, inizialmente una delle
più elevate in Europa, risulta tra le più stabili nel tempo, con
una crescita inferiore ai due punti percentuali nella fase
intermedia, quando subito dopo il 2030 si dovrebbe arrivare al
valore più alto, e una successiva contrazione che riporta l'incidenza
della spesa ad un livello leggermente inferiore a quello
attuale. Nello stesso periodo, il rapporto tra spesa per pensioni
e PIL nell’insieme dei paesi europei registra una crescita di
circa tre punti percentuali, con notevoli differenze nel profilo
temporale e nella dimensione delle variazioni per ogni Paese.
La stabilizzazione della spesa pensionistica italiana nell’arco
dei prossimi cinquant’anni, che riavvicina di molto il nostro
paese alla media europea, è determinata dal concorrere di vari
fattori. In particolare, a contrastare il tendenziale effetto
espansivo sulla spesa dovuto all'aumento del tasso di dipendenza
demografica, ci sono in ordine di importanza la restrizione
dei criteri di accesso al pensionamento, l'aumento del tasso di
occupazione ma, soprattutto, la discesa dei "tassi di sostituzione",
cioè del rapporto tra pensione e ultima retribuzione, nelle fasce di età che precedono i 65 anni.
Come indicano dunque le proiezioni, il sistema previdenziale
italiano, con il passaggio al regime contributivo, offre nel
lungo periodo garanzie di sostenibilità finanziaria più solide
rispetto ai sistemi pensionistici di quasi tutti gli altri paesi
europei. Tuttavia, dalle stesse proiezioni emerge un problema
serio, che riguarda l'ammontare futuro dei trattamenti pensionistici rispetto ai redditi da lavoro.

Da ciò discende la necessità di intervenire a favore delle parti
più fragili del sistema, che sono individuabili soprattutto
nelle lavoratrici e nei lavoratori con carriere discontinue e
meno retribuite, oltre che nei pensionati che sopravvivono più a
lungo dopo il pensionamento.
Il governo di centrodestra, pur basandosi su documenti che delineano
il quadro appena esposto, si è mosso solo in direzione
della “sostenibilità finanziaria” del sistema pensionistico,
con misure inique che peggiorano la ”adattabilità” del sistema
stesso, e ha tralasciato ogni azione diretta a rendere in prospettiva
più adeguati i trattamenti.
L’innalzamento rigido dell’età di pensione, che il governo ha
applicato anche al regime contributivo, produce effetti pressoché
nulli sulla sostenibilità finanziaria di lungo periodo,
poiché con questo metodo di calcolo l'onerosità di una pensione
è sostanzialmente identica per ogni età di ritiro nell'intervallo
previsto.
Ancora più importante è il fatto che la flessibilità del sistema
contributivo introdotta dalla riforma "Dini" aiutava anche a
risolvere il problema dei lavoratori in difficoltà a mantenere
un posto fisso di lavoro oltre certe soglie di età. Con la
situazione che si viene a creare, senza adeguati interventi per
favorire la prosecuzione della carriera, molte persone ultracinquantenni rischiano, quando sono estromesse dall'attività
lavorativa, di non avere più un salario e di non avere ancora
diritto alla pensione.
Inoltre, va ricordato che con le precedenti riforme era già
stata raggiunta un mediazione basata sugli anni di anzianità o
sulla combinazione tra anzianità contributiva e soglia di età
che, vista la proiezione di medio termine dei conti della previdenza
non richiede interventi strutturali. L'aumento "a scatto"
dell'età richiesta è anche una misura poco coerente con l’obiettivo
di controllare la spesa, in quanto, da un lato non si spiega
perché fino al 2008 non ci sia necessità di risparmio, mentre
dopo il 2008 questa esigenza assuma una tale urgenza da richiedere il blocco delle uscite di anzianità per tre/cinque anni,
con la possibilità che un’accelerazione delle uscite negli anni
che precedono l’entrata in vigore renda meno efficace e più iniquo il gradino temporale.
Inoltre questa misura determinerebbe
un consistente ostacolo all’ingresso al lavoro per le giovani
generazioni, aggravando ulteriormente la situazione attuale sul
versante del mercato del lavoro.
Anche l'altra misura molto sbandierata dal governo di centrodestra,
cioè l’incentivo per il posticipo del pensionamento (il
cosiddetto "bonus"), si presta a diverse critiche. In particolare,
se calcolato correttamente, il bonus non presenta effettivi
vantaggi se non per chi ha retribuzioni più elevate e che,
con più probabilità, avrebbe comunque continuato a lavorare.
Ciò è confermato dai dati che registrano basse quote di beneficiari
tra le qualifiche inferiori, le donne e le regioni del
mezzogiorno, con in aggiunta un incidenza della misura sui conti
pubblici del tutto modesta.
Nel complesso, a differenza dell’indirizzo perseguito dall’attuale
governo, i maggiori oneri connessi al periodo di transizione
al nuovo regime pensionistico, la cosiddetta "gobba", non
costituiscono un problema particolare, anche tenendo presente
che in una economia in crescita, anche allargandosi la quota di
risorse da indirizzare alle pensioni, il reddito reale procapite
delle persone attive può comunque aumentare.
Sulla base di ciò, noi crediamo necessario intervenire con
misure migliorative e di razionalizzazione dell'esistente.
In particolare puntiamo a:
- ribadire la necessità di attenersi alle linee fondamentali
previste dalla riforma "Dini" che senza altre continue
ipotesi di riforma del sistema pensionistico che minano
la sicurezza sul futuro dei lavoratori - rappresentano
già la principale garanzia di sostenibilità finanziaria
del sistema;
- eliminare l’inaccettabile “gradino” e la riduzione del
numero delle finestre che innalzano bruscamente e in modo
del tutto iniquo l’età pensionabile, come prevede per il
2008 la legge approvata dalla maggioranza di centrodestra;
- affrontare il fenomeno dell'evasione contributiva con
opportuni strumenti di controllo e accertamento, compreso
un aumento di organico degli ispettori del lavoro del
Ministero e degli enti, dai quali verrebbe anche un consistente
aiuto per la lotta al sommerso;
- per compensare la tendenza al ribasso dei trattamenti
pensionistici, intervenire sull’adeguamento delle pensioni
al costo della vita e approntare misure efficaci che
accompagnino verso un graduale e volontario innalzamento
dell'età media di pensionamento.
Con la tendenza all’aumento della vita media e all'interno
di una modifica complessiva del rapporto tra tempo di vita e
tempo di lavoro, l’allungamento graduale della carriera
lavorativa, tenendo conto del diverso grado di usura provocato
dal lavoro, dovrebbe diventare un fatto fisiologico.
Il processo va incentivato in modo efficace, con misure
incisive, che non mettano a rischio l’adeguatezza della
pensione. In particolare, occorre fare leva su meccanismi
di contribuzione figurativa, a cui abbinare incentivi per
le imprese che mantengano nel posto di lavoro le persone
sopra i cinquant’anni.

martedì, maggio 08, 2007



Ancora nessuna risposta dalla Direzione.

p.s.: vi ricordate il link alla CA best place to work del 3 aprile 2007? Beh, è stato sostituito con il link ad una pagina più adeguata ai tempi.

domenica, maggio 06, 2007

Lo SCALONE sul sito di Biani


Pensioni : Giorgio Cremaschi: “Il governo svela le carte, sciopero generale”
“I giornali pubblicano con ampio risalto un’ipotesi del Ministero del Lavoro di aumento fino a 62 anni dell’età pensionabile. Siamo di fronte a un attacco gravissimo alle condizioni e ai diritti dei lavoratori, che non è mitigato dal fatto che il percorso proposto dall’attuale governo sia più lento di quello deciso dal governo Berlusconi.”
“La sostanza è la stessa: si aumenta l’età pensionabile colpendo prima di tutto quelle lavoratrici e quei lavoratori che già oggi non ce la fanno a raggiungere la pensione per lo stress e la fatica delle condizioni del lavoro. Inoltre l’elevazione dell’età pensionabile creerà ancor più lavoro precario per i giovani a cui verranno anche ulteriormente decurtate le pensioni. Infatti, le indiscrezioni della stampa dicono che vi sarà anche il taglio dei coefficienti di calcolo per le pensioni future.”
“Siamo di fronte a una linea che va nella direzione opposta a quanto chiedono i lavoratori. A questo punto, se il governo conferma queste posizioni, non vi è alcuno spazio di negoziato; Cgil, Cisl e Uil devono quindi interrompere il confronto e passare alla mobilitazione, fino allo sciopero generale. Non c’è alcun mandato dai lavoratori per negoziare sulle basi di trattativa che sta proponendo il governo.”

Roma, 4 maggio 2007

------------------------------------------------------------------------------------------

RIUNIONE NAZIONALE R28A IN FILCAMS - 25 Maggio - Bologna
Basta con la moderazione salariale - Basta con la sindrome del Governo "amico"

venerdì, maggio 04, 2007

RICHIESTA SPIEGAZIONI IN MERITO AL CEDOLINO PAGA DI APRILE 2007

Alla c.a. Direzione del Personale

Basiglio, 04 Maggio 2007

OGGETTO: RICHIESTA SPIEGAZIONI IN MERITO AL CEDOLINO PAGA DI APRILE 2007

La presente per chiedere formalmente spiegazioni in merito alla assenza della voce retributiva “Indennità di vacanza contrattuale” nel cedolino paga di Aprile 2007.

In attesa di un sollecito riscontro cogliamo l’occasione per porgere cordiali saluti.
1 maggio 2007
Precari - Tubal
Morti bianche - Gianfalco
Morti bianche - Tubal

giovedì, maggio 03, 2007

CCNL TERZIARIO: AD APRILE SCATTA L’INDENNITÀ DI VACANZA CONTRATTUALE.
MA IN CA NON SI APPLICA?
Con il mese di aprile 2007
le aziende che applicano il C.C.N.L. per i dipendenti da aziende del terziario della distribuzione e dei servizi – Confcommercio dovranno corrispondere ai propri dipendenti l’indennità di vacanza contrattuale.
Tale indennità, in base a quanto previsto dall’accordo tra Governo e parti sociali del 23 luglio 1993, viene pagata quando un contratto collettivo è scaduto da più di tre mesi e non è ancora stato rinnovato.
Il C.C.N.L. per i dipendenti da aziende del terziario della distribuzione e dei servizi – Confcommercio è scaduto il 31 dicembre 2006 per cui, come detto, l’indennità dovrà essere corrisposta dal mese di aprile 2007.
Nella tabella seguente si riportano unicamente i valori dell’I.V.C. da corrispondere mensilmente per il primo periodo di vacanza contrattuale.
Sarà nostra cura, ove non si arrivasse alla conclusione dell’accordo di rinnovo del CCNL entro i prossimi tre mesi, fornire i nuovi ed ulteriori importi dell’I.V.C. da corrispondere a partire dal mese di luglio.
Si ricorda, infine, che tale indennità cesserà di essere corrisposta al momento in cui entrerà in vigore l’aumento dei minimi derivante dal rinnovo del contratto collettivo nazionale.
Per quanto riguarda l’incidenza dell’ indennità ai fini del calcolo degli istituti contrattuali e di legge si ritiene che la stessa debba essere considerata alla stregua degli elementi retributivi presi in considerazione per la sua determinazione (paga base e contingenza).
IMPORTI DA CORRISPONDERE A TITOLO DI INDENNITA’ DI VACANZA CONTRATTUALE A DECORRERE DAL MESE DI APRILE 2007

QUADRI 11,28
I LIVELLO 10,46
II LIVELLO 9,46
III LIVELLO 8,52
IV LIVELLO 7,77
V LIVELLO 7,31
VI LIVELLO 6,87
VII LIVELLO 6,32

Fonte Filcams

Nicola Cappelletti
Filcams-CGIL Milano
cell.3355842008
fax.02700540649
vocal.0230312265
www.filcamsmilano.it/

P.S.: presso l'ufficio HR e presso la RSA, per chi la desiderasse, è disponibile la dichiarazione sulla Privacy rilasciata da Thalia S.R.L. in merito alle informazioni raccolte con gli assessment

lunedì, aprile 30, 2007


Primo Maggio 2007. L’Italia riparte dal lavoro

Si rinnova anche quest’anno il tradizionale appuntamento con il “Concerto del Primo Maggio”, promosso da CGIL, CISL e UIL per celebrare la Festa del Lavoro. “L’Italia riparte dal lavoro” è lo slogan scelto da Cgil, Cisl e Uil per il Primo Maggio 2007. In mattinata, i sindacati svolgeranno una grande manifestazione a Torino, per la quale è prevista la diretta televisiva su Rai Tre dalle 10.45 alle 12.00.

La Festa del Lavoro affonda le sue radici nelle battaglie intraprese dal movimento operaio verso la fine del secolo scorso.
Il primo maggio del 1886, infatti, negli Stati Uniti, la "Federation Trade and Labor Unions" aveva proclamato i primi scioperi ad oltranza per chiedere di sancire contrattualmente l'orario lavorativo di otto ore. Le agitazioni riguardarono circa 400 mila lavoratori dei diversi stati dell'Unione e provocarono scontri con la polizia, come avvenne il 4 maggio a Chicago, dove al termine di una grande manifestazione con oltre 80 mila persone una vera e propria battaglia causò 11 morti ed un centinaio di feriti.
La decisione di organizzare una manifestazione a data fissa per ridurre legalmente la giornata di lavoro fu presa però solo tre anni più tardi, il 14 luglio 1889, approvando all'unanimità una mozione presentata dai delegati francese e statunitense al Congresso della Seconda Internazionale.
In Europa la prima celebrazione della Festa del Lavoro si ebbe quindi nel 1890, con esclusione dell'Italia dove l'allora presidente del Consiglio, Francesco Crispi, impartì ordini severi ai prefetti di reprimere sul nascere qualsiasi manifestazione di piazza.
Nel nostro paese la prima commemorazione della Festa del Lavoro si tenne l'anno successivo, il primo maggio del 1891, in un clima tutt'altro che tranquillo, tanto che a Roma, in scontri tra polizia e dimostranti, ci furono due morti e decine di feriti.
Dal 1891 fino all'avvento del fascismo il primo maggio coincise con le celebrazioni della Festa dei Lavoratori, ma dall'ambito sindacale dell'orario di lavoro le rivendicazioni si estesero al terreno dei diritti civili e a quello della politica internazionale del Paese.
Dopo l'ottobre del 1922 Mussolini decise di abolire le celebrazioni del primo maggio e stabilì la data del 21 aprile (Natale di Roma) per festeggiare "il lavoro italiano e non quello inteso in senso astratto e universale".
Durante il ventennio di regime fascista, tuttavia, in molte grandi città le commemorazioni proseguirono, sia pure in modo clandestino. Nel 1945, con la Liberazione, il primo maggio tornò a coincidere con la festa del lavoro.
Delle celebrazioni in epoca repubblicana resta memorabile per la sua tragicità quella del 1947 a Portella della Ginestra, nelle campagne del palermitano, dove durante una manifestazione di braccianti i banditi di Salvatore Giuliano spararono sulla folla uccidendo 11 persone.
Negli anni successivi le celebrazioni del primo maggio si intrecciano con le vicende interne alle confederazioni sindacali e agli svilupi della situazione politica, sociale ed economica dell'Italia.
Il primo maggio 1990, anno del centenario, CGIL, CISL e UIL organizzano una celebrazione a Milano, nell'area degli ex stabilimenti Ansaldo, alla quale partecipa, per la prima volta nella storia della Festa del Lavoro, il Presidente della Repubblica.

-------------------------------




Il 1° Maggio dei precari

Appello Mayday 007

Milano, Porta Ticinese - ore 15.00.

Ci rivolgiamo
Ai precari e alle precarie, ai lavoratori e alle lavoratrici. Ai nativi ed ai migranti, uomini e donne. Ai contorsionisti della flessibilità, alle equilibriste del quotidiano. Ai cocoprecarizzati, alle interinali, alle false partite IVA, ai precari a tempo indeterminato e ai garantiti chissà fino a quando. Agli studenti, ai ricercatori, alle ricercatrici ed alle precarie della formazione e dell'informazione. A tutti/e quelli/e che cercano reddito e salario, a tutti/e coloro che pretendono diritti.

Let's Mayday

Per la settima volta la Milano precaria grida Mayday !
L'urlo che sette anni fa ha squarciato il silenzio imbarazzato dei media, e di ogni istituzione, di destra come di sinistra, che avvolgeva la questione precaria, si è trasformato oggi in una potente evocazione, in un riferimento unico, in una tappa imprescindibile della politica nazionale.

Ogni Mayday costituisce storia a sé, lo si sa, ma nell'arco del tempo il protagonismo dei precari e delle precarie si è fatto sempre più evidente assumendo una centralità che si è emancipata dall'intermediazione di sindacati, partiti e centri sociali. Nell'anno che ha ribadito l'inaffidabilità dei partiti "radicali" e lo smarrimento del movimento, precari e precarie hanno trovato modi e tempi per auto-organizzarsi nella rappresentazione di piazza e nell'evoluzione del percorso che unisce una Mayday all'altra.

La Mayday 007 parla di conflitto

Da sempre siamo convinti che la precarietà costituisca un elemento di crisi non solo nella società, ma anche nei movimenti sociali, politici e sindacali che cercano di attraversarla e cambiarla. E la Mayday ha dimostrato proprio questo. Chi vuole agire contro la precarietà non può non fare i conti con i meccanismi che la generano. La precarizzazione è un fenomeno complesso, un mix micidiale di atomizzazione, ricatto e consenso.
Il crescente protagonismo dei precari è il frutto di un percorso che ha saputo, partendo dalla narrazione collettiva, generare un processo virtuoso che ha sostituito l'azione visibile, ma molte volte estemporanea, che ha preceduto molti primi maggio, in un'accumulazione continua di volontà, talenti e passioni che a loro volta hanno generato sempre maggiore partecipazione. La radicalità risiede nelle relazioni, si diceva due anni fa. La radicalità oggi, lo ribadiamo, sta nella capacità di tradurre le frustrazioni, l'isolamento e i ricatti che i precari vivono quotidianamente su un piano nuovo dove la delusione verso l'in/civiltà delle imprese si trasformi in complicità fra i precari e nel quale si sappia rinnovare il conflitto per fare fronte allo spiazzamento in cui la precarietà ci immerge.

La Mayday 007 parla di rivendicazioni

Pensiamo che la tutela del contratto a tempo indeterminato per chi vive una reale subordinazione siano ancora un riferimento importante per le rivendicazioni dei precari e delle precarie, ma siamo convinti che la struttura sociale, caratterizzata da questa forma di "stabilità", non possa più riprodursi oggi. La Mayday rivendica la generalizzazione dei diritti e invoca la continuità del reddito come elementi fondamentali per disarmare il ricatto permanente a cui precari e precarie sono sottoposti/e.
Ma è importante fare almeno una precisazione: il governo del centro-sinistra è debole e non vuole cogliere le implicazioni di una diffusione a macchia d'olio della condizione di precarietà. I tavoli sugli ammortizzatori, sulle pensioni e sui nuovi diritti propongono un'articolazione complessa di "soluzioni" che si dirigono verso orizzonti che ci spaventano. La scelta di ammortizzare la precarietà anziché pensare a un insieme di misure, diritti, e tutele tali da rafforzare la posizione dei precari mostra un intendimento preciso: si vogliono tutelare i processi di precarizzazione - e quindi di profitto - attraverso i quali le aziende si stanno arricchendo, ammorbidendone tuttalpiù gli effetti più nefasti. Si vuole curare il sintomo senza preoccuparsi del male, sperando che il malato se ne dimentichi. La continuità del reddito invocata dalle decine di migliaia di partecipanti alle Mayday Parade di questi anni, può tradursi in un'opportunità, anziché in una ennesima catena, se consente ai precari di scegliere, di rifiutare i lavori peggiori, e quindi, implicitamente, di confliggere per migliorare le proprie condizioni. Ogni altra proposta definisce una traslazione della precarietà, ma non certo una diminuzione della sua intensità. Poco importa se siamo precari nella vita per i ricatti del mercato del lavoro o se lo siamo per i ricatti combinati di quest'ultimo e di un welfare che ci inchioda al dovere del lavoro a qualunque costo.

Dal conflitto al reddito passando per i cinque assi della precarietà

Sappiamo bene anche che la precarietà parte dal lavoro per permeare nel sociale ovvero nell'insieme di gesti, relazioni e scelte che ognuno di noi compie giorno per giorno, per necessità, per volontà, per sensibilità o per costrizione. In questo senso i cinque assi della precarietà rappresentano perfettamente l'orizzonte a cui guardare. La casa, oramai diritto proibito non solo per i precari, gli affetti, la formazione, l'accesso ai saperi e ad una mobilità libera, gratuita e compatibile con il nostro ambiente vitale, rimangono campi di intervento e conflitto fondamentali, che nelle diverse declinazioni incontrano ed attraversano da sempre la Mayday. Così come le tematiche dell'antiproibizionismo e dell'autoderminazione sulle quali il governo, che subisce l'offensiva clericale, si è dimostrato senza il carattere necessario per mantenere le promesse fatte.
L'autoderminazione di sé, dei propri piaceri/desideri e la giusta pretesa di controllo sul proprio corpo sono istanze che non accettano inter/mediazione e vanno rivendicate attraverso la cospirazione dei soggetti.

La Mayday 007 parla di diritti, cittadinanza e nuove civiltà

Le campagne securitarie, i richiami all'ordine e alla legalità, la bossi-fini e i CPT costituiscono un perno fondamentale con cui si ricatta una parte importantissima del tessuto sociale: i migranti. Il vincolo tra lavoro e diritti di cittadinanza è una gravissima forma di barbarie e di ingiustizia che umilia ed esaspera le differenze, rendendo sempre più difficile la tanto millantata integrazione. I migranti oggi sono l'espressione più evidente di cosa significa precarietà di vita, e di come la fame di profitto delle imprese, bisognose di manodopera, non conosca limiti: il loro diritto al reddito, alla casa, alla salute, all'istruzione è, per legge, sotto il controllo delle imprese. E sempre attraverso la richiesta legalità, viene loro impedito di emanciparsi da questo giogo, come avviene in Lombardia per i proprietari del phone center, che dall'oggi al domani dovrebbero perdere la loro unica fonte di reddito e tornare alle ricerca di un contratto di lavoro.

La precarietà non si esprime in maniera omogenea, ma è l'esercizio premeditato di diverse strategie che colpiscono le molteplici parti del corpo sociale dividendole e compartimentandole. Il neoliberismo ha bisogno dello scontro di civiltà. L'unico scontro che ci interessa è quello che contrappone due intendimenti differenti sul modo per costruire una società differente: la strada dei diritti o la via della legalità. Ognuno scelga ora senza ambiguità, la propria priorità; quale dei due termini costituisce la leva principale attraverso la quale muovere il proprio impegno e determinare le proprie visioni. Per noi resta chiaro che la legalità è sempre iniqua e che la conquista dei diritti sociali passa attraverso l'esercizio del conflitto. A Milano dove il disagio, la rabbia, l'esclusione crescono di giorno in giorno assumendo via via forme sempre più incontrollabili, l'amministrazione contrappone la pretesa che tutto ciò non sporchi o non occupi i marciapiedi del consumo o le strade dello shopping. Questa spudorata equiparazione ci è lontana nella maniera più assoluta. E' necessario affermare i diritti di cittadinanza, abolire i CPT, cancellare la Bossi-Fini e tutte le leggi discriminatorie.

La Mayday 007 parla d'Europa

Anche quest'anno la Mayday attraversa le città europee perché l'Europa è lo spazio pubblico da costruire come ambito sociale e conflittuale per superare la condizione precaria. L'Europa che ci immaginiamo è molto diversa da quella monetaria che l'ipocrisia del nuovo millennio ha partorito. All'interno di essa vogliamo proporre una nuova politica di welfare, che fissi criteri sociali uniformi per nativi e migranti, riduzione delle tipologie contrattuali atipiche, fissazione di un salario minimo orario che prescinda dalla condizione lavorativa e garanzia di continuità di reddito per tutti e tutte.
L'EuroMayDay è oggi uno dei processi costituenti della nuova idea di Europa, radicale, libera sociale e sostenibile.

Mayday Mayday
1° maggio 007
Milano, Porta Ticinese - ore 15.00

Milano, 28 aprile 2007

da www.euromayday.org


martedì, aprile 24, 2007

COMUNICATO FINALE ASSEMBLEA DEL 23 APRILE 2007

L’assemblea generale dei lavoratori di CA prende atto della dichiarata volontà della Direzione Aziendale di addivenire ad accordi extra-giudiziari con i 10 colleghi licenziati in tronco a fine marzo 2007 e della contestuale chiusura nel valutare soluzioni riorganizzative che siano alternative alla strada intrapresa.

Questa presa d’atto non implica nessuna condivisione del percorso intrapreso unilateralmente dall’Azienda che anzi è fermamente condannato sia per le modalità con cui è stato attuato che per il merito delle figure che sono state individuate.

L’assemblea, nel ribadire il proprio sostegno ai lavoratori licenziati (che continuiamo a ritenere anche dal punto di vista tecnico una sostanziale violazione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, oltre che dal punto di vista delle relazioni inter-aziendali una svalutazione inaccettabile della dignità individuale e del valore intrinseco in ogni mansione aziendale)

AUSPICA

Che la vertenza avviata determini il reintegro al proprio posto di lavoro dei colleghi licenziati

CONFERMA

lo stato di agitazione a tempo indeterminato con la sospensione di tutte le prestazioni straordinarie

PROCLAMA

Uno sciopero da tenersi nella data in cui si svolgerà la prima udienza per il reintegro con eventuali iniziative pubbliche.

LE RSA AZIENDALI

Approvata con 23 voti favorevoli, 6 astenuti e 2 contrari.

Dopo il termine dell'assemblea, alcuni colleghi hanno proposto alla RSA di valutare la possibilità di una raccolta fondi per pagare delle inserzioni pubblicitarie che denuncino i licenziamenti individuali, anche per andare oltre la tipica forma di protesta dello sciopero e rilanciare su basi nuove il confronto con l'Azienda.

venerdì, aprile 20, 2007

Operativo il numero verde di Fondo EST

Per chiedere informazioni si può chiamare il

numero verde 800.0166.48
Dal 1 Aprile 2007, attraverso il numero verde, sarà possibile svolgere tutte le attività di informazione tecnico-medica ed anche prenotare prestazioni sanitarie presso le strutture convenzionate (vedi Piano Sanitario).

Il Fondo EST è il Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa per i dipendenti delle aziende del commercio, del Turismo e dei Servizi nato per seguire il dettato del CCNL del Terziario e del Turismo sottoscritti dalle Associazioni delle Aziende CONFCOMMERCIO, FIPE e FIAVET e dai Sindacati dei Lavoratori FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL e UILTUCS UIL.Si ricorda che l'iscrizione al fondo EST è obbligatoria per tutti i lavoratori a tempo indeterminato del Terziario e che i costi sono integralmente a carico dei datori di lavoro.

Nel sito del fondo sono dettagliate le coperture e le modalità di rimborso.
Approfondimenti:

Cliccare qui per il Fondo Est

Cliccare qui per il Blog dei Delegati Filcams

Cliccare qui per la Filcams-CGIL Lombardia

mercoledì, aprile 18, 2007

SICUREZZA

Biani - Scendo in campus
Apicella - Liberazione del 14 Aprile 2007
Biani - La paura

Assemblea Nazionale Rete 28 Aprile

Milano, 21 Aprile 2007 - Camera del Lavoro

venerdì, aprile 13, 2007

AVVISO – SPOSTATA A LUNEDÌ 23 L’ASSEMBLEA GENERALE

Si informano i colleghi che è stato concordato un incontro tra il responsabile HR, la RSA ed il funzionario di zona della FILCAMS per il pomeriggio di mercoledì 18 Aprile.
Pertanto l' assemblea generale viene posticipata a

LUNEDÌ 23 APRILE 2007
alle ore 16.00
presso il locale mensa
Per Roma sarà chiesta la videoconferenza

Computer Associates

Licenziamenti individuali

Spettabile direttore, succede che non è più sufficiente la messa in mobilità o licenziamento collettivo secondo la 223. Succede che una multinazionale del software (la Computer Associates, con sedi a Milano Basiglio e Roma) possa licenziare in tronco, senza alcun minimo preavviso e in modo discriminante alcuni dipendenti avvalendosi della legge n.604/1966 per giustificato motivo oggettivo nell’ottica della riduzione dei costi. Parliamo di licenziamenti individuali, “pratica” normalmente svolta nelle aziende con meno di 15 dipendenti. Che altro aggiungere se non interrogarsi su quali siano, oggi, le reali garanzie di ogni lavoratore sul proprio posto di lavoro? E lo Statuto dei lavoratori ha ancora un senso o, come è successo alla Enron, basta essere “antipatici” al datore di lavoro o avere la disgrazia, aggiungo, di essere dei cinquantenni, magari anche con moglie e figli a carico per essere “cacciati” da un’azienda per un mero conteggio di costi a scapito dei vari criteri di anzianità anagrafica, servizio aziendale, eccetera eccetera?Non è possibile che il libero arbitrio di pochi possa danneggiare il futuro di chi ha lavorato onestamente per tutta una vita.
Marco Saya uno dei licenziati
e delegato Filcams-Cgil, via e-mail

martedì, aprile 10, 2007

da Il Giorno di domenica 1 Aprile 2007
Dieci licenziati in tronco
L'azienda di Basiglio è in crisi da un'anno



venerdì, aprile 06, 2007

SCELTE SBAGLIATE E CONFRONTI NEGATI:
MANIFESTAZIONE DI CGIL CISL UIL CONTRO LA GIUNTA REGIONALE GIOVEDÌ 12 APRILE 2007

concentramento alle ore 9,30 in Piazzale Lagosta e corteo fino a Piazzale Duca D’Aosta

Cgil Cisl e Uil della Lombardia organizzano per giovedì 12 aprile una manifestazione per protestare contro le scelte della Giunta Formigoni, in particolare nel campo delle politiche sanitarie, sociali e del lavoro.
La Regione, senza alcun confronto con le forze sociali, nell’agosto scorso ha aumentato i ticket sanitari sulle visite specialistiche da 16 a 23 euro per la prima, e da 12 a 19 per le successive. A quelli regionali - che erano già più alti di quelli che si pagano nel resto d’Italia - si è aggiunto poi il ticket nazionale di 10 euro.Inoltre, nei giorni scorsi ha aggravato ulteriormente la situazione a carico dei cittadini prevedendo il pagamento dei ticket sulle prestazioni ambulatoriali in area generale e geriatrica anche negli Istituti di riabilitazione prima esclusi.
E’ evidente, anche da queste scelte, la volontà della Giunta regionale di trasferire quote sempre maggiori di spesa sanitaria sulle spalle dei cittadini, per sostenere un sistema sanitario sempre più costoso.
Continuando poi a sottrarsi all’obbligo di legge di coprire le spese sanitarie sostenute per l’assistenza agli anziani ricoverati all’interno delle Rsa, la Regione determina l’aumento delle rette, scaricando sugli anziani e sulle loro famiglie oneri insostenibili.
Inoltre la proposta di riorganizzazione della rete dei servizi sociali fatta dalla Giunta Formigoni vanifica norme nazionali della Legge 328/2000, non riconosce i principi di universalità dei diritti dei cittadini lombardi in campo sociale, rende più faticoso l’accesso ai servizi per le persone più fragili e punta sostanzialmente a regolamentare un sistema di offerta, in un’ottica di mercato semi protetto.Nei mesi scorsi Cgil Cisl Uil hanno presentato a Formigoni una piattaforma, con richieste precise per politiche sociali e del lavoro più eque su tre temi cruciali: non autosufficienza, casa e tutela dei lavoratori atipici.
In particolare si è sollecitata la Giunta a scelte precise per la costituzione del Fondo per la non autosufficienza, per il sostegno alle famiglie nella cura di disabili ed anziani; finora non abbiamo registrato alcuna disponibilità a confrontarsi sulle modalità attuative, neppure dopo la scelta della Finanziaria 2007 di stanziare risorse a tal fine.
E’ urgente l’assunzione da parte della Regione di impegni precisi per lo stanziamento di risorse per nuove case popolari e politiche di sostegno al costo degli affitti per migranti, studenti e nuove generazioni.L’altra richiesta riguarda l’attivazione di politiche di tutela contro la precarietà e l’incertezza, per quei giovani che entrano nel mercato del lavoro dalla strettoia dei contratti atipici.
Su questi temi chiediamo a Formigoni e alla sua Giunta risposte adeguate e l’apertura immediata di un confronto con le Organizzazioni Sindacali.

Sesto San Giovanni 5 aprile 2007

giovedì, aprile 05, 2007

COMUNICATO FINALE ASSEMBLEA DEL 4 APRILE 2007

L’assemblea generale dei lavoratori di CA nel ribadire la denuncia di assenza di relazioni sindacali tra Azienda e le rappresentanze dei lavoratori, considerato che
  • la CA si conferma essere un’azienda solida ed altamente profittevole
  • la CA dice di voler svolgere la propria azione nel mercato con uno spirito etico
ESPRIME
una ferma condanna per il licenziamento in tronco di 2 dirigenti e di 8 lavoratori; rappresenta loro la più sincera solidarietà e, guardando ai contenuti degli atti ed alle modalità con cui sono stati adottati, li ritiene vittime di una palese violazione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori se solo si considera che a fronte di identici ruoli e professionalità, alcuni lavoratori sono stati licenziati ed altri confermati nelle loro mansioni, facendoli oggetto di quella che può essere considerata una vera e propria discriminazione oggettiva.

DENUNCIA
Che l’adozione di questa nuova “modalità” di gestione dei problemi organizzativi aziendali apre la porta alla inevitabile ripetizione, nel breve periodo, di ulteriori licenziamenti discriminatori ed illegittimi nei reparti oggetto di ristrutturazione (la forza vendite in primo luogo; ma tutti i reparti aziendali sono potenzialmente nelle stesse condizioni).

Ciò premesso l’assemblea, nel ribadire la priorità di garantire il mantenimento dei posti di lavoro e di salvaguardare il valore e la dignità che è insita in ogni mansione aziendale, consapevole che l’azienda è fermamente decisa a ristrutturare il suo modello organizzativo per fare fronte alle esigenze che il mercato dell’IT quotidianamente ci propone

  • conferma lo stato di agitazione a tempo indeterminato con la sospensione di tutte le prestazioni straordinarie
  • chiede alla Direzione il ritiro dei licenziamenti con il contestuale reintegro dei colleghi oggetto di discriminazione, da attuarsi entro il 18 Aprile 2007, quale condizione per iniziare ad attivare quel confronto tra azienda e lavoratori che fino ad oggi è mancato e che permette di affrontare in modo condiviso le difficoltà dell’azienda stessa
  • si riconvoca per una nuova assemblea generale, da tenersi in data 18 Aprile 2007, per valutare le evoluzioni della situazione ed adottare le ulteriori azioni di lotta nel caso in cui non sia stata registrata una evoluzione positiva

LE RSA AZIENDALI

Approvato all’unanimità con un voto di astensione.

martedì, aprile 03, 2007

Senza parole

Alcuni buoni motivi per lavorare in CA
Computer Associates licenzia
CA makes cuts in European offices in restructuring

Chi vuole prendere la parola può invece utilizzare il nuovo sito dedicato alla discussione delle vicende aziendali.

sabato, marzo 31, 2007

Mercoledì 4 Aprile assemblea generale

Mercoledì 04 Aprile, dalle ore 15,30 alle 17.30, è convocata l’assemblea generale dei lavoratori CA (sala mensa a Milano, videoconferenza a Roma) con il seguente ordine del giorno:
  • Verifica situazione sui licenziamenti individuali
  • Definizione azioni da intraprendere
Sono stati invitati i funzionari sindacali di CGIL, CISL e UIL.
Tutti i lavoratori sono invitati a partecipare.

Le RSA aziendali






Comunicato Stampa




Licenziamenti individuali in Computer Associates: oggi sciopero nazionale

Senza alcun preavviso nel pomeriggio del 28 marzo 2007 la direzione di Computer Associates(280 dipendenti, settore del software per la gestione delle risorse informatiche per le imprese, con sedi a Milano Basiglio e Roma) ha notificato a 10 lavoratori, fra cui un delegato sindacale Filcams-CGIL,il licenziamento individuale “in tronco”.
Immediata la protesta dei lavoratori e del sindacato che hanno proclamato per oggi uno sciopero nazionale del gruppo con manifestazioni davanti alle sedi di Roma e Milano,oltre al blocco degli straordinari.
Nei prossimi giorni si svilupperanno ulteriori iniziative sindacali.
I licenziamenti sono stati formalmente contestati ed impugnati.
L’assemblea dei lavoratori è convocata per il 4 aprile.

Nicola Cappelletti
Filcams-CGIL di Milano
30 Marzo 2007

giovedì, marzo 29, 2007

VENERDÌ 30 MARZO sciopero generale DALLE 09.00 ALLE 11.00

Sono cambiati i vertici nazionali di CA e CA Holding … e sono peggiorante le relazioni sindacali tra Azienda e lavoratori.

Senza il preventivo coinvolgimento delle rappresentanze sindacali e dei singoli lavoratori interessati ai provvedimenti, con l’oggettivo atteggiamento di chi costantemente è abituato a calpestare la dignità dei lavoratori, sono state inviate 10 lettere di licenziamento individuale (6 a Milano e 4 a Roma) “per giustificato motivo oggettivo”.

Il numero di provvedimenti adottati dall’azienda, le giustificazioni presenti nelle stesse, ci danno validi argomenti per procedere alle cause legali, cause che il sindacato è impegnato a sostenere e coordinare legalmente. Si proclama lo stato di agitazione a tempo indeterminato con:

  • VENERDÌ 30 MARZO UN PRIMO SCIOPERO DI DUE ORE, DALLE 09.00 ALLE 11.00 (concentramento agli ingressi di Milano e Roma per discutere della situazione e decidere sulle prossime iniziative di lotta)
  • SOSPENSIONE DI TUTTE LE PRESTAZIONI STRAORDINARIE

Le RSA aziendali